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Dove stanno veramente i manganelli neofascisti?

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È arrivata finalmente l’ora di capire fino a quando Mario Draghi pensa di poter governare il malcontento che sale dal Paese ricorrendo ai manganelli della Polizia e ai Prefetti, come fecero due suoi predecessori: Giovanni Giolitti e Benito Mussolini. Il primo, un Mario Draghi senza avere l’aplomb dell’ex governatore della Bce, passò alla storia come ministro della malavita o dei Prefetti e creò le premesse psicologiche per l’avvento del fascismo al cui primo governo votò perfino la fiducia; Mussolini, invece, finì appeso a testa in giù a Piazzale Loreto

– Enzo Ciaraffa –

Oltre all’antivaiolosa inoculatami sul braccio quando ero bambino, lungo tre carriere militari sviluppatesi nel corso di quasi mezzo secolo – soldato di leva, sottufficiale, ufficiale – sono stato sottoposto ad un numero incredibile di vaccinazioni e profilassi specialmente quando era previsto il mio impiego in regioni del Terzo Mondo. Anzi, aggiungo che perfino per andarmi a sposare dovetti vaccinarmi! Eravamo, infatti, nel 1973 durante i mesi del colera in Campania, dove risiedevo e prestavo servizio, sicché per farmi concedere la licenza matrimoniale e raggiungere la promessa sposa fuori regione, dovetti esibire la dichiarazione con la quale l’ufficiale medico del reparto attestava di avermi vaccinato contro il colera. Essendomi, poi, tranquillamente sottoposto anche al ciclo di vaccino anti Covid credo, a questo punto, di essere tra gli individui più vaccinati d’Italia se non d’Europa.

Ebbene, saltando apparentemente di palo in frasca, rendo noto di essere – come concezione esistenziale più che per una scelta politica – un accanito liberal conservatore e un irriducibile avversario di ogni totalitarismo, ragione per cui non potrei mai provare la ben minima inclinazione per il fascismo o per il comunismo. Questa premessa si è resa indispensabile perché, a riprova di quanto sia in pericolo la libertà di pensiero nel nostro Paese, oggi chi voglia soltanto criticare l’imposizione dei vaccini e del Green pass, la politica del governo e quella del Pd convolato a nozze morganatiche col M5S, si ritrova invariabilmente scaraventato nella Geenna dei no vax o, peggio ancora, nella lista dei fascisti. Anzi, qualsiasi manifestazione di piazza che non abbia avuto il preventivo marchio di democraticità Doc da parte del Pd viene etichettata come la risorgenza del fascismo, dimenticando che sono stati i compagni (prima e dopo il fascismo) a inventarsi il picchettaggio, la violenza di piazza, le occupazioni abusive, gli espropri proletari e gli assalti ai negozi della grassa borghesia. Ed è anche il caso di ricordare che la “violenza come levatrice della storia” diventò il pallino di un altro facinoroso sinistrorso come il primo Mussolini quando era socialista e direttore dell’Avanti.   

Chiarito, spero, che pur essendo contrario al Green pass obbligatorio non potrei essere additato come un no vax o nostalgico del ventennio senza far ridere i polli a crepapelle, vengo alla domanda che in questi giorni sta suscitando un polverone di come non se ne vedeva dagli anni Settanta del secolo scorso: in Italia esiste davvero un ipotetico pericolo fascista? Ipotetico? Signori, forse non ve ne siete accorti, ma in Italia siamo già in una situazione di prefascismo! E per dimostrarlo non v’è bisogno di ricorre a supposizioni, un esercizio questo in cui, lo ammetto, esiste gente molto più brava di me nella Sinistra, ma alla fredda comparazione di ciò che accadeva in Italia al tempo del fascismo e ciò che, invece, accade da quando ci governa il Centrosinistra. Qualcuno obietterà che oggi ad appoggiare il governo Draghi troviamo anche Forza Italia e la Lega, che di centro e di sinistra proprio non sono. Questo è vero se non fosse che esse vi contano più o meno quanto il due a briscola, essendo la maggioranza parlamentare saldamente in mano al Centrosinistra che, da quanto dicono i rilevamenti, non è più maggioranza nel Paese.

Ecco, a proposito di comparazione per capire che il fascismo è già in parte presente in Italia, prendete dieci cose che non si potevano fare durante la dittatura e sovrapponetele a ciò che, nel medesimo campo, non si possono fare tutt’oggi, per legge o per imposizione psicologica della Sinistra, e vi accorgerete che, a parte la diversa carta nella quale sono imballate certe leggi, esiste una preoccupante similitudine tra il fascismo di ieri e quello avanzante nel nostro Paese. Per ragione di spazio ne cito soltanto una di similitudine: il fascismo s’inventò il reato di radunata sedizione, il governo Conte Due, invece, il divieto di assembramento applicato oltremisura.

Dopo l’assalto alla sede della Cgil, da parte di alcuni facinorosi di Forza Nuova e non solo, nel governo s’incomincia a parlare apertamente di scioglimento di partiti e movimenti politici. Il vice segretario del Pd, Giuseppe Provenzano, ha addirittura lanciato la proposta di sciogliere Fratelli d’Italia, il primo partito italiano, in modo che il Pd possa governare il Paese col suo striminzito 18%. Beh, se non sono pulsioni fasciste queste. Ma a chi giova tutto questo gridare della Sinistra al lupo dove il lupo non c’è nonostante che un magistrato antiterrorismo equidistante – Alberto Nobili –  ha spiegato che sabato 9 ottobre, all’assalto della sede della Cgil non c’erano soltanto i militanti di Forza Nuova ma anche anarchici ed estremisti di sinistra? Purtroppo è proprio questo che la Sinistra finge di non capire: gli estremismi, anche quelli ai quali essa strizza da anni l’occhio, finiscono sempre per toccarsi, in quanto sono il prodotto delle stesse cause come la debolezza del governo incastonata in un sistema marcescente dal punto di vista giuridico, politico, etico ed economico. Purtuttavia, nessuna persona di normale buonsenso affermerebbe che il Partito Comunista fu volutamente complice delle uccisioni perpetrate dalle Brigate Rosse soltanto perché queste nacquero da una sua costola ideologica.

Ma stavolta il Centrosinistra e il governo hanno commesso l’errore che solitamente commettono tutte le dittature: hanno sottovalutato l’attaccamento di una crescente fetta di popolo ai propri diritti civili, come la libertà di lavorare e di non voler essere schedati dallo Stato per poterlo fare, uno Stato che sovvenziona i nullafacenti e penalizza i lavoratori e coloro che hanno lavorato una vita. E quanto questo governo sia lontano dal popolo autentico sta nel fatto che, coloro i quali hanno iniziato a rialzare la testa contro la sua protervia, sono stati proprio quei “buzzurri” dei portuali, coloro che una volta, assieme ai metalmeccanici, costituivano le Sturmtruppen della Cgil e della Sinistra. I portuali di Trieste, infatti, assieme agli autotrasportatori avevano minacciato di bloccare il porto friulano se il governo non avesse ritirato l’obbligo del Green pass nei luoghi di lavoro.

L’iniziativa dei portuali triestini avrebbe potuto trascinarsi appresso quella di altri porti bloccando, così, il traffico commerciale e i rifornimenti dell’intero Paese. Sulla loro iniziativa si poteva essere d’accordo o meno, certo è che troviamo oscena una dichiarazione rilasciata del prefetto di Trieste il giorno prima che iniziasse la manifestazione: «Sostanzialmente quella di domani è una manifestazione presentata come sciopero. Non è stata convalidata dalla Commissione di Garanzia quindi è una manifestazione non autorizzata che impedisce l’accesso dei lavoratori al porto e blocca l’attività. Si configura cioè come interruzione di pubblico servizio, quindi è perseguibile. Non è previsto l’arresto ma una denuncia per gli organizzatori». Una intimidazione-minaccia bella e buona calata come una mannaia sui lavoratori nell’assordante silenzio del sindacato troppo preso a fornire supporto esterno alle elezioni comunali del Centrosinistra. Infatti, preso dal timore, il responsabile sindacale dei portuali triestini si è “spintaneamente” dimesso. Il giorno dopo è arrivata la Polizia con idranti e manganelli per sgomberarli senza che nessuno, tra sindacati, media e politici di sinistra, fiatasse. Da parte nostra fidiamo che cotanto Prefetto ponga il medesimo zelo per togliere dalle strade i delinquenti nostrani e quelli che, a ondate successive, ci arrivano dall’estero. Ma non ci contiamo.

 Il resto lo hanno fatto i media che praticamente hanno oscurato le notizie provenienti dai porti della penisola, nel mentre plaudivano alla fermezza di Draghi e ai 100.000 lavoratori antifascisti (Repubblica ne contava addirittura 200.000!!) che hanno riempito Piazza San Giovanni a Roma, guarda caso mentre i romani erano sulla soglia delle urne per scegliere tra il candidato di sinistra Gualtieri e il bieco “fascista” Michetti che, giusto per ritornare agli anni Settanta, è stato pure minacciato da sedicenti Brigate Rosse. Nelle stesse ore – ma forse il sindacato di Landini non la sapeva –  morivano sul lavoro due poveri operai in Abruzzo e Toscana, confermando la nefasta media di tre morti al giorno per poter portare un pezzo di pane a casa.  Capite adesso quale clima si respira e come intende la democrazia la Sinistra di questo disgraziato Paese? A ciò aggiungiamo che, dal ventennio in poi, mai avevamo visto tanta, entusiastica propensione dei media ad appendersi da soli per le palle ad una sorta di autocensura!  Sì, perché la maggior parte di essi è talmente appiattita sul potere che, ormai, non è più in grado di capire quando è in atto una battaglia sui diritti civili previsti dalla Costituzione e, come si sa, i principi sono scomodi, soprattutto per chi li dovrebbe praticare a partire da una corretta informazione sul Green pass ad esempio. Però, stando alla vulgata corrente, il pericolo per la democrazia in questo Paese sono quei due cazzoni di Salvini e Meloni anche se nessuno riesce a spiegarne, in modo non surreale come e perché.

A Mario Draghi vorremmo, infine, chiedere fino a quando pensa di poter governare questo Paese ricorrendo ai manganelli della Polizia ed ai prefetti come fecero due suoi predecessori: Giovanni Giolitti e Benito Mussolini. Il primo, un Mario Draghi senza la scorza signorile dell’ex governatore della Bce, passò alla storia come “ministro della malavita”; il secondo finì appeso a testa in giù a Piazzale Loreto. Per carità, non auguriamo niente del genere ai nostri attuali governanti se non ricordar loro che la storia, prima o poi, è solita processare quelli che ne sembrano gli invincibili protagonisti. 

E, comunque, l’idea di avere al Quirinale ancora Draghi (ormai le cariche istituzionali sono diventate interscambiabili…), come dire il proconsole dell’Ue e del Fondo monetario internazionale, ci ripugna anche se il sistema ruotante intorno al Centrosinistra (ah, i miliardi del Recovery Plan quante cose sono riuscite a comprare…) sembra vincente, per lui e per i criptofascisti al governo si annunciano fosche nubi all’orizzonte perché a Trieste ha messo la testa fuori dal sacco un’entità che le dittature, chissà perché, trascurano sempre e che, prima o poi, le spazza via: si chiama POPOLO.

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