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L’effetto Schlein nelle urne non si è visto, quello del governo sì

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armocromista
Alcuni politici nostrani indugiano spesso e volentieri a considerare stupido e acquiescente il cittadino-sovrano, nonostante le smentite che da esso arrivano ad ogni elezione. E, infatti, anche stavolta il pragmatismo sobrio e costruttivo delle amministrazioni di Centrodestra ha avuto il voto di quegli elettori piuttosto sconcertati dallo spirito integralista di un’aliena giunta sulla terra dalla lontana galassia Sessantottina e convinta di poter riportare indietro l’orologio del tempo

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Si sono appena chiusi i seggi elettorali in 595 Comuni italiani, per un totale di circa cinque milioni di aventi diritto al voto. Si è trattato, è vero, di elezioni amministrative ma è altrettanto vero che hanno riguardato una robusta campionatura del corpo elettorale che, purtroppo, ci consegna il quadro di un disastro morale a prescindere da chi perderà o vincerà: i votanti sono stati il 59,03% degli aventi diritto, come dire che un elettore su quattro non si è recato a votare e che in trent’anni il 25% degli elettori ha disertato le urne. Disaffezione motivata? Schifo per la politica? Probabilmente le due cose insieme. Ma rimandiamo questa specifica disamina a dopo, quando avremo più dati a disposizione, al momento bisogna rilevare che, stando alle proiezioni parziali il Centrodestra sembra leggermente in vantaggio e l’alleanza PD + M5S ha fetecchiato … insomma ancora non si è visto l’effetto Schlein.

Infatti, dopo essere stata derisa dal popolo del Web per l’armocromista da lei pagata trecento euro l’ora e dopo le contestazioni da parte di alcuni studenti accampati in tenda fuori l’Università La Sapienza di Roma, se le proiezioni dovessero conservare l’attuale linea di tendenza, Elly Schlein sarebbe stata sostanzialmente bocciata direttamente nell’urna, o perlomeno non promossa, nonostante il fatto che le elezioni amministrative sono di solito condizionate da problemi eminentemente locali ma concreti. A questo non aveva pensato la nostra Bakunin in gonnella (pardon in pantaloni) che durante la campagna elettorale se n’era andata in giro a soffiare sui tanti focherelli accesi strumentalmente qua e là, mentre il governo di Centrodestra, guidato da Giorgia Meloni, si dava da fare per risolvere alla fonte la crisi energetica puntando sull’Africa e sul Medio Oriente e, soprattutto, per riportare l’Italia al centro dello scenario politico internazionale che soltanto apparentemente non è connesso alla crisi economica in atto. Più concretezza di questa.

Gli effetti del lavoro della premier, però, non sono ammiccanti e immediati come gli slogan di Elly Schlein che ha scelto di incarnare un certo reducismo post sessantottino, perché i risultati del suo lavoro non si vedranno subito ma tra qualche anno. A riguardo vale la pena di ricordare quanto disse il pastore americano James Freeman Clarke: «Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione. Un politico pensa al successo del suo partito; lo statista a quello del suo paese».

E per non farvi un paio di maroni così sulla differenza etica tra politico e statista, osserviamo sommessamente che mentre il Pd sta organizzando, per il prossimo 25 maggio a Roma, un seminario al quale parteciperà anche l’ineffabile europarlamentare francese Stéphane Séjourné (quello che ha insultato la Meloni qualche giorno fa), il governo in carica, giocando di sponda col Quirinale e col Vaticano, ha organizzato, a porte chiuse, dei colloqui sostanzialmente quadrilaterali presidente – premier – papa – Zelensky, allo scopo di riportare la pace in quell’area dove si combatte ferocemente e si muore da oltre un anno: dovesse realmente uscire qualcosa di buono da questi incontri, alla Meloni dovranno assegnare il Nobel per la pace! Senza contare che l’economia italiana è quella che sta crescendo di più in Europa. E questi sono fatti, non slogan.

Purtroppo, molti politici nostrani indugiano ancora a considerare stupido il cittadino-sovrano, nonostante le smentite che da esso arrivano a ogni tornata elettorale. E, infatti, anche stavolta il pragmatismo sobrio e costruttivo delle amministrazioni di Centrodestra sembra abbia avuto il voto di quegli elettori moderati del Pd affatto bovini e piuttosto sconcertati dallo spirito un po’ anarco-insurrezionalista di un’aliena atterrata nel loro partito dalla lontana galassia Sessantottina. Se, come da più parti è stato scritto in questi mesi, la sua inconsistenza programmatica e una battaglia politica basata soltanto sugli slogan faranno di Elly Schlein l’apparecchiatrice della cerimonia funebre del Partito Democratico, possiamo dire che, stando alle defezioni e al peso morale del probabile responso di queste elezioni amministrative, siamo già alla costruzione della bara. Un bel risultato in appena settanta giorni da segretaria del Pd!

(Copertina di Donato Tesauro)

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