Il referendum ha avuto una sconfitta certa: la nostra Costituzione
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Gli atteggiamenti trionfalistici delle Sinistre che continuano a parlare di vittoria della Costituzione fondano su una bugia, perché ha vinto soltanto il NO: la Costituzione, in realtà, ha perso stante che resteranno inattuati i suoi sette articoli che introducono la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri
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Come era prevedibile, la sconfitta nelle urne della riforma costituzionale della magistratura se la sono intestata in parecchi a Sinistra, eccetto coloro che le hanno dato un determinante aiuto e che, paradossalmente, non militano nel partito di Elly Schlein o in quello di Giuseppe Conte. A riguardo tiriamo fuori dal bussolotto degli inadeguati dei nomi. Primo tra tutti il ministro della Giustizia Carlo Nordio che, sottovalutando il monito dell’OCSE secondo il quale un italiano su tre (il 37% della popolazione) è da considerarsi analfabeta funzionale, durante la campagna elettorale ha continuato a spiegare agli elettori comuni l’essenza della riforma della magistratura da magistrato e con concetti da magistrato, ottenendo quasi sempre sugli auditori lo stesso risultato di una robusta dose di Valeriana.

Poi, prendiamo il sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro: è da quattro anni che sta creando soltanto problemi al partito di Giorgia Meloni, a partire dalla notte di Capodanno del 2023, quando rimase coinvolto, assieme alla scorta, nel famigerato sparo con una pistoletta del compagno di partito, nonché onorevole, Emanuele Pozzolo. Ma non era finita lì perché nel 2025 è stato condannato in primo grado a otto mesi di reclusione per la vicenda della rivelazione del segreto d’ufficio relativo alla vicenda del terrorista Cospito. Ebbene, giusto per dar corpo all’accusa dei sostenitori del NO, che durante la campagna referendaria parlavano dell’intento del Centrodestra di volersi dare una certa impunità, è venuta fuori una foto nella quale Andrea Delmastro è assieme a Mauro Coccia (con la cui figlia era in affari) che si sospetta appartenga al clan camorristico dei Senese. Ma, proprio mentre scrivevamo, è arrivato il lancio ANSA delle dimissioni di Delmastro da sottosegretario alla giustizia e della capo gabinetto Giusi Bartolozzi, costei per aver definito i magistrati il plotone di esecuzione del governo, un giudizio, che beninteso condividiamo, ma che in bocca a un alto funzionario dello Stato quantomeno stona. Abbiamo motivo di ritenere che anche la ministro del turismo, la senatrice Daniela Santanchè, stia preparando i bagagli per traslocare da Villa Ada…

E che dire del vice presidente del consiglio Antonio Taiani il quale, benché il referendum riguardasse una riforma fortemente voluta dal fondatore del suo partito oltre che genitore di coloro che foraggiano economicamente Forza Italia, si è speso al minimo sindacale, tant’è che ogni volta che apriva la bocca sul referendum almeno centomila italiani passavano con le truppe del NO. Un senso di carità cristiana nei confronti dei coglioni senza testa e senza un minimo d’introspezione psicologica, c’imporrebbe di sorvolare su Matteo Salvini che, proprio il primo giorno del voto – lui, l’altro vice capo del governo! – si è recato ai funerali di Umberto Bossi a Pontida, agghindato come un fascista in borghese degli anni Trenta, solo che al posto della camicia nera aveva indossato quella verde: a guardarlo creava veramente un disagevole déjà vu anche tra i sostenitori del SÌ con un minimo di memoria storica. Ma se la tiepidezza operativa di Taiani e Salvini aveva davvero lo scopo di ottenere mediante il referendum un ridimensionamento di Giorgia Meloni nell’ambito della coalizione, l’intento rassomiglierebbe molto a quel marito che per fare un dispetto alla moglie si tagliò le palle.

Ma non è finito qui l’elenco dei facitori del NO, perché tra essi v’è anche il poliziotto del Commissariato di Milano Mecenate, Carmelo Cinturrino, che lo scorso 26 gennaio, a Rogoredo, pare abbia ucciso deliberatamente un pusher marocchino soltanto perché non voleva stare al suo gioco di spaccio di droga e di estorsioni, mettendo in piedi la messinscena della finta pistola accanto al cadavere. Questo delinquente in divisa (ve n’è anche tra le forze dell’ordine purtroppo) non si renderà mai conto probabilmente che con il suo misfatto, oltre ad avere ucciso un uomo, ha reso inutile una delle armi più convincenti che avevano in mano i sostenitori del SÌ, che era quella dello strapotere dei PM che, comunque vada, se la prendono sempre con le forze dell’ordine. Senza parlare dell’amico di Gorgia Meloni, il presidente Donald Trump che, proprio nei giorni clou della campagna referendaria ha attaccato l’Iran facendo schizzare alle stelle il prezzo della benzina, che è una di quelle evenienze che riescono ad angosciare gli italiani più di una guerra perduta.
Ciò posto, non condividiamo per niente gli afflati trionfalistici delle Sinistre che, in malafede, continuano con il mantra “Ha vinto la Costituzione”, perché ha vinto soltanto il NO: la Costituzione, in realtà, ha perso perché resteranno inattuati gli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110 che introducono la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (giudici) e requirenti (pubblici ministeri). E parliamo di quella Costituzione che – ci scommetteremmo volentieri – la maggior parte di coloro che hanno fatto votare e votato NO non ha mai letto.
Da liberali indipendenti, consigliamo al Centrodestra di fare una bella analisi e repulisti al suo interno, perché le elezioni politiche del 2027 sono ad un tiro di schioppo. A Salvini e Taiani, se veramente volevano ridimensionare Giorgia Meloni con il loro tiepido impegno nella campagna a sostegno del SÌ, riproponiamo il sondaggio fatto da Swg per il Tg La7 secondo il quale, lo stesso giorno in cui il referendum è stato bocciato nelle urne, il partito della presidente del consiglio è salito ancora, tornando a sfiorare il 30% del consenso degli italiani, mentre loro calano. A riprova che l’elettorato storico di FdI è fedele a Giorgia Meloni…. chissà chi non è andato a votare nel Centrodestra. (https://www.adnkronos.com/politica/sondaggio-tg-la7-oggi-voto-23-marzo_6Vb1ZIu6lkrhtp99EZ69CU). Ma questo dovrebbe essere un preoccupante rompicapo anche per le Sinistre, che nello stesso sondaggio, pur “vincenti” nelle urne, hanno perso terreno nella considerazione degli italiani. Insignificanti dettagli per gente come la Schlein e Conte, che ormai non riescono più a distinguere tra la pancia delle piazze e la testa del Paese.


