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L’Italia in mano ai Ciccillo Cacace

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Quando si trattò di conferire a Giuseppe Conte l’incarico di formare il suo primo governo, tra le tante sue incostituzionali imposizioni, Mattarella volle Enzo Moavero Milanesi al ministero degli esteri. Oggi possiamo anche dire che, per quanto sul filo dell’incostituzionalità, l’imposizione aveva una sua ratio perché Milanesi era in possesso di un background di altissimo livello essendo stato giudice presso la corte di giustizia dell’Unione Europea, direttore generale del Bureau of European Policy Advisors e ministro per gli affari europei nel governo Monti e Letta
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Della giornalista RAI Lucia Annunziata si può dire tutto eccetto che simpatizzi per il Centrodestra, anzi possiamo dire senza tema di smentite che, pur essendo pagata con i soldi di tutti gli italiani, essa è sfacciatamente pendente a Sinistra. Per questa ragione ci ha un po’ spiazzati quando qualche giorno fa sul blog Huffington Post Italia, del quale è direttrice, ha pubblicato un fondo al vetriolo contro Luigi Di Maio dal titolo “Cercasi ministro degli esteri a tempo pieno”. Nell’articolo l’Annunziata ha puntato il dito sulla debolezza dalla diplomazia italiana in politica estera, evidenziatasi nel corso dei diversi, e talvolta disertati, negoziati promossi dal nostro ineffabile ministro degli esteri per far cessare la guerra civile in Libia e anche contro l’imbambolamento della Farnesina in occasione della cruenta eliminazione, da parte degli USA, del generale iraniano Soleimani.

La poca stima della Annunziata per Luigi Di Maio come ministro degli esteri è riassumibile nei tre principali giudizi espressi nel suo fondo: «Gli Esteri non sono il suo mestiereNon può vantare grandi contributiNon è preparato per la Farnesina». Come dire, senza le circonvoluzioni della signora Annunziata che, in un momento così delicato per la sorte della pace e per il futuro del Paese, la nostra diplomazia si trova in mano a un pericoloso incapace che, tra i tanti sbagli commessi, ha consentito al russo Putin e al turco Erdogan di poter fare i padroni in Libia, ovvero nel cortile di casa nostra, senza battere almeno i piedi per terra. L’incomparabile assurdo si è materializzato poi al Cairo l’8 gennaio, dove Di Maio ha partecipato in veste di osservatore alla riunione sul gasdotto Mediterraneo Orientale, più conosciuto come EastMed, assieme ai rappresentanti di Egitto, Francia, Grecia e Cipro. A conclusione di questa riunione, il nostro ministro degli esteri si è rifiutato di sottoscrivere il documento conclusivo perché, secondo lui, era «Troppo sbilanciato contro il ruolo della Turchia in Libia» … forse Di Maio non se n’è accorto, ma la Turchia si trova in Libia perché vuole mettere le mani sul business delle risorse energetiche a nostro danno!

Peggio del ministro degli esteri in questi giorni, però, ha saputo fare il capo del governo Giuseppe Conte il quale, dopo i clamorosi ritardi della nostra diplomazia e visto che, come a Luigi Di Maio, nessuno se lo è filato né sull’eliminazione di Soleimani, né sulla questione libica, ha pensato bene di riprendersi la scena tentando di mettere, intorno ad un tavolo, i due principali attori della crisi: Fayez al-Sarraj e il Generale ribelle Haftar. Il guaio, però, è stato che Conte – Metternich ha invitato l’uno all’insaputa dell’altro. Quando se n’è accorto al-Sarraj, che al momento è il riconosciuto capo del governo libico, era già in volo per Roma e, tuttavia, non ha esitato a mandare a quel paese il nostro premier e, con un urlante dietrofront, tornarsene   in Libia. Nella circostanza, il giornalista Nicola Porro, con una perfetta sintesi scatologica, ha definito quella di Giuseppi, e purtroppo dell’Italia, una grande “figura di merda”.

A proposito del caso della nave Gregoretti, per intenderci quella dei migranti bloccata dal ministro degli interni Salvini nel porto di Augusta lo scorso mese di luglio e per il quale il tribunale dei ministri di Catania aveva chiesto l’autorizzazione a procedere al Senato, la maggioranza che sorregge il governo vorrebbe spostare la decisione della giunta per le autorizzazioni a dopo il 20 gennaio, com’era stato invece calendarizzato. Ciò, evidentemente, perché si tratta di una data troppo a ridosso delle elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria, che si terranno il 26 gennaio. La loro paura è l’effetto che, pochi giorni prima di quelle importanti elezioni, la notizia di un Salvini consegnato alla magistratura dallo stesso M5S che aveva condiviso la scelta oggi incriminata, incrementerebbe il bottino di voto della Lega. La giustizia adoperata come una clava contro i propri avversari? È così che opera la classe politica di un Paese che fino a pochi anni fa era tra le prime potenze industriali al mondo?

A questo punto vorremmo chiamare in causa il presidente della repubblica che sembra trovarsi distante anni – luce da ciò che sta combinando questo governo. Eppure quando si trattò di conferire l’incarico a Giuseppe Conte di formare il governo assieme a Di Maio e a Salvini, tra le tante sue incostituzionali imposizioni, Mattarella volle Enzo Moavero Milanesi al ministero degli esteri. Oggi possiamo anche dire con onestà che, per quanto sul filo dell’incostituzionalità, l’imposizione aveva una sua ratio: Milanesi era già stato giudice presso la corte di giustizia dell’Unione Europea, direttore generale del Bureau of European Policy Advisors e ministro per gli affari europei nel governo Monti e Letta … un background di grande livello.

Pertanto, ci chiediamo come mai, quando si trattò di conferire l’incarico al Conte-bis dopo l’uscita dal governo di Salvini, il presidente Mattarella abbia accettato, senza battere ciglio, che il posto lasciato vuoto da così titolato ministro venisse occupato da un ragazzo che nella sua vita aveva fatto, sino ad allora, soltanto il manovale e lo steward allo stadio?

La risposta più a portata di mano è che, pur di vedere fuori dal governo quello che riteneva un pericoloso sovranista oltre che la sua antitesi umana e politica (Salvini), il presidente della repubblica avrebbe tollerato al ministero degli esteri – dove si costruiscono le fortune o le disgrazie di un Paese –  un Ciccillo Cacace qualsiasi.

Com’è accaduto…

Anche per questi antefatti Mattarella, secondo noi, non può più sottrarsi all’obbligo di rispondere a un interrogativo che sale verso il Quirinale dal profondo di un Paese lacerato, arrabbiato e deluso: «Presidente, e adesso che cosa si fa?».

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