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L’anno vecchio se ne va, quello nuovo peggio sarà

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porcellini approfittatori
Se vogliamo dare almeno un contributo concettuale alla fine della guerra russo-ucraina, smettiamola di illuderci e d’illudere gli altri continuando a blaterare di pace giusta e parliamo, invece, di pace possibile. Non sarà politically correct ma è certamente più realistico e, sopratutto, più onesto

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Che fra tra Donald Trump e Vladimir Putin vi sia una certa sintonia di fondo è ormai innegabile, ma che fossero diventati l’uno il ventriloquo dell’altro lo abbiamo scoperto in questi giorni. Ma facciamo un piccolo passo indietro. Lo scorso mese di marzo, calcando la mano su di un giudizio espresso dal suo vice J.D. Vance che, a proposito dei dazi aveva definito gli europei degli approfittatori, il presidente Trump tenne a precisare che essi sono dei veri e propri parassiti.  Qualche giorno fa Putin, che oltre a non temerla nutre un profondo disprezzo per l’Ue, ne ha definito i vari leader «Porcellini approfittatori» che si accodarono a Joe Biden con la speranza di un crollo della Russia sotto il peso delle sanzioni e degli aiuti europei concessi all’Ucraina.

Questo mentre si è continuato a discutere per mesi del congelamento dei 350 miliardi di dollari di asset russi presenti nelle banche europee da parte dei Paesi del G7 e dalla stessa Unione Europea, con lo scopo di destinarli al finanziamento della ricostruzione dell’Ucraina. La verità non detta è che gli europei, accortisi di essere rimasti col cerino in mano, avevano pensato bene di fare i generosi con i soldi della Russia. Peraltro, nessuno si era domandato su quali basi del diritto internazionale sarebbe avvenuto il congelamento di tali asset. Poi, la marcia indietro scegliendo di finanziare l’Ucraina col debito comune europeo. Anche per queste dilettantistiche fughe in avanti seguite da indecorose marce indietro, il nostro giudizio sull’utilità dell’Europa in questo processo di pace e non soltanto, è irriferibile. E con qualche ragione.

Mentre l’Italia continua a co-finanziare la guerra degli ucraini, i leader della Sinistra e della Destra, sebbene da angolazioni diverse e con obiettivi politici diversi, continuano a parlare di “pace giusta” dimostrando, ove ve ne fosse ancora bisogno, di non capire un cazzo neppure delle poesiole che solitamente imparano a memoria. E sì, dal momento che da quando il mondo è mondo nessun trattato di pace dopo una guerra è mai stato giusto, perché scaturisce sempre da due presupposti che, in condizioni normali, sono inconciliabili col concetto di giustizia: i Paesi forti impongono la pace a quelli deboli! Stop. Questa è la pace che segue a una guerra, ogni altra definizione è ipocrita e fuorviante.

Forse che il duro trattato di pace che i Paesi Alleati imposero all’Italia a Parigi il 10 febbraio 1947 fu giusto? Cedere quasi tutta la Venezia Giulia ai comunisti titini che non ci avevano sconfitti sul campo fu giusto? Cedere porzioni di confine alla Francia (che voleva fottersi anche la Valle d’Aosta), dalla quale neppure eravamo stati battuti, fu giusto? Lasciare i Paesi dell’Est alla mercè di quel boia di Stalin fu giusto? No, fu realismo politico da ambo le parti o, se preferite, fu la chiusura, in perdita per noi, di una drammatica partita che era stata iniziata da Hitler il 1° settembre del 1939, seguito pochi mesi dopo da Mussolini con un esercito da Prima Guerra Mondiale.

Perciò, se vogliamo dare almeno un contributo concettuale alla fine della guerra russo-ucraina, smettiamola di illuderci e d’illudere gli altri continuando a blaterare di “pace giusta” e parliamo, invece, di pace possibile. Non sarà politically correct ma è più realistico.  Bisogna dire che, a riguardo, i leader dei diversi partiti non sono gli unici ad avere le idee confuse (il che è grave) perché, a quanto pare, neppure i vertici istituzionali hanno una linea univoca, realistica e condivisa (il che è gravissimo). Infatti, lo scorso 15 dicembre, mentre il capo del governo Giorgia Meloni al suo arrivo a Berlino per partecipare al summit sull’Ucraina dichiarava di aspettarsi un passo avanti nella trattativa di pace, nelle stesse ore il capo dello Stato sull’argomento faceva fare un passo indietro all’Italia mentre parlava alla conferenza annuale degli ambasciatori. Infatti, in quella sede attaccava con veemenza, e senza sfumature protocollari, la Russia mentre il nostro alleato americano Donald Trump stava adoperandosi – magari alla sua maniera – per la pace.  A riguardo di un tale procedere ci viene in mente un solo oggettivo: cialtroni!

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