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Addio Mister President

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Mister President
Quelli di Donald Trump alla guida degli Stati Uniti sono stati anni buoni anche perché, a differenza del suo predecessore-bombardatore, al quale fu dato pure il Nobel per la pace dopo appena sei mesi di permanenza alla Casa Bianca, Mister President non ha portato nessuna guerra in giro per il mondo, non ha bombardato nessun Paese, non ha voluto imporre a nessuno la democrazia a suon di raid aerei come aveva fatto Obama in Libia, e le conseguenze di tale atto le stiamo pagando, in tutti i sensi, noi italiani in un Mediterraneo ormai fuori da ogni nostro  controllo
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Non neghiamo di essere preoccupati per l’entrata di Joe Biden alla Casa Bianca. Perché siamo preoccupati? Perché, a nostro parere, la democrazia americana non è apparsa mai così farraginosa e manipolabile come nei quattro anni della presidenza Trump, anni durante i quali il sistema di potere americano – colto alla sprovvista nel 2016 – ha avuto esattamente quattro anni a disposizione per meditare sui propri errori e per organizzarsi a non far vincere il Tycoon, manipolando l’informazione che ha parteggiato apertamente per il suo avversario.

Stavolta, però, la quasi totalità dei media americani e i principali social hanno giocato sporco, arrivando a censurare il presidente degli Stati Uniti ad ogni stormir di fronde, soltanto perché non diceva le cose nel modo che essi ritenevano unilateralmente corretto, come se fossero essi soltanto i detentori della verità assoluta, impedendo ai due candidati di gareggiare alla pari. Però, questo che è stato un innegabile vantaggio in termini di supporto mediatico per la campagna elettorale del nuovo presidente, potrebbe anche ritorcersi contro di lui in futuro: i social potrebbero averci preso gusto a condizionale l’operato del presidente degli Stati Uniti!

I repubblicani stanno accusando i democratici di aver praticato brogli elettorali per il tramite del voto postale, ma su questa accusa non ci esprimiamo perché non abbiamo elementi né per sostenerla, né per confutarla, preferendo soffermarci, invece, su un aspetto molto trascurato in questi giorni: quelli di Trump alla Casa Bianca sono stati anni buoni per la pace nel mondo mentre quelli di Biden non saranno facili né per lui, né per l’America, men che mai per i suoi alleati. Temiamo, infatti, che non appena il vegliardo della Pennsylvania si sarà insediato alla Casa Bianca, inseguirà una politica di disgelo con la Cina e con l’Iran, a discapito di alleati storici come Israele e gli Emirati Arabi che Trump invece aveva riavvicinato stabilizzando l’area.

Ma quelli di Trump sono stati anni buoni anche perché, a differenza del suo predecessore – bombardatore, al quale fu dato pure il Nobel per la pace dopo appena sei mesi di permanenza alla Casa Bianca, il chiomato presidente non ha portato nessuna guerra in giro per il mondo, non ha bombardato nessun Paese, non ha voluto imporre a nessuno la democrazia a suon di bombe, come aveva fatto Obama in Libia, e le conseguenze di tale atto sconsiderato le stiamo pagando noi italiani in un Mediterraneo ormai fuori controllo.

E poi non si capisce come possa guidare una super potenza come gli Usa un signore di quasi ottant’anni, dal passo incerto e dal pensiero che spesso s’inceppa: la verità è che con Biden alla Casa Bianca, a guidare gli USA sarà surrettiziamente anche il suo più grande sponsor politico, Barack Obama. Se, poi come non gli auguriamo, per motivi di salute e di lucidità (ha quasi ottant’anni…) Biden dovesse lasciare prima del tempo l’incarico alla vice presidente Kamala Harris, allora il ruolo di eminenza grigia di Obama si accrescerebbe ancora di più. Insomma il prossimo 20 gennaio, giorno dell’insediamento del nuovo presidente alla Casa Bianca, sarà l’apoteosi dal vecchio establishment. Altro che nuovo corso!

Di prevedibile c’è che Kamala Harris potrebbe essere, a detta di molti osservatori politici, la candidata democratica per le presidenziali del 2024. Un’evenienza questa che, nonostante la nostra poca simpatia per i democratici americani, vedremmo realizzarsi con grande piacere perché è storicamente dimostrato che le donne al potere fanno meno danno degli uomini. Anzi, al riguardo ci lasciamo andare perfino in una profezia: alle prossime elezioni per la Casa Bianca vedremo affrontarsi due donne … forse tre, la Harris per i democratici e per i repubblicani quella che è stata il vero vice presidente di Trump in questi quattro anni ovvero la figlia Ivanka. Salvo che il furbo Obama non stia già pensando alla moglie Michelle per quella sfida.

In agguato, però, ci sarà sempre lui, l’impavido Mister President Donald Trump. E sì, perché come ha già osservato qualche analista prima di noi, Trump ha perso le elezioni, ma il trumpismo le ha vinte.

Buona vita, Mister President Trump, adesso avrai il tempo per meditare sugli errori, per goderti la famiglia e  la  bella moglie.  Non ti curare di chi ti ha descritto come il male assoluto: sarà la storia dei prossimi anni a renderti merito e giustizia.

(Copertina di Donato Tesauro)

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