La vita è un viaggio che ci piace dall’inizio alla fine
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Un aforisma al giorno toglie il medico di torno


Noi esseri viventi – dall’uomo al moscerino, dalla gigantesca sequoia all’esile filo d’erba – nasciamo attori destinati a recitare in uno spettacolo il cui copione è stato scritto da altri e che di volta in volta chiamiamo Evoluzione, Dio, Caso o Destino. Per di più la trama di questa rappresentazione non sempre è gioiosa perché la maggior parte delle volte oscilla tra dramma e farsa se non addirittura tra paradiso e inferno: per il paradiso in terra il biglietto di entrata per noi umani è, di solito, un piccolo successo o anche un semplice bacio; all’inferno ci facciamo una capatina ogni giorno… tante volte quante sono le delusioni.
Per il filo d’erba, invece, è la fine ogni volta che si avvicina per brucare un’ignara pecorella e l’imponente sequoia trema dal terrore al solo sentire lo scoppiettio di una piccola motosega da pochi cavalli. Dunque, principi regnanti, grandi magnati, o santi, o ricchi, o poveri, chiudiamo lo spettacolo sempre allo stesso modo, in preda a una silenziosa angoscia e quasi sempre ignorati dai più. Insomma, anche se siamo stati primi attori per tutta la vita, alla fine moriamo da comparse.
Messa così sembrerebbe che il gioco dell’esistenza non valga la candela e che, in fondo, vivere non sia una gran cosa, se non fosse per una facoltà umana che è l’unica a non avere limiti finché viviamo: l’immaginazione. Senza andare a scomodare filosofi, poeti e psicanalisti, possiamo dire che l’immaginazione (da non confondere con la fantasia) è il razzo di spinta ausiliare della nostra esistenza senza il quale non saremmo capaci neppure di essere felici, perché la felicità prima di agognarla bisogna immaginarla. E se questo significa oscillare tra paradiso e inferno, come l’aforisma di Arrigo Boito ben evidenzia, vuol dire che il gioco ci piace.
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