Articolo 5: tentazione senza fine
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Non sempre è stato facile azzeccare le previsioni parlando di quell’oggetto misterioso che è Putin e la Russia sotto di lui purtuttavia oggi è ragionevole pensare che andando a proporre per la pace in Ucraina il succo dell’articolo di un trattato risalente al 1882 non sia proprio un esempio di lungimiranza da parte dei nostri leader in preda, ormai, a una crisi d’infantilizzazione politica
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Si ha la sconcertante sensazione che i nostri politici, in buona compagnia dei loro omologhi europei, ogni tanto s’innamorino di qualche parola, di qualche concetto, di qualche evento storico del passato, poi, come i bambini in fase di svezzamento, lo ripetono e lo propongono all’infinito senza costrutto, senza neppure sapere di che cavolo stanno parlando. È già avvenuto – a proposito della guerra in Ucraina – che essi continuassero a blaterare per mesi di armi difensive e offensive, senza riuscire a realizzare che questa differenza, in realtà, non esiste perché la stessa arma può diventare offensiva o difensiva a seconda del suo impiego.
A proposito della guerra in Ucraina, il nuovo innamoramento semantico (specialmente da parte della nostra premier) è per l’articolo 5 del Trattato del Nord Atlantico – Nato, da applicarsi eventualmente come garanzia di sicurezza per l’Ucraina, che però non entrerebbe in quell’alleanza militare, nel caso Trump facesse il miracolo di far sedere allo stesso tavolo Putin e Zelensky. Ebbene, anche in questo caso sospettiamo che i propugnatori di questa sorta di ombrello protettivo per l’Ucraina, conferendole uno status/non status di “protetta” della Nato, in realtà non abbiano letto bene il citato articolo che, ridotto ai minimi termini, dice che “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti…”.

A parte che troviamo singolare il fatto che, per tutelare la sovranità di un Paese, si tiri in ballo l’articolo di un trattato militare da applicarsi in maniera unilaterale perché il beneficiario non lo può sottoscrivere se vuole intavolare trattative di pace con l’aggressore che vede la Nato (espansa a Est) come una minaccia per la sua sicurezza. E che cosa succederebbe se dopo un’iniziativa del genere riprendessero le ostilità? In ossequio ai disposti del suddetto articolo invieremmo anche i nostri reparti corazzati nelle pianure ucraine a dar manforte agli assaliti? E nel caso facessimo tale fesseria, non dovremmo mettere in conto che, per inevitabile reazione, Putin potrebbe fare arrivare qualche missile ipersonico tra le chiappe di noi italiani? A riguardo, Giorgia Meloni dovrebbe risolvere al più presto una contraddizione insita nella sua proposta di mettere Kiev sotto l’ombrello dell’articolo 5 e, allo stesso tempo, essere contraria all’invio di una forza d’interposizione europea per vigilare sul rispetto di futuri accordi. Domanda: come lo difendi, allora, il rispetto di tali accordi senza una forza militare in loco, senza gli scarponi dei soldati sul terreno?
E, poi, smettiamola d’inseguire chimere come il riproporre, per la quarta volta in tre secoli differenti, questo cazzo di articolo 5 che ha avuto una sua ragione d’essere fino a quando il mondo è rimasto diviso in due blocchi di alleanze politiche e militari, quando era chiara l’appartenenza di tutti noi: con i russi o con gli americani! Si tratta, peraltro, di un articolo preso pari pari dal trattato della Triplice Alleanza che l’Italia sottoscrisse con Austria e Germania nel 1882. Anche la sostanza di quell’articolo prevedeva che le nazioni contraenti “…s’impegnano fin d’ora, in ogni caso di partecipazione a una guerra, a non concludere né armistizio, né pace, né trattato che di comune accordo tra loro”. Salvo, poi, che noi italiani disattendemmo tale articolo nel 1915 andando a dichiarare guerra sia all’Austria che alla Germania, tecnicamente nostre alleate. Il risultato fu: effimere conquiste territoriali, settecentomila morti, altrettanti feriti, il Paese ridotto ancora più in miseria e la porta spalancata al fascismo.

Ma siccome, a noi, la storia pur contandola a millenni non ha mai insegnato niente, ripetemmo un’altra volta l’errore del secolo prima quando, nel 1939, sottoscrivemmo il Patto d’Acciaio con la Germania nazista, inserendovi un’altra volta l’articolo 5 preso dal trattato della Triplice Alleanza: “Le parti contraenti si obbligano fin da ora, nel caso di una guerra condotta insieme, a non concludere armistizi o pace se non in pieno accordo fra di loro”. Dopo l’armistizio che Pietro Badoglio, poche ore prima di scappare assieme al re, aveva combinato con gli angloamericani all’insaputa dei suoi alleati tedeschi l’8 settembre del 1943, disattese un’altra volta l’articolo 5 senza peraltro aver denunciato il patto del 1939 e dichiarato guerra alla Germania. Fu così che le nostre forze armate e la popolazione civile finirono in balia dei nazisti che, in quanto “traditori” dal loro punto di vista, ne fecero carne da macello.

Ritornando al presente, per proteggere l’Ucraina da eventuali (e possibili) ritorni di fiamma di Putin, si dovrebbe fare l’unica cosa che i russi aborriscono, che gli europei non sono in grado di fare e che gli americani non vogliono fare: inviare in Ucraina una forza d’interposizione a stelle e strisce perché, solo in quel caso, il potenziale aggressore e il “dissuasore” sarebbero paritetici, nel senso che Putin prima di ordinare il fuoco sugli americani ci penserebbe parecchie volte. Temiamo, invece, che l’inconsistenza dell’Europa e la politica del piede in casa perseguita da Trump lo stiano incoraggiando a mirare non soltanto all’Ucraina, ma anche agli altri Paesi dell’ex Patto di Varsavia… chissà perché, ma nel futuro dell’Ucraina vediamo, nella migliore delle ipotesi, una nuova finlandizzazione.
E con sti chiari di luna, andando a proporre per la pace il succo dell’articolo di un trattato italo-austro-tedesco risalente al 1882 da parte di un gruppo di leader europei (che non sono stati capaci neppure di autodefinirsi coalition of the willing senza andare a rubare tale espressione a quell’altro genio di George Bush junior), non sia proprio un esempio di determinazione politica che possa, almeno in qualche misura, impensierire lo zar del Cremlino. Tutto questo, però, dovrebbe impensierire noi che, per non aver saputo interpretare i mutamenti degli scenari geopolitici e per esserci ciecamente affidati e fidati di un’Europa che alla prova del nove si è dimostrata fragile, velleitaria e superata dagli eventi, non siamo mai stati così esposti e indifesi dal 1945.
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