LOADING

Type to search

Ultima Ora Uncategorized

 Crans-Montana: dove erano gli adulti?

Share
Pur nell’ambito di una sobria narrazione giornalistica, riesce difficile mantenersi neutrali nei confronti di chi la sera di San Silvestro, tra privati ed enti pubblici svizzeri, per soldi od omissioni, ha moralmente infilato centinaia di ragazzini in uno scantinato, in una trappola mortale con una sola uscita praticabile

*****

Ai morti della strage avvenuta nella notte di Capodanno nel bar-discoteca “Le Constellation” di Crans-Montana, in Svizzera, che ha provocato 40 vittime tra gli adolescenti presenti e 116 feriti complessivi, va il mio rimpianto di padre e di nonno, soprattutto quando mi soffermo sui nomi e l’età dei ragazzi: Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Achille Barosi e Chiara Costanzo di sedici anni, Sofia Prosperi di quindici, Emanuele Galeppini di diciassette anni. Purtuttavia, non inveirò contro chi la sera di San Silvestro, tra privati ed enti pubblici svizzeri omissivi se non peggio, con la promessa di un fine anno “da adulti”, per soldi, ha moralmente infilato centinaia di ragazzini in uno scantinato, in una trappola mortale con una sola uscita praticabile. Ciò non perché inclino al facile perdono (tutt’altro!), ma soltanto per non innescare una fuorviante polemica intorno al fatto che, e lo dico con molta chiarezza, non riesco a farmi una ragione del fatto che la legge terrena ed anche quella divina abbiano potuto permettere una tale ecatombe di ragazzini che avevano il diritto di vivere tanti anni ancora e, chissà, magari migliorarla un po’ questa bacata umanità.

La rabbia contro il fisico e il metafisico, a stento tenuta a freno dentro di me, si è tramutata in una lancinante fitta di dolore fisico quando ho visto, sui media, le foto dei ragazzi morti abbruciati od asfissiati in quel maledetto bar. Per carità, non sono un seguace di Cesare Lombroso che pensava di poter individuare pregi e difetti delle persone attraverso i loro tratti somatici, ma i volti acqua e sapone di quegli adolescenti mi parlavano di qualcosa che, in tempi di bulli e di maranza, avevo dimenticato che potesse ancora esistere tra i ragazzi: la normalità!

Forse a non essere normali siamo proprio noi, i cosiddetti adulti, sempre più impreparati ed irresponsabili di fronte all’evolversi della condizione umana, i cui meccanismi, variabili e molto complessi, non siamo più in grado di gestire, figuriamoci insegnare ai ragazzi a farlo. Nel locale di Crans-Montana, dov’è avvenuta la tragedia immagino un proprietario, dei baristi, dei camerieri, un direttore di sala, forse perfino un addetto alla sicurezza… però a morire bruciati sono stati i ragazzi, mica gli addetti ai lavori. Anzi, pare che la proprietaria del locale sia scappata fuori con l’unica preoccupazione di portare la cassa con sè. Senza parlare di quegli adulti che sui social disquisivano sul fatto che, sotto sotto, i morti se la sono cercata perché provenivano da ceti benestanti. E questo che diavolo c’entra! Sicché, gli unici che hanno tentato di fare qualcosa di solido sono stati dei ragazzini che hanno provato a spegnere le fiamme con le loro giacche.

Che cosa aggiungere, se non che i ragazzi di “Le Constellation” di Crans-Montana, i morti e i vivi, erano certamente meglio degli adulti … Giovanni, Riccardo, Achille, Chiara, Sofia, Emanuele: dalle inenarrabili altezze dove vi trovate adesso perdonateci. Se potete.

Potrebbe interessarti anche Somos todos americanos…

Tags:
Previous Article