Oh, Rosy, sei impagabile!
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Non si capisce perché i No Tav, gli anarchici e i facinorosi dei centri sociali, che in quanto composti prevalentemente da giovani sono movimentisti, dovrebbero farsi trascinare da un bacucco che blatera di fantomatiche smacchiature di giaguari, di pettinatura di bambole e di scogli stesi al sole ad asciugare
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Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera dello scorso 12 ottobre, la piddina Rosy Bindi ha dato l’ennesima riprova che aveva ragione il suo compagno di partito Mino Martinazzoli (che non la poteva soffrire perché la riteneva una cattocomunista) quando coniò per lei la battuta «È più bella che intelligente», anche se tentarono di attribuirsene la paternità Vittorio Sgarbi e Silvio Berlusconi.
La signora Bindi, infatti, nella suddetta intervista, a proposito delle fibrillazioni all’interno del cosiddetto campo largo, riteneva che per eliminarle ci vorrebbe un federatore da trarsi dal gruppo dei mitologici senescenti del Pd: «Si scelga un padre nobile del centrosinistra e gli si affidi il compito di unire attraverso la squadra e il programma. Poi tutti a fare campagna, da subito». E fa anche il nome di quello che secondo lei potrebbe essere il padre nobile, ovvero Pierluigi Bersani. Si tratta, evidentemente, di un amore di vecchia data visto che lei aveva già sostenuto il Pierluigi nazionale durante le primarie nel Pd del 2009. Ma, ritornando da dove siamo partiti, perché anche questa volta Rosy Bindi avrebbe dato vieppiù sostanza alla velenosa battuta di Martinazzoli? Per almeno due ragioni.
La prima. Nell’intervista essa ha sostenuto che il presidente della Repubblica, che secondo lei sapeva in anticipo dei ricorsi, avrebbe firmato in un lampo la legge elettorale licenziata dal Parlamento allo scopo di consentire «…alla Consulta di decidere sui ricorsi che sono già pronti e di esprimersi prima della data delle prossime elezioni, così che non si formi un altro Parlamento eletto con una legge poi dichiarata illegittima». Come dire che il capo dello Stato (garante e custode della Costituzione) si sarebbe messo d’accordo sottobanco con i ricorrenti addirittura prima del ricorso ufficiale e, poi, avrebbe dato avallo, senza nessuna riserva, ad una legge votata dal Parlamento sovrano soltanto per farla dichiarare al più presto incostituzionale, mettendo così la Consulta e il Quirinale nella scomoda posizione di doversi sputtanare a vicenda per dissipare il sospetto di una combine. È noto a chi ci segue che Mattarella non è mai stato il nostro presidente della Repubblica ideale, però attribuirgli una tale (ir)responsabilità ci sembra perlomeno intempestivo. Non che gli sherpa del presidente non siano capaci di suggerirgli queste ed altre porcate, ma per adesso sono soltanto delle pesanti illazioni.
La seconda ragione che, secondo noi, porta una cascata di acqua alla tesi che Rosy Bindi sia più bella che intelligente è proprio nell’endorsement da lei fatto a Pierluigi Bersani come federatore del campo largo. Ma come, prima vi fate paladini del diritto di voto a sedici anni, poi sperate che i giovani scelgano un residuato della “prima repubblica” che veleggia verso gli ottant’anni! E diteci, perché gli aspiranti al reddito di cittadinanza, gli immigrati, i No Tav, gli anarchici e i facinorosi dei diversi centri sociali che in quanto composti prevalentemente da giovani sono movimentisti, dovrebbero farsi conquistare da un bacucco? Magari la constatazione non vi inorgoglirà ma, vedete, l’elenco appena snocciolato è la vostra base elettorale. Tra l’altro, i giovani di Bersani non conoscono neppure la storia e l’esistenza in vita; al massimo saranno i loro nonni volenterosi a spiegare che si tratta un coetaneo un po’ svampito, solito blaterare di smacchiature di giaguari, di pettinatura di bambole e di scogli stesi al sole ad asciugare.
La verità, signora Bindi, il vostro dramma se vogliamo, è che non sapete dove andare a sbattere la testa, chi scegliere per uscire dal cul-de-sac in cui vi siete infilati sulla leadership. Oddio, non vorremmo essere proprio noi a suggerire delle buone idee a coloro che consideriamo una iattura per l’Italia, ma l’unico federatore con qualche possibilità di successo alle prossime elezioni potrebbe essere l’unico animale politico dell’ultima generazione rimasto nelle vostre fila, un personaggio che, però, nel campo largo è visto come un foruncolo senza testa sulle chiappe: Matteo Renzi.
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