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Se Salvini è sovranista gli tirano le pietre, se è europeista pure

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Salvini
Il vero problema di Salvini oggi non è la solidità della sua conversione europeista ma la mancanza di un programma ed è proprio per questo che l’intellighenzia della Lega ha condiviso la scelta di affiancare il tentativo di Mario Draghi che, a quanto pare, un progetto di governo del Paese in testa ce l’ha, anche se di difficile realizzazione con i grillini a bordo. Ora però, vicino a cotanto maestro, che nel bene e nel male è il migliore attualmente  sulla piazza, il segretario della Lega deve fare apprendistato bene e in fretta se vuole porsi credibilmente in Europa e alla guida del Paese
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Salvini, come lo fu a suo tempo Berlusconi nella cosiddetta prima repubblica, è diventato la foglia di fico con la quale i partiti della malnata, e malmessa, terza repubblica cercano di coprire imbrogli, limiti, tradimenti e malefatte varie: basta agitare lo spauracchio del segretario leghista e tutto si giustifica, anche le nefandezze costituzionali ed istituzionali! Perfino la compravendita, alla luce del sole, di senatori e deputati per mantenere al potere Conte e la sua corte dei miracoli. E pensare che nel 2008 Silvio Berlusconi finì indagato, e poi condannato, dalla magistratura per molto meno.

In verità, Matteo Salvini il fianco per essere demonizzato dagli avversari lo ha, fino ad oggi offerto spesso e volentieri perché dal Papeete in poi ha compiuto più di qualche errore come quello, ad esempio,  di personalizzare la lotta politica a scapito soprattutto a della sua  immagine di leader affidabile, com’è vero che fino a qualche giorno fa non aveva un preciso programma politico in testa e se lo aveva non ce ne siamo mai accorti. Purtuttavia  ha deciso di fare un passo che deve fondare per forza su di una certa ponderatezza, come quello di abbracciare in una sola volta sia il progetto di governo del premier incaricato Mario Draghi che il progetto europeo, votando a favore del Recovery Fund al parlamento di Bruxelles, scostandosi dagli altri sovranisti europei, come la francese Marine Le Pen e il tedesco Joerg Meuthen. In pratica la Lega a Bruxelles ha votato esattamente come il Centrosinistra e tutti gli altri partiti europeisti. A questo punto dovrebbero essere tutti contenti, Draghi, la Sinistra, gli immigrazionisti e gli europeisti doc, eccetera. Manco per niente.

Infatti,  la svolta del leader leghista non ha convinto il PD, i Grillini ed alcuni media che già parlano apertamente di strumentalizzazione, di un falso europeismo finalizzato unicamente a mettere le mani sulla gestione dei soldi del Recovery Fund. Dubbi legittimi, per carità, se non fosse che essi provengono da partiti che, non più tardi di una settimana fa, hanno fatto addirittura cadere un governo perché non sono riusciti a mettersi d’accordo sulla gestione dei soldi che dovrebbero arrivare da Bruxelles. Come dire che se, in astratto, la predica moralistica ci può stare, i predicatori fanno ridere.

Peraltro, a favore della sincerità dell’appoggio di Salvini a Draghi e della sua conversione, gioca il fatto che l’uomo non è nuovo a mutamenti radicali, a dei veri e propri ribaltamenti di posizione. Nel 2013, ad esempio, egli ereditò un partitello locale con aspirazioni secessioniste, la Lega Nord, piena di debiti e con il 4% dei consensi. Ebbene, con una coraggiosa svolta in senso nazionale, in otto anni ne ha fatto, stando ai rilevamenti ufficiali,  il primo partito del Paese.

Il vero problema di Salvini oggi non è la solidità della sua conversione europeista (che sarebbe efficace  anche se  fosse strumentale…) ma la mancanza di un programma ed è proprio per questo che l’intellighenzia della Lega ha condiviso la scelta di affiancare il tentativo di Mario Draghi che, a quanto pare, un progetto di governo del Paese in testa ce l’ha. Ora però, vicino a cotanto maestro che nel bene e nel male è il meglio che offre la piazza, il segretario della Lega deve fare apprendistato bene e in fretta se vuole porsi credibilmente in Europa oggi e, parallelamente, alla guida del Paese domani senza avere pregiudizialmente  contro mezzo mondo.

Tanto per il Centrodestra di governare oggi non se ne parla perché anche Draghi, per fare il governo che vuole Mattarella, si è calato le brache a Grillo che avrà il suo Ministero della Transazione Ecologica da esibire tra poche ore sulla piattaforma Rousseau per cercare di rabbonire la base del M5S. E così ritorneremo a quella decrescita felice, così cara ai Grillini, che unita alla decrescita infelice già in atto a causa della pandemia, è garanzia certa di disastri futuri in campo economico, industriale ed occupazionale. Ma con i grillini a bordo temiamo che neppure la barca di Draghi andrà molto lontana, perciò Salvini si faccia trovare pronto e preparato a governare sul medio termine e, soprattutto, curi di non invelenire i rapporti con Fratelli d’Italia.

Per adesso il governo (di Mattarella) si farà e prenderà pure una vagonata di soldi da Bruxelles. E poco conta che poi li metteremo in mano ai Grillini il che, come si dice a Napoli, equivale a mettere quell’ambita “cosa” dei maschietti adulti  in mano ai bambini. Bonus monopattini, banchi con le rotelle e fallimentare piano di vaccinazione docet. 

Ebbene, nel confronto con questa gente perfino Salvini, nonostante le pietre che gli piovono addosso, potrebbe uscirne come il “tessitore” per antonomasia della nostra storia. E parliamo di Cavour sperando che questi, incazzato per cotanto paragone, non schizzi fuori dalla tomba  per venire a sputarci tutti quanti in faccia, lui che l’Italia la costruì mentre noi … .

Perciò, per il bene vero del Paese, Salvini si metta sotto a studiare ed a fare i compiti a casa, per affrontare da leader e non da trippato capopopolo i prossimi, difficili esami.

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