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Populisti, i nuovi partigiani del mondo libero

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I posteri penseranno ai populisti con ammirazione, allora che turbolente folle di popoli, ridotti a larve umane dalla “dittatura del sistema”, si aggireranno per le nostre contrade alla ricerca dei colpevoli di tale dittatura, armati di forche e forconi. E a quel punto non vi sarà pietà per nessuno

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Non vogliamo ritornare sulla genesi del termine populismo perché lo hanno già fatto altri meglio di noi, se non per dire che il termine fu mutuato dall’omonimo movimento  sviluppatosi nella Russia zarista e proponeva un miglioramento delle condizioni di vita delle classi contadine e dei servi della gleba. Per assegnare il giusto merito a quel movimento, basti ricordare che esso in pieno Ottocento si proponeva di combattere la servitù della gleba, un secolo dopo la Rivoluzione Francese e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, che avevano stabilito quanto segue: “Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti».

Piuttosto vorremmo capire perché movimenti, partiti ed istituzioni che dovrebbero essere populisti per vocazione e/o per scelta spirituale e strategica stanno, invece, ferocemente avversando il populismo, termine che spesso viene da loro evocato come sinonimo di fascismo che, stante la premessa, è tutt’altra cosa. Che cosa c’è alla base di questo atteggiamento che accomuna partiti, istituzioni e la stessa Chiesa che, paradossalmente, in questo percorso si ritrova ad avere per compagni di viaggio gli eredi di coloro che sostenevano essere la religione l’oppio dei popoli? La risposta potrebbe essere semplice e complessa allo stesso tempo: c’è l’incapacità di fare autocritica e di affrontare il lavacro del giudizio della storia.

Infatti, alla presenza di una serena analisi risulterebbe chiaramente che gli odierni populismi si stanno ribellando ad un altro tipo di servitù della gleba, quella imposta dalla dittatura del sistema, una dittatura impersonale che sta massacrando proprio gli ideali di Dio, patria, sicurezza nazionale e famiglia, sui quali di solito si reggono le dittature. Anzi, la nuova dittatura ha tra i propri obiettivi la rapida demolizione di questi ancoraggi ideali politici, morali e religiosi, gli stessi che hanno fin qui retto la società umana, in nome di un potpourri fatto di abolizione delle razze umane, di abolizione dei sessi, di abolizione dei doveri, di abolizione dei confini, di abolizione di Dio.

Ecco, partiamo proprio da Dio. Ebbene, il sommo giudice delle nostre azioni è diventato un’entità relativa, quasi del tutto inutile, perché rappresentato in terra da un vicario che si muove ed opera all’insegna del «Chi sono io per poter giudicare?». Come dire fate quello che vi pare tanto sarete comunque assolti dai vostri orrendi peccati. E, eccetto alcune autorevoli voci provenienti dal mondo della filosofia, della cultura e della stessa Chiesa, nessuno ha finora affrontato a viso aperto questo Papa che ha distrutto le ultime, raffrenanti barriere della fede in Cristo. Il bullismo, il femminicidio, la corruzione, le ruberie e tutto quanto di negativo sta connotando l’orbe cristiano sono anche figli del defilamento morale insito in quel «Chi sono io…».

E la patria? Dopo averne demolito sistematicamente tutti i capisaldi ideali e morali, si è pensato di crearne una più grande a nome Unione europea, senza cogliere il paradosso insito nella pretesa di voler costruire una super – patria con i cocci delle patrie nazionali: con i cocci non si può costruire nulla che duri! Il guaio è che l’Unione Europea continua a comportarsi come se una super-patria lo fosse per davvero diventata, col risultato che se i popoli europei in questo momento andassero alle urne per decidere se continuare a farne parte o meno, probabilmente l’Unione europea imploderebbe in quarantottore, altro che Brexit britannica! Nell’Unione Europea il concetto di sicurezza nazionale degli Stati a fronte di un’emigrazione disordinata ed incontrollata, proveniente dal Mediterraneo, è bollato come becero nazionalismo, soprattutto se va a toccare gli interessi di Stati egemoni come Germania e Francia che di più nazionalisti non ne esistono.

Ma è sulla polverizzazione della famiglia tradizionale (e naturale) che si è meglio realizzata la perversa alleanza tra la politica cosiddetta progressista, la Chiesa e l’Unione europea, all’insegna di una truffa che non è soltanto ideologica ma anche, e soprattutto, biologica perché nega una verità assolutamente inconfutabile: soltanto la famiglia tradizionale può garantire la continuazione della specie umana!

Ma allora perché coloro che si battono per riaffermare il concetto di Dio, di patria, di sicurezza e di famiglia sono bollati come beceri populisti? Per una ragione a nostro avviso complessa e pure molto semplice: nessuno sa più dare risposte credibili agli interrogativi di un secolo-spartiacque come quello in cui ci stiamo dibattendo. In primis la Chiesa universale che, in mano ad un approssimativo curato di campagna, non ha saputo imporre la rotta morale ad un secolo che vede il repentino declino dell’Occidente e di tutti i suoi valori di riferimento, primi tra tutti quelli della religione e della famiglia naturale.

La politica rappresenta soltanto se stessa perché, al cospetto di un sempre più massiccio assenteismo dei cittadini dalle urne, è ormai espressione delle minoranze e non delle maggioranze, come sancito da qualsiasi Costituzione di un Paese passabilmente democratico. L’assolvimento del mandato parlamentare per i politici si è ormai ridotto a postare qualche annuncio o critica su Facebook e su Twitter sperando di recuperare quella credibilità che essi hanno perso sul campo, dentro il Parlamento.

Ecco perché alla Chiesa, alla politica e all’Unione europea fa comodo definire populisti i nemici di tutto questo e non chiamarli – come sarebbe onesto fare – i nuovi partigiani della democrazia e dell’autodeterminazione dei popoli.

Ebbene, crediamo che i posteri penseranno a questi partigiani con ammirazione, allora che immani e turbolente folle di popoli, ridotti a larve umane dalla dittatura del sistema, si aggireranno per le nostre fatiscenti contrade armati di forche e forconi, alla ricerca delle Bastiglie da abbattere, dei Palazzi d’Inverno da conquistare ma, soprattutto, delle teste da tagliare. E temiamo che a quel punto non vi sarà pietà per nessuno, sacro o profano che sarà.

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