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In quella casetta di Gaggiolo…

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Non può essere ritenuto normale in nessun Paese, neanche nel più scalcagnato dei Paesi, che un ammalato muoia di fame e di sete nel suo letto perché non è assistito che da una povera vecchia bisognevole di assistenza lei per prima. Forse è giunto il momento per i servizi sociali di cominciare a monitorare con un cerca persone le coppie anziane e malate che vivono sole
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Con delicata sensibilità, l’Officina Tesauro ha interpretato alla sua maniera un dramma della vecchiaia avvenuto appena qualche giorno fa in provincia di Varese.

Gaggiolo è una frazione del Comune di Cantello che ha dato il nome all’omonimo varco doganale tra l’Italia e la Svizzera, un tranquillo agglomerato dove le persone ritornano volentieri dopo una giornata di lavoro nella grande città, e dove i pensionati possono pensare di trascorrere serenamente gli anni della vecchiaia.

Questo era certamente anche l’intento di Luigi Parnigoni, invalido immobilizzato nel letto, e della moglie Tullia Dunghi, ottantotto anni lui, ottanta lei. Ebbene, nonostante quel limite funzionale, i coniugi conducevano una vita tranquilla grazie alle amorevoli cure che Tullia dedicava al marito, occupandosi tra l’altro anche dell’orto negli scampoli di tempo libero.

La loro vita passabilmente serena se n’è andata via sul finire dello scorso mese di marzo, quando Tullia è stata uccisa da un killer silenzioso, l’infarto, proprio mentre si dedicava all’orto… la mano al petto, un urlo che le si è strozzato in gola e, come foglia dall’albero caduta, si è adagiata silenziosa sulle primizie che stava curando.

Nessuno, per alcuni giorni, ha potuto sentire, nessuno ha potuto vedere l’atroce dramma della vecchiaia solitaria che si stava consumando in quella casetta di via Trieste, sicché Luigi Parnigoni, privato del supporto della moglie e impossibilitato a chiedere aiuto a causa della sua invalidità, è morto di fame e di sete nel suo letto di dolore. I due poveretti, dunque, se ne sono andati in silenzio, come silenziosa e laboriosa era stata la loro vita. E finisce tutto così? È normale un accadimento del genere?

No, un fatto del genere non può essere ritenuto normale in nessun Paese, neanche nel più scalcagnato dei Paesi: un ammalato non può morire di fame e di sete nel suo letto perché non è monitorato da nessun ente pubblico, perché è assistito soltanto da una povera vecchia che, forse, lei per prima era bisognevole di assistenza. Forse è il caso di cominciare a monitorare ed a seguire le persone anziane malate che vivono da sole, mediante un cerca persone elettronico fornito dai servizi sociali.

Eppure in quelle stesse ore, a un tiro di schioppo, i politici e i media rompevano i timpani agli italiani, imbrattavano quintalate di carta e occupavano i social blaterando di antirazzismo e di solidarietà.

Proprio quella che è mancata nella casetta con l’orto di Gaggiolo.

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