Dove vanno le promesse
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Un aforisma al giorno toglie il medico di torno


Nei confronti della politica, noi esseri civilizzati ci comportiamo come quei mariti che con la moglie non vorrebbero più vivere e senza di essa si sentirebbero perduti. E sì, perché in realtà la maggior parte di noi della politica non si fida affatto, ma vi soggiace perché deve mandare i figli a scuola, perché ha necessità di lavorare per mangiare, perché anela a vivere in una società ordinata e sicura che soltanto un’organizzazione politica come lo Stato può assicurargli.
Una tale spiegazione può sembrare eccessivamente banalizzante di un argomento – l’equilibrio tra Stato, diritti e doveri – sul quale si sono misurati centinaia di filosofi, di giuristi e rinnovatori ma, gratta gratta, queste sono le tre fondamentali ragioni per le quali i cittadini sopportano la politica e accettano lo Stato che ne deriva con le sue leggi. Il resto è filosofia. Purtroppo per i cittadini, la politica si alimenta anche, quando non soprattutto, di demagogia perché è incline a promettere, promettere senza alcun ritegno, ben sapendo di stare a mentire agli amministrati i quali, a loro volta, fanno finta di crederle. Almeno fino a quando regge il perverso status quo conservativo che si viene a creare tra le irrealizzate promesse e la loro (apparente) ininfluenza sulla vita dei cittadini interessati.
Evidentemente, quella delle iperboli sulla politica è sempre stata la norma a ogni latitudine, se anche l’ex segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Nikita Kruscev, amava ripetere che i politici sono capaci di promettere la costruzione di un ponte anche dove non c’è l’acqua. Il tragico è che i politici, per dare un segnale di “concretezza” ai cittadini, qualche volta il ponte dove non c’è l’acqua lo costruiscono davvero! E, metaforicamente parlando, l’Italia in particolare è piena di ponti di questo tipo.
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