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Alla sciagura del Covid si aggiungerà anche la vittoria dei democratici?

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Donald Trump ha avuto il disconosciuto merito di dare uno scossone all’impero del politicamente corretto globale, un coacervo d’interessi economici e politici che, capofila la Cina, sta tentando di portare l’umanità nel suo gregge con l’aiuto di cani da pastori che si chiamano Facebook, Twitter e Google che proprio in questi giorni il Senato americano  ha messo sotto accusa. Ciò anche per come essi, durante la campagna elettorale in corso hanno gestito, oscurandole e/o sterilizzandole, le notizie riguardanti lo scandalo che ha coinvolto Joe Biden e il figlio Hunter per un contorto giro di mazzette che dall’Ucraina arriva dritto fino alla Cina
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Quando alcuni politici con la puzzetta sotto il naso, che è ormai invalso chiamare radical chic, parlano in televisione dei rituali democratici italiani, sono soliti aggiungere spesso che essi non sono comparabili alle grandi democrazie di tradizione anglo-sassone come gli USA, il Canada, l’Australia e la stessa Gran Bretagna. E invece, tra i tanti effetti che l’elezione di Donald Trump del 2016 produsse vi fu la frantumazione di qualche luogo comune sulla perfezione delle democrazie anglosassoni, laddove, in presenza di un particolare meccanismo elettorale, seppur con meno voti complessivi rispetto alla sua rivale Hillary Clinton, il Tycoon divenne il 45° presidente degli Stati Uniti democraticamente eletto.

Il responso elettorale ebbe del prodigioso perché Trump riuscì ad entrare alla Casa Bianca nonostante avesse contro l’establishment americano ed europeo, i media e perfino il papa, e ci riuscì contro ogni pronostico dei cosiddetti esperti che, dopo essersi già sputtanati con la Brexit, raggiunsero il punto più basso di credibilità con quelle presidenziali. In verità neppure i democratici italiani, il PD intendiamo, si fecero i fatti loro nel corso di quella campagna elettorale, tant’è che l’allora presidente della Camera (la terza carica dello Stato) Laura Boldrini, assieme Maria Elena Boschi, ministro per le riforme, a luglio del 2016 non sentirono il dovere della decenza di essere super parte e si recarono alla Convention democratica di Filadelfia a tifare per la Clinton.

Come che fu, non appena si ebbe la certezza che Trump aveva vinto le elezioni, in alcune città americane scoppiò la protesta degli sconfitti democratici al grido di “Not My President”, i quali non si rendevano conto dell’assurdità della loro posizione: dei democratici che non accettavano uno dei pilastri sui quali fonda la democrazia e cioè il il responso delle urne! Se non ricordiamo male, sebbene in modo più soft, era accaduta più o meno la medesima cosa in Gran Bretagna, dopo che – sempre contro ogni pronostico dei cosiddetti esperti – la maggioranza dei cittadini votò per la Brexit.

In verità, la supponenza di essere “i migliori” non è soltanto dei democratici americani, che negli ultimi quattro anni hanno fatto di tutto, anche le cose più infami, come cavalcare la protesta razziale per sovvertire la volontà della maggioranza e cacciare Trump dalla Casa Bianca. Non c’è niente da fare, i democratici americani come quelli di ogni latitudine, si sentono i figli di un Dio maggiore e non importa se in ciò non sono molto dissimili dai feroci Cavalieri Teutonici e dai nazisti, che un tale convincimento lo avevano fatto riportare addirittura sulla placca del cinturone dei soldati: Gott mit uns – Dio è con noi.

Eppure qualsiasi persona intellettualmente onesta, anche se non nutre una particolare propensione per Donald J. Trump, dovrebbe ammettere che, escludendo la pandemia da Covid-19 o virus cinese, grazie a lui gli ultimi quattro sono stati anni buoni per l’umanità. L’America, infatti, ha saputo contrapporsi allo strapotere economico della Cina e, allo stesso tempo, far da paciere e deterrente nel mondo senza ricorrere alla sua immensa forza militare: la Corea del Nord ha abbassato i toni battaglieri dopo settant’anni, l’Iran integralista è stata messa con due piedi in una scarpa, i terroristi palestinesi hanno ridotto le loro attività terroristiche e alcuni Paesi musulmani importanti hanno riallacciato relazioni con Israele grazie al lavorio diplomatico della Casa Bianca.  Non è un caso, infatti, che il terrorismo islamista si stia spostando da quei territori, dove non ha più vantaggiose condizioni ambientali, per colpire in Europa, come drammaticamente dimostra l’attentato di queste ore a Nizza da parte di un radicalizzato tunisino.

Purtroppo la vicenda umana è costellata di avvenimenti che, pur senza proporselo, sono capaci di cambiare il corso della storia. Fino a pochi mesi fa i democratici erano in forte crisi di consensi; oggi, grazie al sopravanzare del Covid-19, sono potuti saltare in groppa al cavallo dell’emergenza sanitaria che, secondo loro, Trump non avrebbe saputo gestire, bollandolo come negazionista nel miglior dei casi. Eppure, anche in questa circostanza il presidente non ha avuto paura di prendere una decisione tra le uniche due che aveva a disposizione: fermare l’America, oppure scegliere di andare avanti. Ha scelto di andare avanti, ma non alla cow boy, come spacciano i suoi avversari, visto che il Dipartimento del Lavoro (rilevazione di settembre) gli ha dato indirettamente ragione stimando che, nonostante tutto, gli occupati sono aumentati di 1,37 milioni e che la disoccupazione è scesa al 8,4%. Certo, tutto questo ha avuto un costo perché è salito il deficit commerciale, ma non si può onestamente sostenere che il Tycoon non abbia saputo gestire la pandemia, anche perché egli ha fatto molto di più: ha saputo gestire l’America e la sua economia in un momento terribile della storia del mondo!

Ma Trump (ed è la cosa che gli perdonano di meno…) ha avuto anche il merito di dare uno scossone all’impero del politicamente corretto globale, il Grande Fratello orwelliano di un coacervo d’interessi economici e politici, che sta tentando di portare l’umanità nel suo docile gregge con l’aiuto di cani da pastori che si chiamano Facebook, Twitter e Google che, non a caso, proprio in questi giorni il Senato ha messo sotto accusa. Ciò anche per come essi, durante la campagna elettorale in corso hanno gestito, oscurandole e/o sterilizzandole, le notizie riguardanti lo scandalo che ha coinvolto Joe Biden e il figlio Hunter per un contorto giro di mazzette che dall’Ucraina arriva dritto fino alla Cina, uno scandalo che è stato coperto in parte anche dall’FBI. Google, peraltro, è stata “attenzionata” anche dall’antitrust italiana che ha spedito le Guardia di Finanza nelle sue sedi.

Donald Trump sarà anche folclorico, diretto, vendicativo, ma è soprattutto, coraggioso ed efficace e, perciò, speriamo che gli elettori americani lo premino. In tal caso essi farebbero un piacere a se stessi e al resto del mondo libero che sta scivolando sempre di più verso le fauci del Dragone cinese.

Che volete, saremo degli inguaribili liberali ma noi l’America dei nonni emigranti, della libertà d’iniziativa per tutti, della democrazia reale,  era dai tempi del Piano Marshall che non la sentivamo così presente nel mondo, così vicina al nostro cuore libertario come nel periodo di Trump alla Casa Bianca.

(Vignetta di Donato Tesauro)

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