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La sindrome di Masaniello

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Anche se l’interessato non se n’è accorto, una maledizione sembra aleggiare su Luigi Di Maio che, catapultato dalla vendita di panini e gazzose sulle gradinate dello stadio San Paolo alla guida potenziale del governo italiano, sta già dando segni se non di pazzia certamente di marasma funzionale

– Enzo Ciaraffa –

Tommaso Aniello, meglio noto alla storia come Masaniello, fu quel pescivendolo

Aniello_Falcone_-_Ritratto_di_Masaniello

“Ritratto di Masaniello” di Aniello Falcone (Napoli – Museo Nazionale di San Martino)

napoletano che il 7 luglio del 1647 capeggiò una rivolta contro il malgoverno della Spagna. La rivolta ebbe un immediato successo soltanto che Masaniello, ubriacato dal potere e dal delirio di onnipotenza che i nobili gli avevano costruito intorno per isolarlo dal popolo, non riuscì a combinare niente di buono. Nel giro di una decina di giorni, infatti, fu ucciso proprio da cotanti sostenitori che lo accusarono di essere impazzito fino al punto di nominare la moglie principessa della sardella. Fu così che – nel giro di appena dieci giorni! – il capopopolo napoletano fu eliminato grazie anche al concorso fornito da quello stesso popolo che pochi giorni prima gli aveva consegnato le chiavi della Napoli Vicereale.

La maledizione del potere che puntualmente seduce i parvenu e le mezze calzette, sembra oggi aleggiare anche su Luigi Di Maio che, catapultato dalla vendita di panini e gazzose sulle gradinate dello stadio San Paolo alla guida potenziale del governo italiano, sta già dando segni se non di pazzia certamente di marasma funzionale. Egli, infatti, si dice uomo di cambiamento e poi minaccia di fare un governo con un partito che, oltre ad averle prese di santa ragione nelle urne, è stato il più acerrimo nemico del cambiamento tant’è che ha concepito una legge elettorale da girone dantesco proprio per evitare tali cambiamenti, a partire da quello di non far vincere il M5S nelle urne.

Come fecero con Masaniello 370 anni fa, i marpioni della politica stanno facendo del tutto per far sentire insostituibile ed onnipotente il nostro paninaro pensando di ripeteredownload con lui il gioco che in tempi più recenti riuscì anche con Bossi e con Fini i quali, una volta portati sugli scudi ed “usati” in funzione anti Cavaliere, furono buttati nella pattumiera della storia come stracci vecchi.

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che, nonostante tali storiche similitudini, Di Maio non ha ancora nominato nessuna principessa della sardella nelle istituzioni.

No? Andate a chiederlo a Paola Taverna appena dirottata dal Giggino nazionale alla vice presidenza del Senato e, magari, vi toglierete ogni dubbio…

 

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