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Di Maio dovrebbe smetterla di fare il delegato del Padreterno per andare a moralizzare la casa degli altri, è giunta l’ora che con un minimo di realismo politico inizi a far fuoco con la legna che ha a disposizione se, come sostiene, ha veramente a cuore il futuro del Paese

La Redazione

«Capisco che Salvini abbia difficoltà a sganciarsi da Berlusconi ma da Arcore non può partire nessuna proposta di cambiamento. Non è da lì che può scaturire un governo di 1280px-Camera_dei_deputati_-_XVII_legislatura_(Italia).svgcambiamento ma solo un governo-ammucchiata. Per noi questo film non esiste». Questo è quanto ha affermato qualche ora fa Luigi Di Maio mentre si trovava in Valle d’Aosta.

È certamente vero che da Berlusconi non potrà mai partire nessuna proposta di cambiamento serio perché l’attuale sistema gli fa molto comodo poiché gli calza come un pedalino di taglia abbondante. Ma questo è vero anche per il Pd, tant’è che al Patto del Nazareno il Pd di Renzi e Berlusconi s’intesero alla perfezione.

Allora come si esce dall’impasse?

Se ne potrebbe uscire se Di Maio la smettesse di fare il delegato del Padreterno per andare a moralizzare la casa degli altri: è ora che, con un minimo di realismo, inizi a far fuoco con la legna che ha a disposizione!

Fossimo in lui e negli altri che stanno giocando a nascondino sulla pelle del Paese, mediteremmo su di un punto: nonostante non vi sia un governo in pienezza di sé da oltre un mese, non è aumentato lo spread, le borse vivacchiano esattamente come prima, gli sbarchi d’immigrati sono diminuiti e il Paese è abbastanza tranquillo.

Questo per lui e per l’intera classe politica dovrebbe essere un campanello d’allarme perché può significare soltanto una cosa: la loro presenza non è determinante per la sopravvivenza del Paese.

Anzi…

 

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