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Il destino politico di Elly tra Bari e Bruxelles

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Decaro
La segretaria del Pd sarà anche una tardo-sessantottina, ma di certo non è fessa. Il discusso sindaco di Bari è uno degli aspiranti alla sua successione nel caso le elezioni europee dovessero rivelarsi un mezzo disastro per il partito. Ma un candidato discusso ed eventualmente ridimensionato dalle urne delle elezioni europee non potrebbe aspirare a scalzarla dalla segreteria

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Nei giorni scorsi, come già avvenuto in passato a opera di altri ministri dell’Interno contro Amministrazioni comunali di ogni colore politico in odore di commistioni con associazioni malavitose, Matteo Piantedosi ha nominato una commissione per vagliare l’esistenza o meno dei presupposti per lo scioglimento, per infiltrazioni mafiose, della Giunta di sinistra che governa il Comune di Bari, del quale è sindaco Antonio Decaro. Il ministro non ha fatto altro che applicare i disposti di una legge varata nel 1991 dall’ultimo governo di Giulio Andreotti, fino a oggi sempre gioiosamente applicata anche dai governi di centrosinistra.

Eppure, proprio da quelle parti è stato tutto uno stracciarsi di vesti per l’affronto fatto al sindaco e alla città capoluogo della Puglia e, per rendere visibile tale “sdegno”, assieme ai sindacati (che non si capisce che cazzo c’entrino nella querelle), lo scorso 23 marzo la Sinistra ha portato un po’ di baresi in piazza con lo slogan “Giù le mani da Bari”. Sennonché quando uno dei presenti, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, è salito sul palco eretto nella Piazza Ferrarese per fare un endorsement a Decaro e una filippica contro il ministro degli Interni… ha invece dato indirettamente ragione al ministro e inguaiato il sindaco che voleva appoggiare. Ma, poi, lo voleva veramente appoggiare?

Infatti, una volta salito sul palco, Emiliano ha raccontato in modo chiarissimo un episodio che una ventina di anni addietro lo vide protagonista in veste di sindaco di Bari, allora che (lui, un ex magistrato!) raccomandò l’assessore Decaro alla sorella del boss del Borgo Antico, Antonio Capriati, con parole tipiche del gergo mafioso: «È assessore mio […] Quindi, se ha bisogno di assistenza, te lo affido». E non c’è possibilità di avere equivocato le parole di cotanto governatore democratico perché il video del suo discorso sta circolando sul web già dalla scorsa domenica. Basta soltanto andarlo a cercare.

Ma la pochade non è finita, perché Decaro ha successivamente dichiarato che il governatore della Puglia si era sbagliato perché la pistola con la quale sarebbe stato a suo tempo minacciato forse era soltanto un dito in tasca e che lui dalla sorella del boss Capriati non c’è mai andato e che, anzi, manco la conosce. E subito dopo un quotidiano nazionale pubblica una foto con lui abbracciato alla sorella e alla nipote del menzionato boss. Per onestà intellettuale bisogna premettere che, stante la moda del selfie col personaggio famoso, oggi è molto facile per un politico finire in qualche scatto assieme a persone poco raccomandabili alle quali, evidentemente, egli non ha potuto chiedere la carta d’identità prima di farsi fotografare: lo stesso presidente Mattarella a Sanremo 2023 ha fatto un selfie con Chiara Ferragni che dopo pochi mesi è finita nella bufera della beneficenza suppostamente farlocca… lui mica poteva saperlo prima.

In effetti, il problema che coinvolge Decaro, Emiliano e tutto il Pd, sia a livello locale che nazionale, oltre che di credibilità morale, è soprattutto di natura politica. Infatti, il “partito dei magistrati” guidato da una tardo-sessantottina come Elly Schlein, per essere coerente dovrebbe ufficialmente condannare le parole del suo proconsole pugliese, attendere fiducioso gli esiti delle indagini della Magistratura sulle municipalizzate di Bari e le conclusioni della commissione inviata dal ministro. In ogni caso, comunque siano andate le cose in passato e comunque andranno nel futuro prossimo, resta il fatto che Decaro ne esce sputtanato.

E che cosa fa la segretaria del Pd? Lo propone come candidato di punta alle elezioni europee di giugno perché è «…uno dei più bravi sindaci d’Italia». Azzz… direbbero a Napoli, e meno male che è uno dei più bravi! Non si capisce quale successone potrebbe avere nelle urne un candidato che, consenziente o meno, fu raccomandato ai boss della città della quale era assessore e oggi sindaco… ma un suo flop nelle urne è proprio ciò che vuole la segretaria!

Vedete, Elly sarà anche una tardo-sessantottina che quasi sempre non conosce l’argomento del quale parla, sarà anche un’Agit Prop con mezzo secolo di ritardo, ma di certo non è fessa. Come molti ricorderanno, Emiliano e Decaro (oltre a Bonaccini che vorrebbe riprendersi la segreteria che gli fu scippata il 26 febbraio del 2023…)  sono gli aspiranti alla sua successione nel caso le elezioni europee dovessero rivelarsi – com’è probabile – un mezzo disastro per il Pd. Posto che Emiliano si è fatto fuori da solo e Bonaccini sta in silenzio a tessere la sua tela aspettando che la mosca vi resti impigliata, a proposito di Decaro la domanda è: un candidato sputtanato in casa ed eventualmente ridimensionato dalle urne europee potrebbe ancora aspirare a scalzare l’attuale segretaria? Evidentemente no.

E poi? E poi, sperando che il Pd non abbia come obiettivo la propria estinzione, o verrà fuori il moderato Bonaccini, o Elly continuerà ad andare avanti come ha fatto fino a oggi, fino a quando non avrà consegnato il Pd ai grillini e il governo del Paese al Centrodestra per i prossimi vent’anni. Nanni Moretti, della stessa parrocchia della Schlein peraltro, concluderebbe nel seguente modo: «Continuiamo così, facciamoci del male!».

(Copertina di Laura Zaroli)

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