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Chiara

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La storia della vita di Chiara Poggi non si presta a sostenere le tamarrate televisive dove ognuno urla la sua verità, dove ognuno ha in tasca l’assassino, dove ognuno non si fa scrupolo di stravolgere la vita di altre persone per fare un po’ di audience

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Riferito a quello che è noto come il delitto di Garlasco, la vittima, Chiara Poggi, è ormai diventata una presenza marginale, quasi un’immagine cinematografica in dissolvenza, mentre i media continuano a ravanare nella vicenda senza andare preliminarmente a sviscerare alcune anomalie che a noi sono apparse tali fin da subito. Due per tutte: è normale che il comandante dei Carabinieri del RIS di Padova, che all’epoca aveva fatto i rilievi sui quali, alla fine, Alberto Stasi fu condannato a sedici anni di carcere in terza istanza, una volta andato in pensione sia passato a fare il consulente della difesa di Andrea Sempio, in pratica dell’anti-Stasi? Ammesso fosse consentito, è stato opportuno da parte di un professionista accorto ed affidabile quale lui dovrebbe essere? La seconda anomalia: perché in presenza di un rapporto privo di contrasti, qual era quello tra Alberto e Chiara, i genitori di questa sono graniticamente convinti che ad uccidere la figlia sia stato il fidanzato? Non vogliamo neppure pensare che il loro convincimento fondi sul timore che, in caso di revisione del processo, dovranno restituire a Stasi la forte somma di denaro fin qui incassata sotto forma di risarcimento.

Nonostante le nostre suddette perplessità, non abbiamo proprio nessuna intenzione di andare ad infilarci anche noi nella querelle da talk show che dura ormai da oltre un anno, anzi, arrivati a questo punto non ce ne importa un bel niente di chi sia stato l’assassino, tra Stasi e Sempio, perché è alla vittima, la limpida Chiara, che vogliamo dedicare qualche pensiero. Intanto, a proposito del lento oblio al quale la poveretta appare destinata, ci siamo chiesti perché di lei si parli sempre meno, e l’unica risposta che siamo riusciti a trovare è che la sua vita non ha avuto nulla di pruriginoso e di equivoco, in quanto è stata la storia pulita di una splendida ragazza di 26 anni seria, riservata, serena e senza grilli per la testa, che viveva in una famiglia normale, anzi, straordinaria per i canoni ispiratori delle famiglie di oggidì. Come dire a chiare lettere che la sua vita non si presta ad alimentare le tamarrate televisive dove ognuno urla la sua verità, dove ognuno ha in tasca il suo personale assassino, dove ognuno non si fa scrupolo di stravolgere la vita di altre persone a margine per fare un po’ di audience o per supportare immaginifiche tesi.

Ebbene, mentre in televisione e sui media in generale si continua a straparlare, accusando o assolvendo Stasi oppure Sempio, noi – certi che ci sentirà pur dalle inenarrabili altezze dove adesso si trova – vogliamo dire alla splendida Chiara che per noi lei resta una figura luminosa in una vicenda triste che adesso sta diventando anche squallida, e lo facciamo con un pensiero attribuito ad Alda Merini: «Ci sono speranze che non muoiono mai | anime che volano via troppo presto | lasciando una scia di luce | che nessun buio potrà mai spegnere». Ma in questa vicenda v’è un’altra (sinistra) luce che nessuno potrà mai spegnere: quella della débâcle di investigatori, di tecnici e della giustizia.

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