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Nostalgia del supermercato

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Se ci rechiamo a fare la spesa non appresso a nostra moglie ma assieme a lei, non limitandoci a guardare qua e là tra una telefonata e l’altra, scopriremo di avere sempre avuta accanto la divinità dei centri commerciali, la dea del banco della frutta, la divina signora del “prendi tre e paghi due”, il terrore di tutte le cassiere perché ha sempre qualche buono – offerta a portata di mano da farsi scontare sul totale della spesa
– Speciale Confinato –

Esistono persone, cose e gesti con le quali ci rapportiamo ogni giorno, per anni, senza valutare appieno la loro unicità, la loro importanza nella nostra vita, e ciò per il fatto che esse sono dove abbiamo sempre immaginato dovessero essere: accanto a noi. Una di queste persone è mia moglie con la quale, dopo quasi mezzo secolo di vita coniugale, è la prima volta che – causa la quarantena per il coronavirus – non facciamo più alcune cose insieme, come uscire a passeggio, fermarci a mangiare una pizza, o anche soltanto andare a fare il trekking al parco. Pazienza, come tanti altri italiani aspetteremo la bella stagione per riprendere vecchie abitudini, sperando che il nostro piccolo sacrificio, unito a quello grandissimo di migliaia di medici e infermieri, riesca ad interrompere l’avanzare di un’epidemia tanto annunciata quanto sottovalutata da chi di dovere.

Di questi tempi, a mancarmi in modo particolare, però, è un rituale al quale – e mi viene da pensarci soltanto adesso –  io e mia moglie ci siamo sottoposti ogni sabato, per quasi mezzo secolo: la spesa al supermercato. Probabilmente alcuni frequentatori di questo blog si staranno domandando che cosa possa mai esserci di romantico, di desiderabile nella spesa al supermercato dove, tra l’altro, si lasciano anche un sacco di soldi. Beh, di romantico potrebbe non esservi niente se ci limitiamo a spingere il carrello della spesa come degli automi, confidando soltanto che il “giro di Peppa” non si dilunghi più della settimana precedente. E, poi, in questi giorni dove pare che vogliano spararci a vista se soltanto proviamo a mettere il naso fuori di casa, molto volentieri mi impadronirei di nuovo delle mie libertà elementari (e alimentari…), sicché sarei contento anche soltanto di andare a bighellonare per un supermercato.

Comunque, se ci rechiamo a fare la spesa non appresso a nostra moglie ma assieme a lei, non limitandoci a guardare qua e là tra una telefonata e l’altra, beh, scopriremo di avere sempre avuta accanto la divinità dei centri commerciali, la dea del banco della frutta, la divina signora del “prendi tre e paghi due”, il terrore di tutte le cassiere perché ha sempre qualche buono – offerta a portata di mano da farsi scontare sul totale della spesa. E, poi, è un incanto vederla muoversi a suo agio in un mondo che per noi, almeno per me, è ancora misterioso: figurarsi che non saprei dove cercare una scatola di stuzzicadenti e, l’unica volta che ho tentato di dare una mano, ho buttato nel carrello della spesa una scatoletta di carne per cani… e non possediamo un cane.

La mia divinità pagana dei supermercati che ogni volta mi carica di borse della spesa come un mulo alpino, non ne sbaglia una e incede con regale sicurezza mentre legge le indicazioni, guarda, soppesa, confronta e alfine, sceglie … pure i prodotti sugli scaffali sembrano fare una riverenza di rispetto al suo passaggio! Ella, infatti, sa esattamente dove si trova ogni cosa e quanto costa ma, soprattutto, è attentissima alle date di scadenza sui prodotti che acquista perché, a suo dire, quei furbacchioni dei commessi sogliono sistemare i prodotti di prossima scadenza nel davanti nei banchi – frigo.

Eppure a questa superdonna dal facile conteggio che riesce ad indovinare perfino l’ammontare della spesa prima di recarsi alla cassa, raramente l’ho vista scegliere qualcosa per sé, in realtà la spesa che portiamo a casa serve ad “altri” più che a noi: «Questo succo di frutta lo prendiamo perché piace a Noemi, la sogliola è il secondo preferito di Giulio, Pietro va matto per le alette di pollo al forno, Vincenzo preferisce lo yogurt al cioccolato!». Ed è a tal punto che, di solito, mi viene da pensare che se invece di quattro nipotini ne avessimo otto, dovrei rivolgermi a un autotrasportatore per portare la spesa a casa, grazie alla mia adorata missionaria da supermercato. E nondimeno mi sciolgo letteralmente quando, con gli occhi del cuore, mi viene di ammirarla mentre mi coinvolge, mi conquista e mi trascina tra gli scaffali non per acquistare ma per provvedere. 

Ero felice almeno una volta alla settimana e lo capisco soltanto adesso che mi manca  il carrello della spesa.

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