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Perché una ragazzina uccide la nonna?

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Per la collocazione inter generazionale, i nonni sono automaticamente esclusi della competizione eventualmente esistente nei gruppi familiari perché se qualche figlio può vedere il partner come un competitor in casa, e spesso anche sul lavoro, e i nipoti possono litigare per i più futili motivi, i nonni sono fuori da questo terreno di gioco, si trovano a bordo campo con la “cassetta delle medicazioni” perché è ad essi, alla loro figura conciliatrice che di solito ricorrono figli e nipoti quando escono un po’ ammaccati dalla suddetta competizione

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Non crediamo di avere le carte in regola per poter puntare il dito contro i nostri simili quando sbagliano, avendo commesso tutti gli errori della nostra generazione, fossero essi attribuibili a una disinvolta gioventù o ad una male accettata vecchiaia. Tuttavia, prima di andare avanti, riteniamo sia utile precisare che si è sempre trattato di “errori” compatibili con il modello etico e morale di società del nostro tempo, dove erano predefiniti ruoli e doveri in capo a ognuno di noi. La scuola, per esempio, non ci insegnava soltanto la data della fondazione di Roma e a far di conto, ma anche a crescere; la democrazia, dopo il ventennio fascista, non era un’enunciazione di principio ma il quotidiano obiettivo di ogni ragazzo; le leggi si rispettavano, la giustizia era certa, i doveri chiari.

Forse era, quella nostra, una società in bianco e nero, immutata e pensavamo immutabile come le vecchie foto che facevano bella mostra sul comò di casa dei nonni, ma era un contesto sociale che essendo un po’ bigotto aveva in sé, paradossalmente, gli anticorpi per molti mali: il più efficace di tali anticorpi era la silenziosa messa al bando dalla società dell’individuo che non ne rispettava le regole che erano poche e semplici: “Non si toccano i vecchi, non si toccano le donne, non si toccano i bambini!”.

Queste precisazioni sono state stimolate dall’ultimo fatto di cronaca nera, anzi nerissima laddove lo scorso 7 novembre una sedicenne di sana famiglia di Paestum, per motivi non ancora del tutto chiari, ha ucciso con sette coltellate la nonna settantaseienne, Gilda Candreva.

Non considerando la guerra che è un evento collettivo spesso prescindente dalla volontà dei singoli individui, l’uccisione di un proprio simile, il parricidio o anche il matricidio sono stati eventi molto frequenti nella storia umana almeno dai tempi di Adamo ed Eva, ma non si hanno molte notizie di nonnicidi. E ciò perché, oltre che per ancestrale venerazione dei parenti, per l’età e per la loro collocazione inter generazionale, i nonni sono esclusi della competizione esistente nei gruppi familiari sicché se qualche loro figlio può vedere il partner come un competitor in casa, spesso anche sul lavoro, e i loro nipoti possono litigare per i più futili motivi, essi sono fuori da questo terreno di gioco, si trovano a bordo campo, con la “cassetta delle medicazioni” in mano, perché è ad essi, alla loro figura riconciliatrice che di solito ricorrono figli e nipoti quando escono ammaccati nei sentimenti dal campo della suddetta competizione.

Che cosa è accaduto nel giro di poco più di mezzo secolo? Perché si arriva a uccidere un essere umano con la stessa facilità con la quale si schiaccerebbe un bacherozzo col piede?

Non siamo ingenui fino al punto di non capire che domande di questo tipo meriterebbero ben altra trattazione da parte di esperti qualificati e non, invece, compressi in un servizio di cronaca a detrimento degli aspetti scientifici del problema, ma siccome non siamo né sociologi, né psicologi possiamo permetterci la libertà di valutare soltanto l’aspetto fenomenico del problema.

Che cosa sia accaduto nel volgere di mezzo secolo, perché si sono allentati, fino a smettere del tutto di funzionare, i nostri freni inibitori è sotto gli occhi di qualsiasi analista oggettivo: ogni comportamento umano è stato reso lecito in nome di una malintesa interpretazione della libertà positiva dell’essere umano, secondo la quale egli solo è responsabile di ogni sua azione. E fin qui è tutto abbastanza chiaro e comprensibile perché ci muoviamo nell’ambito del binomio responsabilitàpunibilità, sennonché il più grande produttore italiano di slogan imbecilli (che comunque apprezziamo molto come poeta), Gabriele D’Annunzio, a Fiume s’inventò quello più pernicioso per un popolo di anarchici come noi: “Proibito proibire!”. Poi, grazie anche a lui, venne il fascismo e proibì tutto per vent’anni.

Ma dal 1945 a oggi, l’Italia ha recuperato alla grande in fatto di diritti o presunti tali, a partire dal Sessantotto quando la Sinistra adottò lo slogan di D’Annunzio in chiave anarchica-individualista col fiancheggiamento esterno della Chiesa della liberazione: “Vietato vietare!”. E fu l’inizio della crisi civile dell’Italia e dell’intero Occidente ormai consegnato completamente nelle mani del capitalismo che, per sostenersi, incoraggiò quelle spinte individualistiche insofferenti di ogni freno o inibizione, un caos organizzato che bene si sposava con il disordinato e vorace consumismo capitalista, deprecabile quasi quanto l’economia pianificata dei regimi comunisti.

Sicché si dissolsero pian piano i legami societari e le istituzioni tradizionali come la famiglia, la Chiesa e lo Stato perché essi, secondo i benpensanti della Sinistra, così com’erano puzzavano di fascismo, creando, in realtà, un altro tipo di fascismo che con somma impudenza essi chiamarono antifascismo, una foglia di fico con la quale tentano tutt’oggi di coprire la loro antidemocratica visione della democrazia.

A un certo punto, in nome di una tale “antifascismo”, tutto divenne lecito, tutto era da democratizzare, la Scuola, le leggi, la giustizia, i doveri e perfino i rapporti sessuali. Risultato? La scuola come istituzione educativa è a pezzi, le leggi fanno a cazzotti tra di loro, la giustizia è in mano a consorterie di magistrati facenti parte del “sistema Palamara“, l’invocazione dei doveri è diventata ormai un esercizio reazionario, uccidere un bambino nel grembo materno dopo averlo concepito è un diritto, il coito anale un profondo segno di distinzione democratica. A riguardo saremo anche antidemocratici, ma speriamo di essere già morti quando essere gay diventerà un titolo preferenziale per accedere a concorsi e assunzioni.

Forse ci siamo allontanati un po’ troppo dal tema iniziale, ma era indispensabile per arrivare a capire come e perché i ragazzi di oggidì siano privi di freni inibitori, perché non rispettano più niente e capire soprattutto perché a Paestum una ragazzina perbene di sedici anni abbia massacrato la nonna con sette coltellate. E, purtroppo, temiamo che oltre le contingenze che speriamo affioreranno dalle indagini in corso, la spiegazione complessiva sia semplice e anche devastante: i ragazzini arrivano a uccidere i nonni, a bullizzare i compagni svantaggiati, a picchiare i clochard indifesi perché nella nostra società non esiste più niente di sacro.

Neppure i nonni.

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