LOADING

Type to search

Controcanto Home Notizie Principali Top News

Il Pd impantanato tra cozze, vongole e woke

Share
L’evoluzione avvenuta nel Partito Democratico negli ultimi anni è stata di tipo ittico, nel senso che è passato dalla difesa delle cozze pelose di Emiliano a Bari, a farsi paladino delle equivoche vongolate romane del fiancheggiatore esterno Sigfrido Ranucci con Valter Lavitola e un paio di santoni del giornalismo d’area spesso attovagliati con loro

*****

Se ricordiamo bene, nel marzo del 2012 l’allora sindaco piddino di Bari Michele Emiliano, un magistrato in aspettativa peraltro, dovette ammettere pubblicamente che, anni prima, aveva accettato in regalo una sportella di spigole e cozze pelose, da parte di due costruttori finiti al centro di un’inchiesta giudiziaria su appalti e corruzione. Per quanto riguarda Emiliano, subito difeso a spada tratta dal Pd a prescindere, la vicenda non ebbe seguito perché se sei di Sinistra, all’occorrenza, puoi contare sull’arroccamento militare a tua difesa di tutta la galassia di riferimento, media compresi. Purtroppo, per l’auspicabile maturazione e il rinnovamento del dibattito politico all’interno della Sinistra e con i suoi avversari, in questi ultimi anni in Italia non è cambiato niente, anche se dalle parti del rassemblement chiamato campo largo comincia ad aprirsi qualche crepa sotto i già malfermi piedi di Elly Schlein. Cerchiamo di capire perché.

Per quanto Giuseppe Conte lo abbia addomesticato parecchio, il M5S, tirato su dal nulla da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio, era uno dei fenomeni più populisti che si potesse immaginare in un Paese come l’Italia, che in quanto a nefasti populismi pure vanta una bella tradizione. D’altronde, lo stesso Giuseppe Conte fu pescato dal nulla ed elevato a premier del governo gialloverde da uno dei migliori campioni di quel nulla grillino: Luigi Di Maio. Ebbene, l’ex due volte premier, la cui spregiudicatezza e propensione alla piatta menzogna come strategia politica ne fa un personaggio un po’ spregevole e totalmente inaffidabile sul piano delle promesse elettorali, avvicinandosi le elezioni politiche del 2027 sembra voglia andare oltre il radicalismo della segretaria del Pd anche se, in realtà, sta tentando soltanto di soffiarle la nomina a candidato premier da parte dal campo largo.

Questo processo di demolizione/costruzione è stato ufficialmente avviato da Giuseppe Conte nel momento in cui ha iniziato a criticare la cultura woke e l’insussistenza programmatica del Pd che, avvitatosi da anni sui diritti civili e basta, parla di cambiamenti senza riuscire e definirli e, soprattutto, senza fissarli in un passabile programma per il futuro governo del Paese. Sicché, con una certa dose di paternalismo, egli tra le righe della sua piattaforma  programmatica ha potuto esortare la Elly di smetterla con le abbuffate di gay pride, con la ridicola cancel culture che manco i socialistoidi  americani perseguono più, di lasciar perdere la difesa dei piazzaioli violenti, dell’immigrazione irregolare e dei maranza e, piuttosto,  dedicarsi a disegnare un programma di governo che parli di esigenze diffuse e concrete come le scuole dell’infanzia che chiudono, il carovita, le pensioni, gli stipendi, l’assistenza sanitaria, la sicurezza nelle città, l’aumento dei carburanti, eccetera.

Questa operazione di auto-accredito di Conte è complessa perché, per diventare candidato premier, egli dovrà sorpassare a sinistra Elly Schlein e, allo stesso tempo, rassicurare i centristi all’interno del Pd, mutuare qualche idea del programma del generale Vannacci sull’immigrazione – sicurezza e spiegare al suo elettorato come farebbe, stante la situazione economica, a rinnovare sotto qualsiasi forma il reddito di cittadinanza. Poi, dovrà anche convincere gli elettori che, una volta eletto, come più volte promesso, riuscirà a convincere il compagno Putin a cessare la guerra in Ucraina: Trump (che è Trump!) aveva promesso la stessa cosa e fino a oggi è riuscito soltanto a indebolire l’Alleanza Atlantica della quale, peraltro, è il capo, e il fronte occidentale. Senza contare che quando negozia, Trump, quali persuasori ha alle spalle il più grande arsenale atomico esistente al mondo, mentre lui al massimo potrebbe esibire Stefano Patuanelli e Chiara Appendino.

Ma proprio a proposito del tycoon statunitense, fossimo in Elly Schlein (e Giorgia Meloni…), terremmo sotto attenta osservazione l’ex presidente del consiglio che lo scorso mese di marzo, dopo quasi un mese dall’attacco Usa all’Iran e del blocco dello Stretto di Hormuz,  in un ristorante romano specializzato in pietanze di pesce, tanto per cambiare, ha incontrato segretamente il rappresentante di Trump in Italia, Paolo Zampolli, e, una volta scoperto dai media, ha spiegato che si trattava di un pranzo informale tra vecchi conoscenti. È stata una coincidenza il fatto che settanta giorni dopo quell’incontro il presidente americano, amico dichiarato dell’arrendevole Giuseppi dei tempi d’oro, abbia attaccato veementemente e immotivatamente la premier italiana competitrice del suo amichetto italiano nelle elezioni politiche del 2027? In politica, secondo noi, non esistono coincidenze, ma soltanto cause ed effetti, e a breve, probabilmente, scopriremo sia le une che gli altri.

Ma, mentre il governo di centrodestra è oggettivamente impegnato a barcamenarsi per non fare affondare il Paese in un mare di tumultuosi eventi internazionali che non si erano riprodotti dalla fine della II Guerra Mondiale, il Pd e la Sinistra intera sono ancora a far quadrato intorno al loro fiancheggiatore esterno Sigfrido Ranucci per un attentato farlocco al conduttore di Report che, a quanto pare, sarebbe maturato d’avanti a un piatto di spaghetti con le vongole nel ristorante romano di pesce Cefalù appartenente al Lavitola. Come dire che l’unica evoluzione avvenuta nel Partito Democratico negli ultimi anni è stata di tipo ittico: dalla difesa delle cozze pelose di Emiliano a Bari, il partito di Elly Schlein è passato a farsi paladino della vongolate di Ranucci-Lavitola assieme ad un paio di santoni del giornalismo d’area attovagliati con loro.

Insomma, a sinistra cozze, vongole e pesce sono diventate uno status symbol come un tempo erano le vacanze estive a Capalbio. E, poi, secondo alcuni forbiti pensatori d’area piddina, la pesciaiola sarebbe Giorgia Meloni!

Potrebbe interessarti anche E che può mai andare storto a Ranucci

Tags:

You Might also Like