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Perchè la demagogia è una pistola puntata contro lo Stato

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In fatto di armi l’Italia è un Far West perché, secondo le stime del centro di ricerca svizzero “Small Arms Survey”, vi circolerebbero tra un milione e due milioni di armi illegali, senza contare i coltelli dei maranza. Eppure ogni anno che passa viene reso sempre più difficile alle persone perbene ottenere la concessione del porto d’arma

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A proposito della vicenda del gioielliere Mario Roggero, condannato a quattordici anni di carcere per aver sparato e ucciso i rapinatori della sua gioielleria, ho sentito dire in uno dei tanti talk show, che ormai ci affliggeranno fino a Natale, che in Italia circolano molte armi. Confesso di non ricordare specificatamente chi abbia fatto tale affermazione che – e non credo di svelare una novità – è un pensiero molto diffuso a Sinistra. Ebbene, convengo che non è molto elegante sviscerare un problema partendo da un caso personale ma, essendo il fatto che voglio raccontare emblematico, ritengo valga la pena, per una volta, mettere da parte il bon ton giornalistico. Questi, in estrema sintesi, gli accadimenti.

Dopo quarantadue anni di onorato servizio militare, conclusosi con la mia andata in pensione da Tenente Colonnello, e trentaquattro anni di porto di pistola per difesa personale, pare fosse il 2012, il Vicario della Prefettura di Varese scrisse a me (ma anche ad altri Ufficiali in servizio e in pensione mi risulta) che, per continuare a fruire del porto di pistola, dovevo dimostrare di essere in una situazione di pericolo. Cioè, lungi dal dimostrarmi – lui! – che la situazione sociale e dell’ordine pubblico in provincia di Varese era così idilliaca che non avevo certo bisogno del porto di pistola pur possedendo i requisiti tecnici, fisici e morali per detenerla, caricò sulle mie spalle l’onere della prova.

Devo dire che non fu senza una malcelata punta di educato disprezzo che per iscritto risposi a cotanto funzionario, ricordandogli un fatto accaduto in altra Prefettura: a un pentito di camorra (citai nome e cognome) era stato concesso il porto di pistola e a me che ero una persona perbene lo si voleva togliere! Peraltro, questo titolo va rinnovato ogni anno dietro presentazione del certificato d’idoneità psico-fisica, della situazione di famiglia, del certificato di residenza, della ricevuta delle tasse pagate, del certificato d’idoneità al maneggio delle armi e del parere dei Carabinieri o della Polizia competenti che interrogano anche il casellario giudiziale. Ergo, i detentori di porto di pistola sono i più “radiografati” e sicuri d’Italia.

Sta di fatto che, per continuare a detenere la pistola almeno per uso sportivo, dovetti assoggettarmi all’umiliazione di iscrivermi a un poligono di tiro dove, dopo avermi messo in mano un fuciletto calibro 22 e affidatomi a un “istruttore” che aveva l’età di mio nipote, dietro esborso della quota d’iscrizione mi fu rilasciato un attestato che diceva che ero idoneo al maneggio di arma da fuoco. Ebbene, quando mi vidi mettere in mano quell’attestato da accludere alla pratica di richiesta del porto di pistola per uso sportivo, scoppiai in una irrefrenabile risata al limite della crisi isterica.

A coloro che mi stavano intorno in quel momento e mi guardavano perplessi, evitai di spiegare che, in quasi mezzo secolo di servizio militare, avevo sparato (e insegnato a sparare) con tutte le armi di bordo – cannone compreso – del carro armato M/24, col cacciacarri M/36 e con il carro armato M/47 Patton, oltre che con tutte le armi individuali e di accompagnamento dell’Esercito Italiano, bombe a mano comprese. Senza contare le volte che ero stato direttore di tiro con le armi individuali e di lancio della bomba a mano. Insomma, quel solerte funzionario prefettizio procedette al disarmo di coloro che avevano tutti i titoli e capacità per detenere legalmente un’arma, proprio mentre – stante l’apertura delle frontiere con Schengen – montava il mercato clandestino delle armi provenienti dai Paesi dell’Est, al quale si rifornivano e si riforniscono tutt’oggi e per quattro soldi, le mafie e i piccoli delinquenti. Si realizzava così un altro paradosso tipicamente italiano: le persone perbene venivano disarmate e i delinquenti che, evidentemente non necessitano di porto d’arma, giravano e girano armati, con licenza di entrare nelle nostre case, di minacciare le nostre famiglie e di mettere in ridicolo la credibilità stessa dello Stato legale.

Ciò posto è vero che in Italia circolano molte armi, ma sono per la maggior parte illegalmente detenute. E indovinate un po’ di chi è la colpa? Non certo di quel Vicario della Prefettura di Varese che stava applicando una disposizione impartita dall’alto, da un altro Prefetto che in quel momento sedeva al Viminale come ministro degli interni: Anna Maria Cancellieri, mentre a Palazzo Chigi regnava il pernicioso Mario Monti. E non è vero che se dovessero rilasciarsi porti d’arma alle persone perbene il nostro Paese diventerebbe un Far West… l’Italia è già un Far West e non certo per le persone perbene visto che, secondo le stime del centro di ricerca svizzero “Small Arms Survey”, da noi circolerebbe tra un milione e due milioni di armi illegali. Ma, secondo me, se mettiamo in conto anche i coltelli dei maranza le armi illegali circolanti in Italia sono più di quelle legalmente possedute.  A Napoli, poi, perfino gli adolescenti dei quartieri degradati girano armati di pistola.

Eppure ogni anno viene reso sempre più difficile al cittadino retto – quello che all’occorrenza si schiererebbe a difesa dello Stato – ottenere la concessione del porto di pistola: è come se lo Stato avesse più paura del cittadino armato secondo legge che dei delinquenti armati contro la legge.

Per chiudere col mio caso, l’anno dopo che mi aveva tolto il titolo, la Prefettura di Varese mi convocò per consegnarmi una prestigiosa onorificenza concessa, a mia insaputa peraltro, dal Presidente della Repubblica su proposta della precedente Prefetto. Come dire che la Prefettura da un lato mi riteneva un cittadino talmente probo da segnalarmi motu proprio alla massima assise dello Stato nazionale, dall’altro mi toglieva il porto di pistola: ero o non ero un probo cittadino? E l’organizzazione dello Stato, a livello centrale e periferico, è o non è una barzelletta?

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