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Il tumore misterioso di re Carlo d’Inghilterra

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re Carlo e la malattia misteriosa
L’allarmismo del popolo e dei media britannici, storicamente poco inclini all’emotività, nasce dal riflesso storico per i precedenti di morte per neoplasia del nonno dell’attuale re che però il tumore l’aveva al polmone, o le voci sulla morte della madre Elisabetta alla quale nell’ultimo periodo della sua vita sarebbe stato diagnosticato un mieloma anch’esso, però, non collegabile all’apparato urogenitale di Carlo III

– *Francesco Gaeta –

Credo che mai come in queste ultime settimane i britannici abbiano ricordato l’inno del Regno Unito e del Commonwealth “God Save The King”. Ha destato non poche preoccupazioni, infatti, la notizia che il re Carlo III, dopo essersi recato alla London Clinic per un intervento di Turp – Resezione transuretrale della prostata, ossia di asportazione della prostata ipertrofica, una tipica patologia dei maschietti della sua età, n’è uscito con una misteriosa diagnosi di tumore. Subito dopo il comunicato di Buckingham Palace a riguardo, è iniziata nell’opinione pubblica una ridda di congetture circa la ricaduta della malattia sulla monarchia britannica.

Questo tipo di interesse per un caso che è umano e clinico prima ancora che gossiparo, non mi coinvolge per niente in quanto essendo specialista in urologia e andrologo della Sia – Società italiana di andrologia, nonostante la vaghezza dei comunicati stampa ufficiali, sono portato piuttosto a pensare che nel caso di re Carlo III sarebbe poco realistico un tumore alla prostata, anche se in una risicata percentuale di casi è possibile che gli esami preoperatori non lo rilevino.

Da quanto ne posso capire senza aver visitato il paziente o letto gli esami, quello del sovrano sembrerebbe più una neoplasia alla vescica perché i suoi sintomi somigliano molto ai disturbi provocati dalla prostata ingrossata con i relativi, comuni disturbi minzionali tipo andare frequentemente in bagno e rilevare tracce di sangue nelle urine. Rimarrebbe eventualmente da capire come una lesione vescicale non sia stata diagnosticata negli esami precedenti anche se, lo ripeto, siamo nel campo dell’ipotetico non disponendo di dati certi e di adeguata documentazione clinica riguardanti il regale paziente.

Ciò che mi lascia un po’ perplesso (ma io ragiono da specialista, lo ammetto…), oggi nel 2024, è la cappa di esagerata paura nei confronti di una neoplasia che avvolge tutta la regale vicenda, sebbene Buckingham Palace abbia diffuso fin da subito con una certa tranquillità la notizia della patologia del re.

Per i lettori del blog si ricorda che il tumore alla vescica è una neoplasia che interessa soprattutto gli anziani e il sesso maschile, più frequente dopo i cinquant’anni ed è il più presente dopo quello della prostata. In Italia la sopravvivenza di almeno cinque anni a questo male è circa dell’80%, quindi buona sebbene sia frequente la comparsa di recidive. Anche le possibilità di trattamento sono piuttosto incoraggianti e, in base alla tipologia del tumore sono previste soluzioni cliniche come la resezione transuretrale – quella che verosimilmente è stata effettuata nel corso di intervento dell’ipertrofia prostatica del re – e trattamenti intra vescicali con sostanze che bloccano le lesioni neoplastiche. Solo nei casi più invasivi è prevista l’asportazione della vescica. Quindi, tutto sommato e sempre facendo delle ipotesi senza avere in mano dati precisi, quella di re Carlo sembrerebbe una patologia controllabile.

Ma allora dove nasce l’allarmismo eccessivo del popolo e dei media britannici, solitamente poco inclini all’emotività, per la salute del loro re? Forse dal riflesso storico per i precedenti di morte per neoplasia del nonno dell’attuale re che però il tumore l’aveva al polmone, o le voci sulla morte della madre Elisabetta la quale nell’ultimo periodo della sua vita sarebbe stata affetta da mieloma, un tumore tipico dell’età avanzata che ha origine dal midollo osseo e anch’esso, quindi, non collegabile all’apparato urogenitale.

L’unica cosa positiva in questo carosello di ipotesi e supposizioni – e re Carlo sarebbe il primo a essere d’accordo con me – è l’accresciuta attenzione dei maschietti britannici verso la prevenzione delle patologie uro-andrologiche così trascurate sul Tamigi e, in verità, poco praticata anche in Italia dove, dopo i comunicati di Buckingham Palace, si spera in un’accresciuta attenzione verso la prevenzione urogenitale. Ovviamente anche io, come uomo e come medico, mi unisco con affetto agli amici britannici nel ricordare il loro inno: “God Save The King”.

*Specialista in urologia e andrologo certificato dalla Società Italiana di Andrologia

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