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Aridateci Andreotti

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Quello che uscirà tra poco dal palazzo più noto d’Italia – anche nel caso di una ritrovata e improbabile passione tra Di Maio e Salvini – sarà un governo retto da suicidi per amore della poltrona. Infatti, nessuno degli attori attualmente al centro della scena uscirà politicamente vivo dalla prova anche se, con tali chiari di luna e stante i disposti costituzionali, non si capisce che cosa possa fare il presidente della repubblica se non il notaio della crisi
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Non crediamo, in verità, che a Mattarella dispiaccia l’uscita di scena (per adesso) di Matteo Salvini e siamo sicuri che farà del tutto per evitare nuove elezioni. Tuttavia, in questi giorni abbiamo una grande compassione per lui, perfino più grande di quella che proviamo per il nostro povero Paese.

La domanda che in queste ore molti italiani si pongono è: «Riuscirà l’inquilino del Quirinale a rendere moralmente digeribile un collage politico che, se possibile, sarà anche più incredibile del precedente contratto di governo?». Può darsi, anzi lo riteniamo pressoché certo. Ma allora dove nasce la nostra compassione per la chioma bianca del sacro colle se questa e gli altri attori sulla scena, alla fine, otterranno ciò che volevano? Nasce dal ricordo di una preghiera suggerita dallo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino: «Signore, abbi pietà dei suicidi, risparmia loro l’immortalità».

Sì, perché quello che uscirà tra poco dal palazzo più noto d’Italia – anche nel caso di una ritrovata passione tra Di Maio e Salvini – sarà un governo retto da suicidi per amore della poltrona. Nessuno degli attori, infatti, uscirà politicamente vivo dalla prova… con questi chiari di luna, e stante i disposti costituzionali, che cosa dovrebbe fare Mattarella?

Darsi alle pratiche Vudù e, esortando gli aitanti  Corazzieri a ballare una forsennata macumba assieme a lui, sperare di resuscitare Giulio Andreotti che, anche in condizioni politiche, sociali, economiche e morali così pietose, un governo lo avrebbe fatto di sicuro. E anche prima di ferragosto.

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