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É sempre e solo questione di testa

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Invece che delegare la tutela dei nostri dati al legislatore o confidare nei codici di autoregolamentazione delle varie piattaforme social, sarà utile informarsi e cercare di essere noi a utilizzare i nuovi potenti mezzi di comunicazione digital, non il contrario

– Rosa D’Amico –

child-785661_1920C’erano una volta i genitori, si potrebbe cominciare così a raccontare la favola di un tempo in cui mamma e papà svolgevano la loro funzione educativa e di accudimento dei propri cuccioli. Funzione che non cessava fintanto che questi non fossero stati abbastanza forti e psicologicamente maturi da poter cominciare a camminare sulle loro gambe.

Possiamo tranquillamente affermare che sia ancora così oggi? Intendiamoci, nessuno vuole erigersi a censore o a giudice assoluto. Tutti abbiamo sbagliato nella vita, anche e soprattutto nell’educare i nostri figli. Il mestiere di genitore, si sa, nessuno te lo insegna e si avanti proprio per “prove ed errori”, trial and error per dirla con gli americani.

Dopo questa lunga ma doverosa premessa, il fatto che Whatsapp, la nota applicazione di messaggistica istantanea, abbia deciso di elevare l’età minima di utilizzo ai 16 anni mi lascia alquanto indifferente. E questo per due motivi: in primo luogo, si tratta di una manovra commerciale in quanto il 25 maggio entrerà in vigore il nuovo Gdpr in materia di privacy e non è ovviamente possibile richiedere il consenso al trattamento dei dati agli under 16. In seconda battuta, invece, sappiamo bene che questa regola sarà tranquillamente aggirata e ce ne faremo un baffo.

social-1206612_1920Quanti ragazzini hanno un profilo su Facebook nonostante il fatto che questa piattaforma vieti l’iscrizione agli under 14? E i genitori ne sono del tutto inconsapevoli? Credo proprio di no. Ed ecco perchè entrano in gioco loro, le figure educative primarie che dovrebbero assicurarsi che i figli conducano le loro giornate e trascorrano il tempo libero in totale sicurezza.

É indubbiamente molto più comodo e meno impegnativo lasciare che il pargolo si trastulli con lo smartphone anziché cercare di intrattenerlo giocando con lui oppure organizzando attività a sua misura. Due giorni fa, accompagnando le nipotine dal pediatra, ne ho avuto conferma: genitori e pargoli in sala d’attesa completamente risucchiati dal telefonino.

Il fatto è che il mondo digitale è la nuova droga, è ormai tristemente diffuso il disturbo da dipendenza dai social network: è stato denominato Fomo, fear of missing out” vale a dire “paura di essere tagliati fuori”.

E quindi, la riflessione che faccio è la seguente: visto che molto spesso l’utilizzo di cellulari e app da parte dei ragazzini avviene proprio con il tacito assenso di mamma e papà, sarà perfettamente inutile affidarsi al legislatore o ai codici di autoregolamentazione delle varie piattaforme social. Sarà sempre e soltanto compito dei genitori attuare quella vigilanza indispensabile per garantire ai figli una navigazione sicura. Come? Informandosi e conoscendo al meglio questi nuovi potenti strumenti di comunicazione. Per esserne noi gli utilizzatori e non, viceversa, esserne utilizzati.

Non vi è altra soluzione, la tecnologia e le innovazioni viaggiano alla velocità della luce e noi dobbiamo stare al passo. E con i social network e Internet, come in tante altre stanze della vita, è sempre e soltanto una questione di testa.

 

 

 

 

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