Pinocchio, il candidato del Partito Democratico
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Secondo il Pier Luigi nazionale, i potenziali elettori del suo partito e del campo largo in generale, sono babbei fino al punto che, nonostante l’assenza di programmi e leadership che la sua coalizione comunque non riesce a darsi, voterebbero come premier anche un pezzo di legno, un burattino qualsiasi, insomma
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A agosto scorso: l’ex ministro piddino della salute del secondo governo Conte, Roberto Speranza, dopo aver bocciato le primarie (che pure nacquero per rimarcare la diversità del Pd dagli altri partiti…), ha proposto di bypassarle nominando sur-le-champ un candidato premier simbolico, preso a caso tra i diciottenni del partito, o nell’Anpi. Come dire che, dopo aver preso per il culo gli elettori d’area con una candidatura-simbolo dichiaratamente al di sopra dei personalismi di questi giorni, l’obiettivo di partenza, in realtà, rimarrebbe quello di votare uno dei big. Geniale, no?
Non più tardi di una ventina di giorni fa, l’eurodeputato e presidente del Pd, Stefano Bonaccini (diploma di scuola media superiore…), ha affermato che i proletari delle periferie sono ignoranti, brutti e cattivi perché votano la Destra. Insomma, non si è sforzato neppure un po’ per ingraziarseli e farli tornare a dar sostegno al partito che fu dei lavoratori. Ma dubitiamo che Bonaccini – al quale se togli la barba senatoriale e gli occhialoni da intellettuale organico non resta molto – al momento si fosse reso conto della cazzata che andava dicendo.
Qualche settimana fa, nel corso di un’intervista trasmessa dal programma di Rete Quattro “Realpolitik”, l’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, riferendosi alle prossime elezioni politiche, ha dichiarato che «contro la Meloni vince pure un candidato di legno». Nel convincimento, evidentemente, che i seguaci piddini, oltre a essere ignoranti, siano pure fessi, e lo siano fino al punto che – nonostante l’assenza di programmi e di leadership che la sua coalizione comunque non è riuscita ancora a darsi – voterebbero come premier chiunque… anche un pezzo di legno, un burattino qualsiasi, insomma.
Ebbene, se da un lato troviamo stupide e offensive per gli elettori le trovate di questi tre campioni della Sinistra, dall’altro rimaniamo nella convinzione che neppure Pinocchio riuscirebbe a far peggio di loro quando aprono la bocca e le danno fiato. Anche perché il burattino di Collodi, a stemperarne le marachelle, aveva alle spalle la dolce Fata Turchina mentre essi, poverelli, hanno soltanto la Elly dei «…cicli positivi della circolarità uscendo dal modello lineare».
Beh, stante così la situazione, per tenere sotto controllo i suoi non brillanti capataz che continuano a sparare autolesionistiche cazzate, suggeriamo alla segretaria del Pd di riesumare la scuola politica delle Frattocchie del vecchio Pci, al fine di realizzare uno di quei programmi d’indottrinamento coatto e di “riforma del pensiero” che le dittature comuniste dedicavano ai Quadri e ai prigionieri politici per addomesticarli. Tale procedura era nota da noi come “lavaggio del cervello”.
Gliela suggeriamo senza intenti ironici (fare gli ironici con un’accolita di comici non avrebbe senso), perché il suo vero problema non è l’inconsistenza politica, o l’incapacità di portare a termine un discorso di senso compiuto, o di avere in testa qualche ectoplasma di progetto per il governo dell’Italia. Uno dei suoi punti deboli è l’incapacità operativa di quelli che, più mediocri di lei, e non è facile esserlo, sta mandando avanti come arieti contro il Centrodestra perché, per non averne ombra, ha relegato i pezzi da Novanta, le teste pensanti insomma, nelle retrovie del partito.
Il risultato è stato che il mendace/ferace/fallace Giuseppe Conte, che peraltro ha la metà dei consensi del Pd, agli elettori di sinistra appare, ormai, come il nuovo Camillo Benso di Cavour e Elly Schlein poco più di una sciacquetta da collettivo studentesco, peraltro senza idee comprensibili in testa. Perché Conte ha le idee? No, ma è più manovriero di Goffredo Bettini, più cazzaro di Renzi, più assurdo di Ilaria Salis e più populista di Beppe Grillo. Però, Elly è persuasa che vincerà sia le primarie, semmai le faranno, sia la sfida con Giorgia Meloni il prossimo anno.
(Copertina di Donato Tesauro)
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