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Gaza: la sofferenza, la propaganda e l’ideologia

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Israele
Nelle notizie fornite su Gaza dove la situazione della popolazione è oggettivamente tremenda, dalla stragrande maggioranza dei media mai un preambolo sul massacro perpetrato dai miliaziani di Hamas il 7 ottobre del 2023 che ha scatenato la dura reazione israeliana; mai la citazione di una fonte che non sia quella dei tagliagola interessati sul numero delle vittime civili

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Soprattutto dopo che Hamas e i suoi padrini iraniani hanno ricevuto da Israele una batosta che non dimenticheranno tanto facilmente, la situazione creatasi a Gaza non può andare avanti ancora per molto, se non altro perché adesso lo Stato ebraico si ritrova sulle spalle l’obbligo morale di far salva la popolazione civile, salvarla soprattutto da se stessa visto che, per anni, ha covato in seno la serpe del terrorismo senza ribellarsi. Eppure, stando alle notizie diffuse dalla maggior parte dei media del mainstream globale, si sarebbe portati a pensare che il premier Netanyahu e i Generali delle Forze di difesa israeliane una bella mattina si siano svegliati e abbiano deciso di andare a bombardare deliberatamente i civili palestinesi della striscia di Gaza. Nelle notizie fornite in merito mai un preambolo sul massacro perpetrato dai miliziani di Hamas il 7 ottobre 2023 che ha scatenato la dura reazione israeliana; mai la citazione di una fonte che non sia quella dei tagliagole sul numero delle vittime civili. Ma ciò che dà maggior fastidio è il fatto che cotanti media se ne impipano delle contraddizioni insite nella loro stessa narrazione.

A riguardo, prendiamo per esempio il giornalista Nir Hasson del quotidiano israeliano (di sinistra), Haaretz, che lo scorso 12 gennaio, commentando alcuni dati riportati dalla rivista scientifica inglese “The Lancet”, ci ha informati circa il numero dei morti di Gaza “…potrebbe essere di circa 70.000, di cui il 60% donne e bambini, molto più alto di quanto riportato dal Ministero della Salute di Hamas e senza contare i morti per fame, malattie o freddo”. Già farebbe venir da ridere, se non ci trovassimo in presenza di una tragedia immane, il solo parlare di Ministero della Salute riferito a un’organizzazione terroristica che si fa scudo di donne, vecchi, bambini e dei malati degli ospedali. Se a questo aggiungiamo che, senza nessuno scrupolo, in cambio del rilascio di alcuni detenuti Hamas ha tentato perfino di rifilare agli israeliani i cadaveri di cittadini palestinesi (i suoi cittadini!) spacciandoli per ostaggi israeliani uccisi prima e dopo la mattanza del 7 ottobre 2023, si completa il quadro etico e l’attendibilità di questa organizzazione, dai cui comunicati pende ormai la narrazione del mainstream.

E, invece, qualche domanda dovremmo farcela prima di additare all’opinione pubblica lo Stato d’Israele (l’unica democrazia esistente in Medioriente) come una malriuscita riedizione del Terzo Reich nazista. Buttiamo giù due, tre domande per i molti Nir Hasson in circolazione. Non offende l’intelligenza dei suoi stessi propalatori l’idea che l’esercito israeliano possa spendere milioni ogni giorno per rifornire aerei e carri armati soltanto per mandarli a massacrare un po’ di civili in fila alla distribuzione del cibo? Dov’è la catasta di morti palestinesi che, ormai, dovrebbe avere le dimensioni di una piramide della piana di Giza? Quale attendibilità possono avere i dati forniti da questo Ministero della Salute? Ma poi, non cogliendo la contraddizione, nel succitato articolo è lo stesso Hasson a smentire la sua narrativa soggiungendo che, “In assenza di un conteggio alternativo o di prove che smentiscano le cifre del ministero [di Hamas – nda], le organizzazioni internazionali, i governi stranieri e i media esteri si basano completamente su di esse”. Azzz… che fonte qualificata! Adesso sì che possiamo stare tranquilli sull’attendibilità dei dati con i quali si stanno mettendo in croce Israele e gli israeliani.

A nostro avviso tali dati sono attendibili come la notizia fornita dal quotidiano il Fatto Quotidiano che, per supportare la propria narrazione anti-israeliana, ha pubblicato una foto risalente a prima del conflitto, del piccolo Osama al-Ragab in pelle e ossa. Per fortuna era una fake news perché il poverino, che è affetto da fibrosi cistica, era ricoverato in un ospedale italiano già da un mese, dove risulta che stia riprendendosi molto bene. Peraltro, tra i diversi sintomi della fibrosi cistica vi sono difficoltà digestive, diarrea e scarso aumento di peso, sintomi in linea con l’aspetto del bambino nella foto.

Ovviamente, il Fatto Quotidiano che ha fatto la pastocchia si è guardato bene dal dirlo ai suoi lettori, per non smentire la sua quotidiana narrazione sugli ebrei genocidi, una narrazione alla quale non credono più nemmeno gli stessi palestinesi, stante quanto detto dal primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese – Anp. L’altrieri, nell’ambito di una conferenza delle Nazioni Unite a favore della creazione di due Stati, Mohammad Mustafa, seppure col linguaggio della diplomazia, ha detto chiaro e tondo ad Hamas di togliersi dalle palle perché di danni al popolo palestinese ne ha fatti già troppi: “Hamas deponga le armi e si ritiri da Gaza – Riunifichiamo la Palestina e viviamo in pace con Israele”.

Pur consapevoli che i moderati in Medioriente non hanno mai avuto vita facile e che molti di essi sono stati fatti fuori dagli islamisti radicali, ci sono motivazioni complesse (e variegati interessi) dietro le posizioni ufficiali dei diversi Paesi arabi sulla questione palestinese, ma Israele non può ignorare quanto detto da Mohammad Mustafa alle Nazioni Unite. Apra, perciò, a una nuova negoziazione con l’Anp e non si lasci vincere dalla tentazione di occupare in pianta stabile la striscia sennò dopo aver vinto la guerra perderà la pace, anche perché le parole del ministro palestinese certificano, in qualche modo, il raggiungimento di uno dei suoi obiettivi: lo sradicamento di Hamas dalla Striscia di Gaza, se non proprio materialmente almeno dal cuore dei palestinesi che non vorranno vivere mai più un’esperienza del genere.

Ciò anche perché sta montando nel mondo la voglia matta di farla pagare al “bieco ebreo”: la Francia, l’Inghilterra, la Spagna e altri Paesi si accingono a riconoscere uno Stato palestinese; l’Olanda ha vietato l’ingresso a due ministri del governo israeliano; le cooperative alimentari italiane (legate al Pd) boicottano i prodotti israeliani; a Lainate l’altrieri un ebreo francese è stato picchiato d’avanti al figlioletto soltanto perché era ebreo. Pertanto, Netanyahu, che è stato un buon capo di guerra, dimostri di esserlo anche per la pace possibile, soprattutto perché il mainstream, specialmente quello nostrano che orbita tutto a sinistra, continua ad avvelenare i pozzi dell’informazione e della politica e se ne capisce anche la ragione: con la Destra che avanza dappertutto non può rinunciare all’ultima battaglia identitaria che ne giustifichi l’esistenza in vita.

A maggior ragione dopo che le parole di Mohammad Mustafa (quasi ignorate dai soliti media) hanno spiazzato in un solo colpo le sinistre, i pro Palestinesi i maître a penser e i pacifisti a senso unico della Sinistra, quelli che s’indignano se il direttore d’orchestra russo Valery Gergiev viene a dirigere in Italia perché è sostenitore di Putin, mentre loro stanno finanziando la guerra dell’Ucraina da Bruxelles. Siamo pertanto convinti che la storia non finirà qui perché, fomentate dalla Sinistra per le sopraelencate ragioni identitarie, nelle università, nelle scuole, nelle piazze e nei media si continuerà la battaglia contro Israele anche quando questa guerra sarà finita, anche quando gli israeliani e i palestinesi vivranno finalmente una pace possibile. Perché la Sinistra, che evidentemente non è messa bene, se perde “il nemico” (stavolta è Netanyahu) sparisce dalla carta geografica della politica.

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