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Alla ricerca di un re travicello da eleggere

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Al contrario degli americani, noi continuiamo ad eleggere i re Travicello che, con le buone o con il ricatto economico, ci impone il politicamente corretto del sistema europeo per continuare a farne parte, oppure arriva la damnatio memoriae per coloro che osano metterla in discussione

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Un po’ per partigianeria, un po’ per scientifica malafede, noi italiani cerchiamo di spiegare l’America con i nostri criteri di valutazione politica, in virtù dei quali pensiamo che Donald Trump sia una specie di rutto della storia, senza considerare che egli si trova alla Casa Bianca perché, per la seconda volta in dieci anni, ve l’ha mandato la maggioranza del suo popolo.  Possiamo dire la stessa cosa di molti dei personaggi che hanno occupato Palazzo Chigi negli ultimi anni e scompaginato i nostri risparmi, le nostre proprietà, la Sanità e la Scuola, col primario scopo di reperire i miliardi per finanziare quell’accoglienza indiscriminata che sta facendo a pezzi il nostro Welfare, le nostre città, la nostra sicurezza, il nostro debito pubblico e il nostro vivere civile? Di questi tragici figuri (alcuni dei quali neppure eletti), ricordiamo qualcuno: Giuliano Amato, Mario Monti, Matteo Renzi, Giuseppe Conte e Mario Draghi, che adesso ritroviamo tutti nel cosiddetto campo largo. Ecco, una siffatta conculcazione della volontà del popolo in America, per gli ordinamenti americani e per la mentalità degli americani, provocherebbe la rivoluzione armata a dir poco.

Eppure è da quando Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti che la Sinistra italiana ed europea, alla testa delle loro Sturm truppen nelle televisioni, nei social e nella carta stampata ci fanno le palle come due mongolfiere con previsioni, sondaggi ad ore e pseudo-analisi che, a loro dire, anticipavano la catastrofe politica del Tycoon nelle elezioni di midterm che si stanno tenendo in queste ore. Costoro, però, dimenticano che, al di là dei numeri che verranno fuori, il presidente degli Stati Uniti ha la facoltà di porre il veto sulle leggi votate dal Congresso anche se questo dovesse divenire a maggioranza democratica come essi prevedono e sperano.

Di certo non consideriamo Donald Trump il miglior presidente che abbia avuto l’America negli ultimi anni (esattamente come Bush junior, Obama e Biden), anche se un interrogativo ci punge: cosa cazzo avrà mai fatto questo presidente per essere così odiato fin dalla sua comparsa sulla scena politica? E la risposta, secondo noi, è abbastanza semplice: ha fatto senza guanti, perfino brutalmente talvolta, quello che non hanno saputo fare i suoi predecessori in un momento in cui la situazione generale richiede un nuovo ordine mondiale (qualcuno ha auspicato addirittura una nuova Yalta) e, soprattutto, si è mosso mettendo sempre al primo posto l’interesse del suo Paese, come ben sintetizza lo slogan che porta scritto perfino sul cappellino rosso: “Make America Great Again”. Ma la cosa più orrenda per l’establishment globale è il fatto che Trump ha dimostrato che si può governare un grande Paese secondo il mandato conferito dagli elettori, fottendosene del perbenismo di facciata dell’UE, della Chiesa e dell’ONU dove (giusto per fare un esempio della sua credibilità) quest’ultima ha costruito una narrazione dei fatti Gaza mutuandola dai comunicati e dai numeri forniti dai terroristi di Hamas.

Una delle accuse che soprattutto in queste ore stanno lanciando contro Trump è che, attaccando l’Iran, bloccando lo Stretto di Hormuz, egli avrebbe messo in crisi il sistema mondiale di approvvigionamento del petrolio. Il che è vero, anche se pochi hanno detto quale era la reale posta in gioco: la distruzione della capacità atomica di fanatici che vorrebbero la cancellazione dalla faccia della terra di un Paese democratico (Israele) e ridurre il mondo come lo vedeva Maometto nell’ottavo secolo dopo Cristo, rendendo ancora più incerto il futuro dei nostri figli e nipoti. Figuriamoci, poi, ammettere che, almeno con l’Iran degli ayatollah, la sua strategia sta funzionando visto che, proprio in queste ore, il presidente moderato Pezeshkian ha potuto fare un annuncio che è anche la sconfitta dell’ala oltranzista dei Guardiani della Rivoluzione: «Dalla Guida suprema Khamenei alcuni poteri al governo per trattare con gli USA».

Tutto ciò mentre noi continuiamo ad eleggere i re Travicello che, con le buone o col ricatto economico, ci impone il politicamente corretto del sistema europeo per continuare a farne dolorosamente parte, oppure la damnatio memoriae per coloro che osano discostarsene.  Un esempio lampante e recente? Grazie ai media allineati, in questi giorni pochi si sono accorti che in Bulgaria la filorussa Iliana Yotova è stata eletta per la seconda volta, a schiacciante maggioranza, alla presidenza della repubblica, battendo con amplissimo vantaggio il candidato filoeuropeista Andrey Gyurov che come l’UE, è invece filo-ucraino.

E nel bene e nel male l’America è un’altra cosa. Che Trump vinca o perda queste elezioni. Peraltro, la ridefinizione dei distretti elettorali e la polarizzazione che n’è seguita hanno comportato che, sia i democratici, sia i repubblicani oggi sono in grado di tenere saldamente in mano i loro seggi. Infatti, al contrario di quelli italiani, gli analisti americani stimano che solo una cinquantina dei 435 seggi della Camera dei Rappresentanti siano realmente in bilico e quant’anche tali seggi passassero tutti ai democratici, si tratterebbe di una vittoria tattica, non strategica. Ciò perché una tale maggioranza darebbe loro il controllo della Camera, ma poco margine di manovra per contrastare le future decisioni di Trump. Mentre una loro maggioranza al Senato non è per niente scontata.Ma tra poche ore incominceremo a capire come realmente butta in America tra Democratici e Repubblicani.

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