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I democratici hanno fallito, come Biden a Glasgow con la riduzione delle emissioni…

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Glasgow
Abituati a ragionare per dogmi come tutti quelli di sinistra, i due ultimi presidenti democratici, Obama e Biden, non sono riusciti a realizzare che il pericolo per gli Stati Uniti e per l’intero Occidente viene dalla Cina e non dalla Russia. Infatti, pervasi da quello che potremmo definire “strabismo ideale”, essi hanno fatto il possibile e l’impossibile per buttare Putin tra le braccia di Xi Jinping. Ci ha provato Trump ad evitarlo, ricercando un dialogo con Putin, e a momenti i democratici lo proponevano per il primo impeachment come traditore della nazione

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Non abbiamo mai fatto mistero di provare scarsa simpatia per i democratici americani, questo perché da Bill Clinton in poi essi sono diventati troppo simili ai democratici di casa nostra: stessa inconsistenza ideale e programmatica, identica spocchia e demagogia, uguale il politically correct di facciata, simile la propensione alla criminalizzazione degli avversari, identico il totalitarismo delle idee. Peraltro, perché abituati a ragionare per dogmi come tutti quelli di sinistra, i due ultimi presidenti democratici, Obama e Biden, non sono riusciti a comprendere che il pericolo per gli Stati Uniti e per l’intero Occidente viene dalla Cina e non dalla Russia. Infatti, pervasi da quello che potremmo definire “strabismo ideale”, essi hanno fatto il possibile e l’impossibile per buttare Putin tra le braccia di Xi Jinping. Ci ha provato Trump ad evitarlo, tentando di dialogare con Putin, e a momenti i democratici lo proponevano per il primo impeachment come traditore della nazione!

ll campione americano di questa sottovalutazione è stato di certo Barack Obama che, dopo l’orrido (per lui…) quadriennio del Tycoon alla Casa Bianca, ha passato idealmente il testimone a Joe Biden che, come il Cimabue di una pubblicità televisiva del passato, fa una cosa e ne sbaglia due. Questi, infatti, per darsi un piglio giovanile, rotola sulle scale dell’aereo presidenziale; quando decide di attuare la politica di disimpegno dal teatro afghano negoziata dal suo predecessore la trasforma in una invereconda fuga portandosi anche 14 caduti a casa; si infila in tutti i summit sul clima, Glasgow compreso, e poi vi si addormenta. Sicché, in un momento storico di levitante confronto con la Cina, un Paese ultra millenario ma con la vitalità di un ragazzo, l’America, una nazione giovanissima, sembra perfino più vecchia della Cina. Dio solo sa perché la maggioranza degli americani abbia scelto un’ottantenne come comandante in capo, ma di certo in questo preciso momento storico un vecchio non era proprio quello che ci voleva per guidare la prima potenza militare al mondo tallonata dalla dittatura comunista cinese. D’altronde, anche se a Glasgow hanno siglato un protocollo comune per ridurre le emissioni gassose nell’atmosfera (ben sapendo che nessuno dei firmatari lo rispetterà per non bloccare la propria crescita economica e industriale), lo scontro militare tra Cina e Usa è soltanto rimandato perché le mire egemoniche cinesi nel Pacifico contrastano con quelle americane, e il detonatore potrebbe essere Taiwan.

L’ultima, triste performance dell’anziano presidente Usa è avvenuta qualche giorno fa a Glasgow, in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e sulle emissioni gassose nell’atmosfera, conosciuta anche come Cop26. Ebbene, stando ai giornali britannici, nella circostanza Biden si sarebbe lasciato sfuggire una scoreggia “lunga e rumorosa” in presenza della duchessa Camilla Parker Bowles, dell’erede al trono il principe Carlo d’Inghilterra e del premier Boris Johnson. La verità è che Biden in quanto anziano ha, probabilmente, qualche problema di tenuta con la vescica e con lo sfintere. E ci fermiamo qui perché abbiamo sempre criticato quei media che vanno ad annusare nelle mutande dei politici, figuriamoci se ci metteremo a farlo anche noi (e comunque, stavolta, non sarebbe proprio il caso…), anche se non possiamo fare a meno di cogliere, nei limiti fisici dell’anziano presidente, il declino di un’America imperiale che, tra luci ed ombre, è stata garanzia di libertà per noi e per il mondo intero dal 1945 ad oggi.  E noi italiani questo non lo dovremmo dimenticare mai.  Ma il peto-terremoto a Glasgow pare ci sia stato ed è inutile nasconderlo dietro il paravento della gratitudine e della nostalgia, sicché le uniche concessioni ironiche sull’avvenimento le abbiamo affidate alle garbate matite di Laura Zaroli e Donato Tesauro.

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