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Gli USA e Israele vinceranno la guerra, noi perderemo la pace

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Quando questa guerra finirà, la Nato e l’Europa ne usciranno comunque male perché come affidabilità e credibilità non saranno più così appetibili come in passato. Senza contare che, se il Tycoon ci andrà con i piedi di piombo prima di smantellare la Nato, in termini economici potrebbe invece far pagare molto caro all’Unione Europea la defezione sul controllo dello stretto di Hormuz

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V’è un aspetto dell’intervento militare USA – Israeliano in Iran che nessuno vuol vedere pur essendo sotto gli occhi di tutti: sebbene in affievolimento, a diciannove giorni dall’intervento, i pasdaran (perché è chiaro che i moderati e i vertici dell’esercito iraniano sono stati per adesso emarginati), stanno esprimendo un potenziale militare sicuramente irrilevante per poter pensare d’impensierire Israele e il Pentagono, ma ancora capace di far danno ai Paesi viciniori e al Sud dell’Europa. La situazione al momento è totalmente in mano ad americani e israeliani anche se, come conseguenza diretta della guerra, sta creando un’emergenza nei rifornimenti di petrolio passanti in modo selettivo per lo stretto di Hormuz che, nonostante abbiano minacciato più volte di farlo, i pasdaran si sono guardati bene dal minare, perché sarebbe come stringersi da soli il cappio intorno al collo: senza commercio di petrolio niente royalties per finanziare ciò che resta del regime degli ayatollah.

La nostra analisi geostrategica, però, si ferma qui perché non riteniamo di avere particolari competenze in materia e, poi, di “esperti” in questi giorni ne stanno circolando anche troppi in televisione, in genere ex Generali che, salvo rare eccezioni, in questi ultimi anni si sono resi complici della classe politica nella sua pervicace opera di distruzione delle nostre Forze Armate e adesso, questi stessi geni, vengono a dirci che siamo quasi del tutto indifesi di fronte ad un’eventuale minaccia militare dal cielo, da mare e da terra. Infatti, grazie anche all’eredità lasciata da tali esperti quando occupavano posti di comando di alta responsabilità per poter modificare qualcosa (oppure dimettersi…), non saremmo in grado di difenderci neppure dagli aquiloni arcobaleno che per scherno dovessero inviarci sulla testa iraniani o russi.

A tutto questo bisogna aggiungere una Nato americanocentrica e un ’Europa Comunitaria a dir poco insignificante militarmente e politicamente, un club di accorti bottegai insomma, che al cospetto di un intervento di protezione sollecitato da Trump per mantenere aperto e sicuro lo Stretto di Hormuz, dove passa il 20% del petrolio mondiale e 1/5 del gas, si sono tirati indietro con motivazioni che, per quanto capibili sul piano politico interno, non depongono a favore della loro coerenza ed affidabilità. Vediamo perché.

Dall’inizio delle ostilità, gli iraniani hanno lanciato tre missili su di un Paese appartenente all’Alleanza Atlantica, la Turchia, eppure al di là dell’intercettazione dei missili essa non ha fatto partire neanche un tric trac di ammonimento e dissuasione, anche se l’articolo 5 di tale alleanza stabilisce che un attacco armato contro uno o più membri è considerato un attacco contro tutti. Ovviamente, l’osservanza di tale articolo non comporta automaticamente l’entrata in guerra e, per adesso, bene ha fatto l’Alleanza a limitarsi soltanto all’abbattimento dei missili iraniani nei cieli turchi. A questo punto, però, emerge fatale un’osservazione: «Ma come, volevamo riconoscere all’Ucraina, che non è parte della Nato, le garanzie dell’articolo 5 e, poi, non siamo scattati a difesa della Turchia che di tale Alleanza fa parte a pieno titolo? Ma, quando si è trattato di defilarsi dalle richieste di Trump di mantenere sicuro lo stretto di Hormuz mediante il controllo militare congiunto, la Nato che l’Europa sì che sono scattate come un solo uomo per rispondergli con quello che al di fuori del linguaggio diplomatico può considerarsi un vai a cagare: “Non è la guerra dell’Europa. Non è la guerra della Nato”.

A parte il fatto che, opporsi a un regime canaglia che punta a destabilizzare il mondo occidentale e i Paesi arabi sunniti mediante una potenziale minaccia nucleare, il terrorismo di Stato e il blocco dei rifornimenti petroliferi, è un problema serio sia dell’Europa che della Nato. Ma v’è un pericolo molto più grande che in questi anni stanno correndo le due maggiori alleanze occidentali, che è quello di comunicare all’universo mondo che farne parte non serve a niente, perché nel momento del bisogno ognuno fa per sé, come d’altronde ha ribadito lo stesso Trump a riguardo: “Nel bisogno, gli Alleati non ci sono, lo dico da anni”.

Quando questa guerra sarà finita (e sarà presto finita perché gli USA e Israele stanno continuando a decapitare la classe dirigente oltranzista che in questo momento ha in mano le redini del potere in Iran), la Nato e l’Europa ne usciranno comunque male, perché come affidabilità e credibilità non saranno più così appetibili come in passato. Senza contare che, se il Tycoon ci andrà con i piedi di piombo prima di smantellare la Nato che a quanto pare ha smesso di essere funzionale ai disegni geostrategici degli americani, in termini economici potrebbe far pagare molto caro all’Unione Europea la sua defezione sullo stretto di Hormuz. E il fatto che in questo momento l’Europa sia governata da tre auree mediocrità come la signora dalla messa in piega sempre impeccabile, Ursula von der Leyen, António Costa graziato nel 2023 dalla Magistratura portoghese, dissero, per un errore di persona, e dell’evanescente ex comunista estone Kaja Kallas, non può che peggiorare le cose.

Ci piace terminare con un pensiero estrapolato dal discorso che il vice presidente JD Vance fece a Monaco di Baviera il 14 febbraio del 2025: «Ho sentito molto sulla necessità di difendervi e, naturalmente, questo è importante. Ma ciò che mi è sembrato un po’ meno chiaro, e certamente, penso, a molti cittadini europei, è per cosa esattamente vi state difendendo». Ed è proprio questo che un’Europa militarmente debole non sa, perché quando occorre non riesce a decidere da che parte stare. E con il brutto futuro geopolitico che si prospetta, le alleanze (convinte…) saranno fondamentali – anche quando scomode – se vorremo sopravvivere come Paese di libertà.

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