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La sicurezza di chi?  

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L’aria che si respira nelle piazze italiane nei confronti delle forze dell’ordine e del governo è pessima, soprattutto perché la Sinistra continua a sversarvi benzina e, prima o poi, qualche esaltato imbecille vi lascerà cadere un fiammifero sotto forma di azioni irresponsabili che nessuno vuole mettere in conto

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Parlare di “giustizia” in un Paese dove la Magistratura condanna a tre anni di reclusione un Carabiniere, che mentre era in servizio ha sparato e ucciso un delinquente che aveva appena piantato un cacciavite nella pancia di un suo collega, è un vuoto esercizio retorico. Ma se discettare di giustizia alla nostra latitudine è soltanto un esercizio, parlare di sicurezza è addirittura una presa in giro, perdurando una situazione che crediamo non abbia eguali in nessun’altra parte del mondo, neppure nello Stato del Vaticano le cui leggi si vogliono ispirate da quella brava persona di Domineddio.

Per ridurre la situazione ai minimi termini, il quadro è questo: in Italia un delinquente gode di mille garanzie, una persona perbene di nessuna! Possibile? Certo che è possibile, d’altronde una tale assurdità è sotto gli occhi di tutti, basta andare a dare un’occhiata alla cronaca quotidiana. Si pensi che soltanto sabato scorso, nei paraggi della stazione Termini di Roma, alcuni immigrati nordafricani hanno ridotto in fin di vita un funzionario governativo e picchiato a sangue un rider per rapinarlo. E parliamo di uno dei posti che dovrebbe essere tra i più vigilati e sicuri al mondo trattandosi della principale stazione ferroviaria della capitale d’Italia e, pensate, della cristianità. L’altro aspetto del problema, che in nome del politically correct non si vuol vedere, è che gli immigrati irregolari che sciamano per il nostro Paese provengono in prevalenza da posti dove vige la legge della savana, dove le donne non contano niente e di democrazia manco a parlarne: ma allora sono dei feroci selvaggi? Mica lo abbiamo scritto, l’avete pensato voi che leggete…

Sta di fatto che gli stranieri presenti nel nostro Paese sono il 9% della popolazione totale (dato Istat) e, tuttavia, commettono il 34% dei reati complessivi con una spiccata predilezione per la violenza sessuale che, secondo il Ministero degli Interni, incide nella misura del 44%. Senza parlare delle maggiori città italiane che, ormai, sono ostaggio di gruppi giovanili per la maggior parte nordafricani, ma anche dell’Est Europa e italiani i quali, alla luce del giorno, vi esercitano lo spaccio della droga quando non dediti a commettere i reati cosiddetti predatori che, poi, sono quelli che maggiormente angustiano il cittadino medio perché lo colpiscono molto da vicino. D’altronde, avendo fatto entrare nel nostro Paese all’incirca sei milioni di persone, per la maggior parte irregolari e senza arte né parte, bisognava metterlo in conto un tale disastro sociale e temiamo che il peggio debba ancora arrivare se non si correrà ai ripari. Una situazione mirabilmente disegnata da Roberto Arditti: «L’Italia di oggi è il frutto avvelenato di decenni di retorica pro-immigrazione elevata a dogma morale, di una narrazione che ha dipinto l’accoglienza indiscriminata come una virtù assoluta e la sicurezza come una colpa».

E puntare l’indice accusatorio contro gli autori di tutto questo non è difficile perché essi sono prevalentemente tre: la Sinistra, la Magistratura, il Quirinale. La Sinistra, perché le più grandi infornate di irregolari sono avvenute durante i suoi governi e con la sua complicità; la Magistratura, perché, debordando dal suo ruolo istituzionale già abbastanza compromesso dalla lottizzazione delle cariche e dalla politicizzazione, inclina a utilizzare l’immigrazione clandestina e le espulsioni come clave contro i governi di centrodestra, specialmente contro il governo attualmente in carica perché ne sta predisponendo la riforma in Costituzione. Accenniamo soltanto al suo martellante contrasto strumentale del rimpatrio dei clandestini (alcuni dei quali rivelatisi dei pericolosi fiancheggiatori di Hamas) ed ai Cpr in Albania.

Tra i responsabili del disastro sociale di cui sopra abbiamo messo anche gli inquilini del Quirinale perché, da Oscar Luigi Scalfaro in poi, essi non hanno esercitato correttamente il ruolo che assegna loro l’articolo 87 della Costituzione, ovvero di garanti, un potere neutro perché super partes e, quindi, con l’obbligo di vigilare non soltanto sull’operato dei governi, ma anche sulle scorribande contro di essi di un ordine autonomo e indipendente come la magistratura. E non è un’omissione da poco considerando che il capo dello Stato lo è anche del Consiglio Superiore della Magistratura.

Questa è, oggi, l’oggettiva situazione nella quale è costretto a muoversi il governo di Centrodestra in carica segnatamente al deterioramento dell’ordine pubblico, della sicurezza e dell’immigrazione clandestina, che n’è la principale causa e, purtuttavia, non ne apprezziamo l’incedere a riguardo. Prima il Decreto Caivano, poi il decreto legge 159/2025 meglio noto come il “Decreto Sicurezza”, e adesso si pensa già ad una normativa che introduca una stretta sulla vendita di coltelli ai minori, per contrastare la criminalità delle baby gang o dei cosiddetti maranza che di coltelli fanno largo uso. A parte il fatto che, come sosteneva Platone, l’eccessiva proliferazione delle leggi sta ad indicare soltanto il fallimento di un sistema politico, ci domandiamo a che cosa servirebbe un tal decreto, posto che per dotarsi di un coltello basta aprire il cassetto della cucina dove di solito è conservata la posateria. Allora si proibirà anche la vendita dei coltelli da cucina? E dopo i coltelli con i quali affettiamo i cocomeri si proscriverà anche la vendita delle forchette, stante che con una di esse in mano si può anche uccidere una persona? Ridicolo il solo pensarlo, vero?

Più che ridicolo è drammatico, perché a questi velleitarismi legislativi si affianca spesso qualche improvvida iniziativa di alte figure istituzionali… il 23 febbraio di un anno fa Mattarella cazziò le forze di Polizia che, a Pisa, per impedire che dei ragazzi facinorosi sfondassero un posto di blocco durante un corteo non autorizzato, dovettero ricorrere ai manganelli in dotazione. Eppure, per tutta una serie di contingenze internazionali che potrebbero scaricare immigrati a valanga nel nostro Paese, sarebbe proprio questo il momento per rispristinare l’ordine pubblico e la fiducia dei cittadini nella legge, soprattutto per salvare la credibilità dello Stato in un momento in cui lo Stato medesimo è l’unico che può tenerci al riparo da quelle aggressioni di sistema che sono così sottili e diversificate, che quando una mattina di queste ci sveglieremo schiavi dei nuovi padroni del vapore come i tecno-magnati neppure ce ne accorgeremo.

V’è un altro aspetto del problema che pochi colgono e che, secondo noi, è il più pericoloso in assoluto: le forze dell’ordine sono stanche e demotivate e, prima o poi, scenderanno esse per prime in piazza, perché stufe di fare il punching ball di un sistema politico che non vuol guardare in faccia la realtà. Peraltro, il clima che sulle piazze si respira nei loro confronti è immotivatamente pessimo, soprattutto perché la Sinistra continua a sversarvi benzina e, prima o poi, qualche imbecille esaltato vi lascerà cadere il fiammifero sotto forma di un’azione irresponsabile contro le forze dell’ordine.

Smettiamola, quindi, di sfornare decreti sicurezza a getto continuo e, piuttosto, autorizziamo – questo sì con una legge ad hoc – le forze di Polizia a utilizzare quando occorre i taser, i manganelli (sennò perché cazzo glieli abbiamo dati!) e, in estrema ratio, le armi da fuoco senza per questo andare a finire sotto inchiesta o, peggio, in galera per il solo fatto di essersi difesi. E poi, vogliamo concludere con una confessione sincera: meglio un delinquente in meno in circolazione, che un bravo figlio di mamma al cimitero soltanto perché si è trovato al posto sbagliato nel momento sbagliato.

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