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Fino a che punto possono coesistere gli opposti?

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La sfilza di convivenze contro natura sta dando origine, in Italia e nel mondo, a paradossi che nel giro di poco porteranno alla scomparsa della Sinistra come idea aggregante del popolo, e a quella della Chiesa come idea aggregante dei credenti, ma ciò segnerà anche la crisi irreversibile dell’Unione europea e dell’Occidente, diventati i sacerdoti di due processi che mineranno la loro esistenza un po’ alla volta: la mondializzazione e l’immigrazionismo
– Enzo Ciaraffa –

 Quando sul principiare degli anni Settanta mi recai a Roma presso il ministero della Difesa – come dire presso uno dei primi capisaldi della legalità dello Stato – rimasi senza parole… in quegli interminabili e angusti corridoi alcuni uscieri vendevano sigarette di contrabbando!

Ebbene a distanza di tanti anni mi assillano ancora gli stessi interrogativi di allora: perché in Italia riescono a convivere, tranquillamente, due opposti come legalità e illegalità, diritto e sopruso fino al punto che quest’antinomica coesistenza è entrata a fa parte del nostro Dna? E tutto questo dove ci porterà?

Già lo Stato unitario monarchico ebbe tra i suoi artefici quelli che erano stati i suoi avversari. Difatti, Mazzinie Garibaldi (e anche Cavour da ragazzo) professavano idee tutt’altro che monarchiche: il primo Giuseppe era stato un irrimediabile repubblicano mentre il secondo un confuso socialista, come dire che i due Giuseppe del nostro Risorgimento furono fautori e, nello stesso tempo, avversari di quello Stato monarchico che stavano contribuendo a realizzare. Siffatta originaria incoerenza segnò profondamente la nascita del nuovo Stato che venne edificato su di un’impalcatura istituzionale di tipo inglese – che era decentralizzata – la quale però nel caso italiano dovette convivere con il rigido centralismo dello Stato monarchico… insomma anche nell’Italia unificata presero a coesistere gli opposti come, tanto per iniziare, decentralizzazione e centralismo. Di coesistenza in coesistenza arrivammo al fascismo-antistato il quale, per oltre vent’anni, filò d’amore e d’accordo con lo Stato liberale, cioè col suo opposto.

Una volta crollata la dittatura fascista, la monarchia cercò di riaccreditarsi presso gli italiani e stava per riuscirvi con l’appoggio di un’altra forza politica anti monarchica, quella comunista, la quale aveva come missione fondante il compito di abbattere lo Stato liberale e tutte le monarchie. Eravamo nel nefasto biennio 1943-1945, un periodo in cui il popolo italiano, già lacerato da una profonda crisi di identità, fu sul punto di divorziare dallo Stato liberale e darsi al marxismo, e se ciò non avvenne fu per l’opera di un’altra istituzione anti-Stato, la Chiesa. Essa infatti nel suddetto biennio surrogò la monarchia laica nella funzione di garante dell’unità nazionale, come dire che dopo appena 70 anni da quando Pio IX aveva definito l’Italia unita come «Il trionfo della più perfida rivoluzione», la Chiesa fece del suo meglio per conservare all’Occidente il frutto di quella perfida rivoluzione. Ebbene questi due avversari convissero così bene fino agli anni Sessanta del Novecento che, in alcuni frangenti, divennero quasi la medesima cosa.

Poi vennero la conferenza di Yalta, i blocchi militari, la guerra fredda e la minaccia dell’olocausto nucleare ad irreggimentare l’umanità: o con i russi, o con gli americani! Ma quando tali blocchi crollarono assieme al muro di Berlino, i popoli decisero di non volere più stare insieme per paura ma per scelta e, soprattutto, volevano contare molto di più nelle decisioni che lo Stato prendeva a loro riguardo.

Nel caso italiano, di quest’ansia di contare si fece portatore un movimento politico che di più anti-sistema non ne esisteva, la Lega Nord. Ovviamente, come già aveva fatto con socialisti, fascisti, qualunquisti e comunisti, il sistema di potere tentò di assimilarla senza pagar dazio, cioè senza dare nulla in cambio, non capendo che il tentativo era destinato all’insuccesso perché l’autonomia che chiedeva la Lega (la secessione fu una forzatura tattica) era patrimonio dell’Europa comunitaria nella quale, già agli esordi della Lega, erano oltre 100 le regioni dotate di una qualche autonomia amministrativa.

Poi venne la partecipazione della Lega Nord ai governi del Cavaliere e, nonostante i suoi obiettivi non fossero più così dirompenti, faceva senso vedere appaiati nel governo, in una ennesima, antinomica coesistenza la Lega Nord avversaria dello Stato centralista, e forze politiche come Alleanza Nazionale e Forza Italia che più centraliste non potevano essere!

La Lega Nord di governo dello Stato centralista e allo stesso tempo propugnatrice del suo sfascio, è stato soltanto uno degli esempi delle convivenze contro natura che sono state all’origine del dramma del nostro sistema politico, giuridico e amministrativo, il quale affetto da tali perversioni ereditarie riesce ad essere tutto ed il contrario di tutto: europeista e terzomondista, tecnologico e luddista, repressivo e garantista, inefficiente e pretenzioso.

Sennonché si sono prese il palco della politica altre due coppie di sofferti conviventi: Chiesa-Sinistra e Lega-M5S. Ebbene, se consideriamo che l’attuale Sinistra è, nel suo insieme, figlia putativa di quel Partito comunista che la Chiesa scomunicò appena settant’anni fa, non si capisce quali possano essere le ragioni che oggi tengono in piedi l’inedita coppia se non l’interesse, mentre si capisce benissimo che cosa tiene unita la seconda, malmessa coppia convivente: l’idea di uno Stato diverso da ciò che è stato fino ad oggi. Insomma anche in questo caso ci troviamo alla presenza d’obiettivi perseguibili soltanto mediante l’incoerenza dei principi fondanti.

Questa sfilza di convivenze contro natura, peraltro, sta dando origine a dei paradossi che, sul medio termine, porteranno irreversibilmente alla scomparsa della Sinistra come idea aggregante del popolo e a quella della Chiesa come idea aggregante dei credenti, ma segneranno anche la crisi dell’Unione europea e dell’Occidente, sacerdoti di due processi che un po’ alla volta mineranno la loro esistenza: la mondializzazione e l’immigrazionismo.

La mondializzazione non ha portato a nessuna, realistica presa di coscienza comune dei tanti problemi politici, economici e sociali che affliggono l’umanità, perché essa ha sì mondializzato i problemi ma ne ha nazionalizzato le soluzioni come dimostra il Trattato di Aquisgrana, siglato da Germania e Francia lo scorso 22 gennaio, che pur facendo parte dell’Unione europea ne hanno rappresentato la plastica disunità mettendosi d’accordo tra loro.

L’immigrazionismo acritico, invece, approfittando del cavallo di Troia della suddetta mondializzazione, darà il colpo finale alle residue difese identitarie dell’Italia, dell’Europa, dell’intero Occidente e, soprattutto, della Chiesa di Roma. Ciò in virtù della principale caratteristica dell’ondata migratoria di questi anni, la fede religiosa islamica della maggior parte degli immigrati per molti dei quali gli ordinamenti occidentali sono kufr ovvero miscredenza… insomma dei credenti che scappano dai loro Paesi per andare a vivere con dei miscredenti. Ergo, continuando a voler far convivere gli opposti, Chiesa e Occidente si sono fatti protettori dei loro potenziali killer.

Per porre fine allo stravolgimento del Dna identitario dei popoli e alla follia suicida del mondo che conosciamo, non propugniamo una nuova crociata, né la strategia delle cannoniere nel Mediterraneo, ma soltanto una diversa cornice politica ed operativa entro la quale collocare subito, per gestirlo al meglio il fenomeno dell’immigrazione.

Anche perché, secondo noi, i Paesi che scartano a priori questa possibilità, perché appare loro politicamente scorretta, hanno già in mano la gomma che li cancellerà dal governo del mondo. Successe con l’Impero Romano d’Occidente e succederà ancora di questo passo… anche Roma s’illuse di poter far convivere l’impero e il suo nemico, il Cristianesimo.

E sappiamo come andò a finire.

Immagine in evidenza: murales dello street artist TVboy
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