E che può mai andare storto a Ranucci
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Se il conduttore di Report prima poteva sperare di entrare alla grande in politica grazie all’aura di martire, di vittima presunta del governo di destra, adesso che, nella migliore ipotesi per lui, sembra essere stato vittima soltanto della propria fessaggine-megalomania, ne ha addirittura titolo
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Il faccendiere Valter Lavitola dal carcere di Rebibbia ha confessato agli inquirenti della Procura di Roma di essere il mandante della bomba fatta esplodere (tramite il suo braccio destro Gomes Tavares scappato in Camerun) fuori l’abitazione di Pomezia del suo amico, il giornalista Sigfrido Ranucci, noto, incaponito ariete del governo con il programma-inchiesta Report. Ebbene, per quanto il procedimento penale sia ancora nella fase preliminare noi – magari prendendo una vistosa cantonata – un’idea di come potrebbe andare a finire tutta la faccenda ce la siamo fatta. Prima di dirvela, però, dobbiamo sottolineare punti sospetti e interrogativi:
- Il responsabile della Procura di Roma che indaga è il Procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi, quello che rappresentò l’accusa nel processo a carico di Matteo Salvini per il caso Open Arms e che per l’affaire internazionale Almasri inviò un avviso di garanzia a mezzo governo in carica, a partire da Giorgia Meloni. Qualcuno, nella circostanza, disse che la sua fu una ripicca contro il governo, che gli aveva tolto i voli di Stato perché non in possesso dei requisiti per goderne.
- Alle cene presso il ristorante romano “Cefalù” di Valter Lavitola partecipavano anche il direttore de la Repubblica (quotidiano di opposizione al governo), Stefano Cappellini, e l’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, un antico comunista e tutt’ora fan dichiarato di Elly Schlein.
Sorvolando sul fatto che non si capisce come un giornalista televisivo d’inchiesta, un moralizzatore quale si picca di essere Ranucci, potesse essere, per sua stessa ammissione, amico fraterno di un arnese della fatta di Lavitola, ai suddetti due punti, facciamo seguire anche tre domande:
- Perché per fatti accaduti servizio, e ancora da chiarire, un agente di polizia viene – in un lampo! – iscritto nel registro degli indagati, mentre Sigfrido Ranucci non è stato neppure ancora sentito dagli inquirenti in questo gran casino che lo vede coinvolto?
- Visto la loro lunga militanza di segugi della notizia, possibile che neppure i due suddetti direttori conoscessero il pedigree di Valter Lavitola e se ne stessero alla larga, se non altro per opportunità?
- Perché neppure Mieli e Cappellini sono stati sentiti dagli inquirenti come persone informate dei fatti?
Visto quanto sopra, secondo noi, esistono tutte le premesse affinché l’intera faccenda finisca così: Valter Lavitola beccherà una lieve condanna, Tavares se ne resterà in Africa e Ranucci, grazie agli inquirenti che non gli hanno chiesto neppure la sua data di nascita, andrà a reinserirsi nel probabile progetto di Valterino Lavitola, ovvero guadagnarsi un posto in politica. E se prima poteva sperarvi per l’aura di martire, di vittima presunta del governo di destra, adesso che (nella migliore ipotesi per lui) sembra essere stato vittima soltanto della propria fessaggine-megalomania, ne ha addirittura titolo stante i galloni di campione della faziosità guadagnati in Rai e la desolante caratura del Parlamento italiano che lo accoglierà a braccia aperte magari in Avs, dove Bonelli e Fratoianni sono dei veri maghi a portarsi in casa il peggio del peggio.
P.S. Per poter recuperare comunque Ranucci, i soliti noti della politica e dei media hanno già tirato in ballo un complotto dei servizi segreti traviati, o della massoneria, o della mafia? Così, per sapere.
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