Pornhub scuola di sesso?
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Dopo essersi fatti una scorpacciata online di super organi sessuali depilati e in bella vista, di sederoni muliebri al vento e delle più strambe posizioni dell’atto sessuale, i ragazzi cominciano a confondere la “dimensione” con la dolcezza dei preliminari, l’irruenza con il piacere e la ricerca della posizione innovativa con la naturalezza
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Lo storico e giurista Arturo Carlo Jemolo sosteneva che le delusioni militari sono per i popoli l’equivalente di un’umiliazione sessuale, una sorta di svirilizzazione psicologica. Senza nulla togliere al parere dello storico, pare che in Italia le cose non siano andate esattamente così perché, dopo la II Guerra Mondiale da noi disastrosamente perduta, i maschietti italiani neutralizzarono l’amara delusione della sconfitta cercando di prendersi una rivincita in un altro campo: a letto. Però, nella circostanza non divennero un esempio i miti dei grandi amatori italici del passato come Casanova, Valentino, D’Annunzio e Modigliani, ma quelli un po’ ingenui e abborracciati dei protagonisti del film di Dino Risi “Poveri ma belli” del 1957. Anzi, dopo alcuni film di quella serie, dove il macho latino si esibiva sempre in canottiera, perennemente abbronzato e con tricipiti e pettorali in bella mostra, cominciarono a calare in Italia torme di vogliose turiste dagli USA, dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Francia e dai freddi Paesi scandinavi, con la speranza d’incontrare se non l’amore in qualche settimana di vacanza, almeno l’eros e tanto sole, come nella canzone di Aurelio Fierro e del Quartetto Cetra, “Sole, pizza e amore” del 1964.
L’esperienza non dovette entusiasmarle molto perché, già alla fine degli anni Sessanta del Novecento, magari anche per altre ragioni, entrò in crisi il settore turistico al quale le miss avevano fin lì dato un grande contributo di presenze. Secondo noi, una delle cause della loro delusione, fu dovuta al fatto che all’epoca esse arrivavano in Italia con reconditi inappagati desideri e, ahi loro, i nostri padri non erano degli amateurs come esse speravano, ma soltanto dei convinti scopatori … lo erano alla maniera del gallo che prende le galline come rilevato qualche anno prima dallo scrittore Vitaliano Brancati. Ebbene, stando alla ” Year in review 2025″, sembra proprio che stiamo parlando della preistoria dei nostri costumi sessuali.
La ” Year in review” è una rassegna annuale che prende in esame alcuni fenomeni social che hanno contrassegnato l’anno che sta volgendo al termine. Dalla rassegna risulta che qualcosa sta cambiando tra gli italiani di ambo i sessi, perché essi non inseguirebbero più la fisicità dell’amore, o anche soltanto quella di un sano rapporto sessuale, ma il voyerismo online. L’identikit dei nostri connazionali guardoni sembra essere il seguente: hanno in media tra i diciotto e i ventiquattro anni, si collegano a Pornhub con lo smartphone, col desktop o col tablet prediligendo, però, i siti Made in Italy… insomma siamo dei guardoni nazionalisti. Il nostro Paese figura al 7° posto della classifica mondiale dei “visitatori” e le donne italiane rappresentano il 27% dell’intero traffico a fronte del dato globale che quest’anno si è attestato al 38%.

I dati ci dicono, poi, che gli italiani che si connettono tra i diciotto e i ventiquattro anni sono il 31%, tra i venticinque e i trentaquattro sono il 26%, tra i trentacinque e i quarantaquattro sono il 13%, tra i quarantacinque e i cinquantaquattro sono il 9%. Invece, gli ultra sessantenni sono il 4%. Le categorie porno più cliccate risultano essere quelle riguardanti i transgender, i rapporti anali, lesbici e stranamente quelli riguardanti le donne mature. Pare che guadagnino terreno anche le fantasie connesse alla vita quotidiana, assieme alla crescita al 94% della ricerca legata ai tradimenti del partner.
Per carità, siamo stati giovani e intemperanti anche noi, e anche noi a suo tempo abbiano avuto le nostre brave trasgressioni, magari con la proiezione di nascosto tra amici dei filmini pornografici svedesi da 8 millimetri e la lettura di riviste (vendute in edicola…) che ci passavamo tra noi ragazzi e che all’epoca erano prevalentemente Men e Playboy per citarne soltanto due. Sicché, non ci sfiora neppure l’idea di produrci oggi in un pistolotto pseudomoralistico sulla frequentazione del Pornhub ma, semmai, porne in rilievo alcuni pericoli di tipo percettivo.
E sì, perché dopo essersi fatti una scorpacciata online di super organi sessuali depilati e in bella vista, di sederoni muliebri al vento e delle più strambe posizioni dell’atto sessuale, specialmente quei ragazzi privi di esperienze amorose pregresse cominciano a confondere la “dimensione” con la dolcezza dei preliminari, l’irruenza con il piacere e la ricerca della posizione innovativa ad ogni costo con la naturalezza dell’atto. I problemi seri, anzi serissimi, cominciano quando si ritorna al mondo reale, alla normale vita di relazione. Allora, essi provano ad applicare in un acerbo rapporto a due quanto appreso su Pornhub che è, ribadiamolo, spettacolo puro senza nessuna implicazione sentimentale, uno spettacolo che in molti casi è anche a pagamento. Ed è proprio in questa fase approcciante che quanto “imparato” dalla sessualità online produce i più grandi guai, alcuni anche con gravissime implicazioni penali stante l’indisponibilità dell’impaurita partner adolescente che, spesso e volentieri, sfocia in vera e propria violenza sessuale. «Ma come – si domandano gli inediti stupratori quando sono d’avanti al giudice con l’accusa di violenza sessuale – sul computer era tutto così semplice».
Già, il computer come educatore sessuale. Forse è stato per questo che, a partire da ieri, l’Australia, primo Paese al mondo a farlo, con una legge ha vietato l’uso dei social media ai minori di 16 anni. È stato un bene? Un male? Applicare divieti non è mai un bene perché vuole dire che, a monte del problema che si vuole risolvere, ha fallito qualcosa (l’educazione sessuale?) che poteva funzionar bene senza gli eccessi e il laissez faire fare di questi anni.
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