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Angelo che se ne va

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morte
Muore la dirimpettaia dell’autore, l’amica di un’età trasognata e felice, l’adolescenza e, tuttavia, egli trova insopportabile una tale vicinanza, perché simboleggia anche la morte dei suoi ricordi più belli. Per cercare di dimenticare quel corpo senza vita appena di là della strada, per sentire ancora vivi dentro di sé giovanili trasalimenti, l’autore si tuffa disperato nelle braccia della propria donna che, senza saperlo, diviene la dispensatrice di rinnovellate speranze.

****

Dell’amore la mia prima fonte

La dolce compagna di un’età felice

Giace fredda nella casa di fronte

Per obliare la morte così dappresso

Mi tuffo nel tuo grembo generoso

Per stordirmi in un disperato amplesso

E ogni guizzo dei tuoi dolci occhi di giada

M’implora di non pensare alla morte

Ma essa mi aspetta: è di là della strada

(V.C.)

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