La morte del rapinatore è sempre un affare per la sua famiglia
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Il nostro è un Paese dove, ormai, un rapinatore o diventa ricco lui con i proventi della rapina o, nel caso venga ammazzato dal rapinato che si è difeso, si arricchisce la sua famiglia perché la Magistratura, oltre a mandare in galera il danneggiato proprio per essersi difeso, lo condanna pure a versare cifre favolose ai congiunti del delinquente, come fosse l’indennizzo per un incidente sul lavoro
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Da qualche settimana, sotto la spinta delle reazioni emotive suscitate dall’entrata in carcere del gioielliere Mario Roggero reo di aver ucciso due dei tre rapinatori della sua gioielleria, e dalla morte del marocchino Abderrahim Fakir – per cause tutte da verificare – durante una colluttazione con dei poliziotti chiamati da alcuni cittadini di Bologna perché compiva atti inconsulti e pericolosi, una parte della Sinistra italiana sta dando il meglio di sé in quanto ad ipocrisia ed insulsaggine. Infatti, essa capito finalmente che continuare a giustificare col disagio sociale le malefatte degli immigrati fa incazzare gli italiani e porta copiosa truppa a Vannacci, è passata ad attaccare il governo sulla sicurezza e a farsi inedita paladina delle forze dell’ordine. Sì, avete capito bene, adesso la Sinistra si preoccupa per le forze dell’ordine e, più in generale, per la situazione d’instabilità sociale che essa stessa (in buona compagnia di certa magistratura, Chiesa e solita stampa) ha creato in anni di scientifico lassismo e di demagogia in fatto d’immigrazione illegale di soggetti fatti entrare in Italia e poi lasciati in balia di se stessi per le nostre contrade, senza censimento e fuori da ogni controllo. Cito soltanto due episodi di questa incredibile metamorfosi della Sinistra: dopo la devastante guerriglia di Bologna, innescata dalle improvvide dichiarazioni sindaco Lepore qualche ora dopo la morte di Fakir, una guerriglia che ha fatto sessanta feriti tra le forze di polizia, il direttore dell’Unità Piero Sansonetti ha sentenziato che, per risolvere il ribellismo e la violenza che dilagano non soltanto a Bologna ma in tutto il Paese, servono più poliziotti e più addestramento. Sì, lo ha detto proprio lui che continua a dichiararsi comunista, ovvero appartenente a quel comunismo italiano nemico storico delle divise e progenitore delle attuali Sinistre che l’antimilitarismo e l’antistatalismo lo portano scritto nel Dna.

L’altra illuminazione a riguardo ci è venuta dal verde Angelo Bonelli, secondo il quale il governo Meloni avrebbe fallito perché la situazione dell’ordine pubblico in Italia è disastrosa, e diceva questo mentre centinaia d’incappucciati sedicenti No Tav, quindi suoi commilitoni, in nome dell’ambiente stavano dando addosso alla Polizia schierata a protezione dei cantieri di Chiomonte e di San Didero in Val di Susa, ferendone oltre un centinaio con pietre, razzi, spranghe e bombe carta, oltre a fare un milione di danni. Che cosa aggiungere se non che questi sinistri hanno veramente la faccia come il culo, mettendosi a disposizione di chiunque remi contro il Paese reale, dai pro-Pal, ai No-Tav, dai Black bloc ai maranza, pensando di ricavarne vantaggi elettorali.

Ma come, ci domandiamo, dopo aver fatto tutto il possibile per far arrivare irregolarmente nel nostro Paese un’umanità violenta, retrograda, antifemminista e anti-gay proveniente dall’orbe islamico, adesso sti stronzi hanno pure l’impudenza di prendersela col governo Meloni per quello che i loro pupilli stanno facendo del vivere civile e delle nostre città, le quali, ormai, assomigliamo sempre di più a tante Gotham City. E il problema creato dalle sinistre non è soltanto nostro perché, mentre scrivevamo, un furgone è stato lanciato sulle persone riunite in modo festoso al parco Tiergarten di Berlino, al termine di un’allegra giornata caratterizzata dalle celebrazioni del Gay Pride con la solita coda di concerti musicali e di happening vari. Poche ore dopo, in Francia, un uomo ha accoltellato alcune donne perché – così ha dichiarato – glielo aveva ordinato Allah.
Beninteso che nella gestione dei flussi migratori anche questo governo ha la sua piccola parte di colpe perché, nell’affrontare il deterioramento sociale che il fenomeno sta producendo, ha avuto timore di sembrare troppo di destra varando qualche provvedimento speciale come ai tempi delle Brigate Rosse, spalancando così le porte del consenso a Vannacci che, a questo punto, non deve fare altro che porsi a valle del fiume della politica e raccogliere i pesci che gli salteranno in grembo, senza neanche il bisogno di gettare l’amo. Purtroppo, il guaio dei governi conservatori in Italia è stato sempre quello di aver paura di sembrare troppo di destra e, pertanto, hanno sempre fatto le cose giuste nel modo sbagliato, pensando, ad esempio, di poter risolvere i problemi dell’ordine sociale sfornando a raffica decreti sulla sicurezza senza contemperarli, in qualche modo, con la mancanza di carceri, con una magistratura ideologizzata e con le regole d’ingaggio. E questo in un Paese dove, ormai, un rapinatore o diventa ricco lui con i proventi della rapina, o nel caso venga ammazzato dal rapinato arricchisce la propria famiglia, perché la magistratura, oltre a mandare in galera il danneggiato per il fatto di esseri difeso, lo condanna pure ad indennizzare con cifre favolose la famiglia del delinquente. Lo sconcio è nel fatto che non ricordiamo indennizzi così favolosi per le famiglie degli operai (veri!) morti per incidenti sul lavoro. Insomma, soltanto da noi un rapinatore, comunque vada, ci va a guadagnare; un rapinato, comunque vada, ci va a perdere e un agente, qualsiasi cosa faccia per fermare il rapinatore, ci va a rimettere in carriera, denaro e, spesso, la libertà.

Forse il governo Meloni con i soldi e il tempo con i quali ha costruito i due Cpr a Shëngjin e Gjadër, in Albania, avrebbe fatto meglio a edificare almeno un nuovo carcere in Italia, dal momento che in quelle esistenti la percentuale di sovraffollamento ha superato il 138,46%. E, poi, più che fare decreti e decretini, bisognerebbe andare a rivedere l’intero codice penale, in modo da spuntare le unghie a quella parte di Magistratura che si è messa in testa di smantellare la credibilità dello Stato a suon di sentenze assurde. E veniamo alle regole d’ingaggio delle forze dell’ordine: a che cosa servono in concreto i militari armati dell’esercito “esibiti” nelle stazioni ferroviarie e nei punti sensibili delle grandi città se, poi, questi hanno gli stessi poteri di qualsiasi cittadino che si trovi al cospetto di un fatto criminoso, cioè nessuno? Perché non impieghiamo i parà dei Carabinieri e i Baschi Verdi della di Guardia Finanza per ripulire (con le loro regole operative) le nostre città? E giacché ci siamo, al governo in carica vorremmo chiedere anche contezza del premierato e del ponte sullo Stretto che ci aveva promesso, visto che siamo ormai ad un anno dalla fine della legislatura. Senza parlare delle alleanze: Futuro Nazionale di Vannacci rimarrà fuori della prossima coalizione di centrodestra? Il partito Forza Italia si colloca ancora a destra o, eterodiretto dalla zarina di Segrate, si accinge a diventare la costola centrista assieme a Calenda e Renzi del cosiddetto campo largo? Consigliamo ai morotei di Forza Italia e al duce sciocco della Lega di starsene buoni perché Giorgia Meloni, piuttosto che farsi rosolare a fuoco lento dai loro veti, chiuderebbe anticipatamente l’esperienza del governo.

Se ai nostri politici e magistrati è rimasto ancora un po’ di cervello, farebbero bene a smettere di giocare col fuoco e iniziare a remare tutti in direzione di una vera giustizia che, poi, è ciò che vuole la stragrande maggioranza del popolo italiano. Tirare ancora la corda con la politica fatta di slogan, insistere a dare addosso alle forze dell’ordine a prescindere, è da incoscienti perché, continuando così, un giorno temiamo molto vicino gli agenti potrebbero autoconsegnarsi in caserma e nei commissariati, rifiutandosi di scendere a fare le scorte e l’ordine pubblico nelle piazze. E in quel caso, signori della politica e della magistratura, potrete menar vanto di essere riusciti a spolettare un pronunciamiento in bianco.
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