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I porcaccioni dovrebbero tenere i minori lontani dalla pornografia?

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In base ai dati raccolti da Pornhub, l’Italia è tra i primi Paesi al mondo per il numero di fruitori dei contenuti di siti di pornografia mentre, secondo un’altra indagine di Easytoys, la principale azienda fornitrice di sex toys in Europa, otto italiani su dieci hanno dichiarato di utilizzare giocattoli erotici. Con questi dati, sperare in una convinta e diffusa lotta degli adulti, dei genitori in particolare, per porre fine alla fruizione della pornografia, almeno ai minorenni, è speranza pressoché vana

– Enzo Ciaraffa –

Quando, molto giovane prestai servizio presso la Scuola Militare di Educazione Fisica di Orvieto, dove si allenavano anche i militari atleti selezionati per gareggiare nei campionati Cism all’estero, ricordo che coloro i quali restavano in sede chiedevano tutti lo stesso favore ai militari che partivano per andare a gareggiare in qualche Paese sessualmente evoluto del nord Europa: “Comprateci i filmini pornografici!”. Quelle che i nostri colleghi ci portavano erano, in genere, bobine di pellicole in Superotto per proiettare le quali bisognava possedere un proiettore adeguato (che non costava poco) e, soprattutto, saperlo utilizzare. Per il resto era tutto un riunirsi, la sera sul tardi, nella saletta tivvù del Circolo Sottufficiali come dei cospiratori, per guardare, tra maschietti, le performance di quelli che possiamo considerare i nonni degli attuali attori porno.

Dopo qualche settimana, però, quel filmino con le improbabili contorsioni sessuali di quattro svedesine e il nostro voyerismo andavano puntualmente a finire nei recessi di qualche armadietto e non se ne parlava più, ma non per tardivo ravvedimento, bensì per mancanza di tempo: altri erano gli stimoli! Avevamo, infatti, tanto da fare perché eravamo i figli di un’Italia che ancora credeva nel proprio futuro, che ancora sentiva nel cuore la voglia di crescere con entusiasmo, ed era il “nostro” entusiasmo quello che, nel bene e nel male come sempre è avvenuto fino a oggi, faceva di noi ragazzi il motore della storia di questo Paese. La classe politica e dirigente però non se ne accorse almeno fino al 1968.

Sicché sino a quel periodo e pressoché da soli, se non fosse stato per l’esempio e il supporto logistico delle nostre famiglie, non saremmo riusciti a portare avanti i cicli di studio delle materie militari, a costruire le nostre carriere sulla selezione meritocratica e sui sacrifici o, se civili, a scegliere subito un lavoro dignitoso, e trovare anche il tempo per innamorarci, per coltivare equilibrati rapporti amorosi… se, parlando di sesso, l’aggettivo “equilibrato” si può ancora utilizzare oggidì senza offendere qualcuno.

Per tentare di spiegare cosa, secondo noi, sia avvenuto dal punto di vista sociologico in Italia e in Occidente negli ultimi sessant’anni, cioè dai tempi del filmino pornografico in Superotto a oggi, ci vorrebbero competenze e tempi che di certo non possediamo. Però nulla ci vieta di pensare che, da quando qualcuno nel citato Sessantotto tirò fuori lo slogan-dogma piuttosto cretino “Vietato vietare!”, le cose in questo Paese siano andate di male in peggio perché l’anarchia, la compromissione del legislatore e l’assenza di regole, hanno annacquato la giurisprudenza sanzionatoria e, di conseguenza, le pene alle quali dovrebbe soggiacere chi tali regole viola, impedendo, così, alla parte sana (altro aggettivo equivoco?) del Paese di poter esercitare i suoi fondamentali diritti. Il primo tra tutti quello di non dover vivere con la quotidiana paura di soccombere al delinquente di turno che ormai, noto, libero e impunito, circola per le nostre città.

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Dopo gli stupri di gruppo, addirittura su bambine di dieci anni avvenuti al Parco Verde di Caivano, su di una diciannovenne nella periferia degradata di Palermo e, a Napoli, l’efferata uccisione per futili motivi del giovane musicista Giovambattista Cutolo da parte di un sedicenne armato e allenato a usare la pistola, il governo in carica si è deciso, finalmente, a fare ciò che negli ultimi cinquant’anni nessun governo ha voluto fare: organizzare la repressione dei reati senza guardare in faccia a nessuno, neppure agli adolescenti violenti. Infatti, per quanto ci è dato di sapere, la bozza del decreto legge “Criminalità giovanile”, per far fronte alle baby gang pare voglia abbassare a 14 anni l’età per essere imputabili come, peraltro, da tempo avviene in Paesi di consolidata democrazia. A ciò seguirebbe un corollario di misure come il Daspo urbano e la possibilità di essere convocati dal Questore anche per i minorenni, la rivisitazione della responsabilità genitoriale, il carcere fino a due anni per coloro che non mandano i figli a scuola e il divieto ai minorenni di accedere ai siti di pornografia.  

Noi annettiamo grande importanza a qualsiasi provvedimento che impedisca, o almeno renda difficile, l’accesso dei minorenni alla pornografia, e questo non in nome di un peloso moralismo, ma per una ragione di percezione dell’altro sesso, delle ragazze, le vittime numero uno di stupri da parte di adolescenti e violenze sessuali di vario tipo. Infatti, chiunque abbia una qualche conoscenza di tali siti, sa che la donna vi compare unicamente come portatrice di ben allocati orifizi, un oggetto da usare a proprio piacimento, per il proprio sollazzo e per quello di terzi. Ma, mentre un adulto certe esperienze se l’è fatte dal vivo prima di andare a visitare i siti di pornografia, conoscendo benissimo la differenza che sussiste tra i due momenti, un adolescente privo di esperienze sessuali pregresse si convince che quella sia la metodologia per procurarsele.

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Probabilmente questa è una delle cause per cui, sempre più spesso, branchi di adolescenti vanno ad applicare con ridanciana leggerezza ciò che hanno appreso sui siti pornografici e che, quando vengono sottoposti ai rigori della legge per ciò che hanno fatto, per la violenza appena commessa, guardano straniti magistrati e poliziotti, alcuni di essi addirittura con seccata meraviglia come per dire «Perché, non si fa così?». E chi glielo doveva spiegare che non si fa così? Gli adulti, i genitori per primi evidentemente.

Ed è qui che casca l’asino perché, in base ai dati raccolti da Pornhub e pubblicati lo scorso febbraio, l’Italia è tra i primi Paesi al mondo per il numero di fruitori dei contenuti di siti pornografici rintracciabili con tutti gli ausili informatici mentre, secondo un’altra indagine del 2022 di Easytoys, la principale azienda fornitrice di sex toys in Europa, otto italiani su dieci hanno dichiarato di utilizzare giocattoli erotici.

Va da sé che, con questi dati alla mano, sperare in una convinta e diffusa lotta degli adulti, dei genitori in particolare, per porre fine alla fruizione della pornografia almeno dei minorenni, è speranza vana… sarebbe come se un laido genitore, rotto a ogni vizio, poi pretendesse il sano vivere dai suoi figli. Quindi, i proponimenti del governo in materia di repressione dei reati giovanili vanno bene, anzi benissimo a dire la verità, ma per la buona riuscita della loro applicazione pensiamo manchino almeno altri cinque, fondamentali, presupposti: una scuola capace di uscire dalla sua dimensione burocratizzata dovuta a dirigenti super pagati e incapaci; una Magistratura con la volontà di riprendere in mano il proprio mestiere che è quello di giudicare e non fare sociologia; una Sinistra che smetta di spacciare per libertà l’anarchia; una Destra che non pensi di amministrare i complessi problemi dei giovani di oggi soltanto con l’esibizione dei muscoli; dei genitori che si sforzino di crescere, fino a diventare più maturi e meno  traviati dei loro figli.

Sennò la battaglia del governo contro i circuiti travianti dei minori è persa prima d’iniziarla.

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