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Il retto del ratto

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La Sinistra non sa più come fare per battere nelle urne un centrodestra che governa sotto la guida di una donna che, pur trovandosi a capo di una mediocre compagine eccetto due o tre figure di ottimo livello, sta amministrando al meglio possibile il Paese perché mangia pane e politica da quando aveva appena quindici anni

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A Napoli, quando nel corso di un contrasto si vuole esortare qualcuno a mettere pace e non, invece, ad alimentare i contrasti, si usa dire “Nun mettere ‘o ppepe nculo ‘a zoccola, che tradotto letteralmente significa non mettere il pepe nel culo del ratto. Questo colorito, ma efficace modo di dire deriva dal ricordo di un tentativo fatto dai napoletani di liberarsi di quegli odiosi animali durante un’epidemia di peste, che come si sa è provocata da un loro parassita. Il tentativo consistette nel fatto che essi catturarono alcuni grossi ratti ai quali introdussero dei grani di pepe nel sedere che poi ricucirono, sperando che le bestie, una volta liberate, impazzissero a tal punto dal dolore da far strage dei loro simili nelle fogne. Lo stratagemma non funzionò, ma il detto è rimasto e, purtroppo, è rimasta anche la tendenza di quei politici che, in mancanza di programmi, di conoscenze e di cultura politica puntano tutto sull’attizzamento di liti e contrasti invece di rimuoverne le cause in nome del superiore obiettivo (che dovrebbe essere comune a tutti) dell’avanzamento sociale, economico e democratico del Paese.

Al tempo della cosiddetta prima Repubblica, dove gli zoccoloni in politica non difettavano di certo, si privilegiava la trattativa, la mediazione serrata che, è vero, a volte si trasformava in collusione, ma anche in progresso, in riforme condivise e pace sociale. Poi, accadde che la Magistratura (uno dei problemi insoluti di questo Paese…) ordì il progetto di “bonificare” la politica italiana, il che poteva avere anche una sua ragione d’essere, ma il guaio fu che essa lo fece a senso unico, azzerando soltanto le formazioni politiche che si contrapponevano al Partito Comunista e suoi derivati, i quali ne uscirono per questo pressoché intonsi. Fu così che con “Mani pulite” prese forma quell’irriducibile alleanza tra i gratificati e i gratificanti che dura tutt’oggi. Infatti, grazie a qualche scandaletto o ad un’inchiesta della magistratura sempre puntuale sotto elezioni e a qualche crisi economica internazionale di contorno, la Sinistra è stata al governo fino al 2022, anche se non vince un’elezione politica da vent’anni.

Ma, ahilei, il supporto della Magistratura (preterintenzionale o intenzionale che sia), i media collaterali e qualche aiutino di troppo del Quirinale, alla fine non le hanno giovato, perché il gioco troppo facile le ha fatto dimenticare come si guadagna il consenso sul terreno e come allevare una classe dirigente che sappia andare oltre gli slogan ripetuti a pappagallo. Sicché, adesso, la Sinistra non sa più come fare per battere nelle urne un centrodestra che sta governando al meglio possibile il Paese sotto la guida di una donna che, pur trovandosi a capo di una mediocre compagine eccetto due o tre figure di ottimo livello, sta mangiando pane e politica da quando aveva quindici anni. Con tali presupposti, era pressoché fatale che il maggior partito della Sinistra, il Pd, si desse una segretaria “all’altezza” come Elly Schlein che quando parla – come sostiene Flavio Briatore – ci vorrebbero i sottotitoli perché non si capisce un cazzo di ciò che dice.

 Di questo limite, e di tanti altri, deve essersi accorta anche la diretta interessata e allora ecco il geniale trittico operativo per rimediare in modo facile alla sua inadeguatezza: mentire, sputtanare, agitare. Insomma, “…mettere ‘o ppepe nculo ‘a zoccola” in modo continuo. Come dire taroccare dati e verità pur di fare incazzare la gente, sputtanare il Paese all’estero pur di colpire il governo; agitare le piazze a ogni piè sospinto magari in compagnia di Conte e del conductor della Cgil Landini che si starà anche guadagnando un posto in Parlamento tra le fila della Sinistra, ma ha ucciso il suo sindacato.

Sicché, una volta il grido di battaglia è per la manovra economica del governo ancor prima di essere scritta, una volta per i tagli alla Sanità che non ci sono stati se non quando governavano loro, una volta è per il pericolo fascista che non esiste e se esiste è quello rosso, l’altra è per la difesa del para-terrorista di Hamas in Italia, Hannoun, un altro ancora è per la difesa di quella mammoletta di Maduro. Non ci stupiremmo se, in questi giorni, la Sinistra dovesse scendere in piazza assieme ai Cinque Stelle  anche per difendere Khamenei. Chissà, forse uno psichiatra riuscirebbe anche a spiegarlo, ma noi proprio non riusciamo a capire perché la Sinistra italiana ha un debole per delinquenti e dittatori.

Questo, però, a meno di un anno dalle elezioni politiche del 2027, non è fare un’opposizione progettuale, non è avere in testa una diversa idea di Paese da proporre agli elettori, ma soltanto criminale voglia di sfascio e di terremoto sociale sulle cui macerie piantare, eventualmente, la bandiera rossa, come se con le macerie si potesse costruire qualcosa di buono per gli italiani in un momento di disordine globale armato. È soltanto il subdolo tentativo di agitare le piazze interne e le categorie produttive che, in verità, non sono proprio al top in Europa, ma è innegabile che oggi esse stanno meglio messe di quando governava la Sinistra. E in un universo reale è questo che conta nelle urne, perciò confidiamo che al prossimo appuntamento elettorale nazionale, gli elettori decideranno in massa di non essere i topi col pepe nel culo di Elly Schlein e, con meditato discernimento, sceglieranno se farsi governare ancora da una veterana della politica, o affidarsi alla segretaria del Pd, brava soltanto a ballare sui carri dei gay pride e a dire un sacco di fesserie ogni volta che apre la bocca.

(La copertina è di Donato Tesauro)

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