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Con Elisabetta finisce un regno durato 70 anni

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Elisabetta
The Queen è stata, dopo quella di Gibilterra, la rocca più salda del Regno Unito e della Gran Bretagna, un punto fermo, il riferimento certo del suo popolo, anche se le capestrerie della sorella Margaret, dei figli e dei nipoti non le facilitarono il compito di regina, di madre e di nonna. Nonostante tali, problematici congiunti, gli inglesi le hanno voluto lo stesso un gran bene, fino al punto che, se in Inghilterra fosse stata instaurata una repubblica al posto della monarchia, essi di certo avrebbero eletto Elisabetta come presidente
– Vincenzo Ciaraffa –

Per dare l’esatta definizione di Elisabetta II ci voleva un comunista di antico conio, il quale, nonostante provenisse da un partito politico costituzionalmente antimonarchico, non riuscì a sottrarsi al fascino dell’allora principessa ereditaria. Infatti, il giornalista Maurizio Ferrara, il papà di Giuliano, nella terza pagina del quotidiano comunista l’Unità del 20 novembre del 1947, così volle commentare le nozze di Elisabetta II con Filippo di Edimburgo: «Ci sono al mondo certe persone che nascono “figli del re” […] Elisabetta non potrebbe mai fare altro che il mestiere che fa: e cioè quello di figlia del re d’Inghilterra, erede presuntiva al trono». In realtà, al di là delle increspature ideologiche, Maurizio Ferrara voleva dire che la giovane Elisabetta sembrava nata apposta per fare la regina.

Poi, il 6 febbraio del 1952, Elisabetta quel “trono presuntivo” lo occupò per davvero a soli venticinque anni, un’età che da molti giovani d’oggi è considerata appena un gradino sopra l’adolescenza. Da allora the Queen è stata, dopo quella di Gibilterra, la rocca più salda del Regno Unito e della Gran Bretagna, un punto fermo, il riferimento certo del suo popolo, anche se le capestrerie della sorella Margaret, dei figli e dei nipoti non le facilitarono il compito di regina, di madre e di nonna. Nonostante tali, problematici congiunti, gli inglesi le hanno voluto lo stesso un gran bene, fino al punto che, se in Inghilterra fosse stata instaurata una repubblica al posto della monarchia, essi di certo avrebbero eletto Elisabetta come primo presidente.

In realtà nessuno facilitò mai la vita di questa donna, soltanto apparentemente fragile, neppure i suoi primi ministri. Benché i sovrani inglesi non facciano ufficialmente politica attiva, quando Margaret Thatcher divenne primo ministro, la regina pensò che con una donna le sarebbe stato più agevole mettere il naso nelle faccende del governo, e male gliene incolse. Infatti, la lady di ferro, come era chiamata all’epoca la Thatcher, aveva del suo ruolo istituzionale e dell’indipendenza del governo la medesima concezione regale che Elisabetta aveva dei propri compiti, sicché vi furono undici anni di ben celati ma difficili rapporti tra la regina e la sua inflessibile primo ministro.

Qualche anno dopo la irremovibile primo ministro, nell’esistenza della famiglia reale arrivò un’altra persona difficile da gestire e che, sia da viva che da morta, avrebbe addirittura appannato l’immagine della monarchia: Lady Diana Spencer. Ma, a parte gli antichi e più recenti tradimenti del marito Carlo con Camilla Parker Bowles, era scritto nelle stelle che per le sue stimmate caratteriali Diana non dovesse piacere alla regina, che scambiò la sua sensibilità per ingestibile fragilità psicologica, mentre Diana, come essa stessa spiegò in un’intervista alla BBC nel 1995, voleva essere soltanto una donna semplice e amata dal marito, vivere con i propri figli come una comune mamma inglese ed essere, tuttalpiù, la regina di cuori della gente. Proponimenti quelli di Lady D che per Elisabetta erano troppo borghesi. In realtà erano due donne lontane tra di loro, non soltanto per età ma anche, e forse soprattutto, per dei caratteri che erano agli antipodi: emotiva e sognatrice la prima, misurata e concreta la seconda.

Ma per la vecchietta coronata del Regno Unito e di Gran Bretagna il tracollo del matrimonio di Carlo e Diana seguito dalla disgraziata morte di quest’ultima non fu l’ultimo dei dispiaceri perché, anni dopo, dovette addirittura estromettere il figlio Andrea dalla corte a seguito dei suoi chiacchierati rapporti con il miliardario americano Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere, dove si trovava perché accusato di abusi sessuali su dei minorenni. Senza parlare dei nipoti, il Principe Harry, plagiato da una moglie carrierista e venale come l’attrice americana Meghan Markle che lo ha fatto dimettere dalla corte per portarselo a vivere in Canada, o del divorzio dell’altro nipote, il figlio di Anna, Peter Phillips.

Come se non bastasse questo già pesante fardello di disgrazie e di emozioni familiari, il 9 aprile del 2021, il marito Filippo è passato a miglior vita lasciando ancora più sola Lilibet come era solito chiamare la moglie in privato.

Povera la nostra Elisabetta, dignitosa e regale rappresentante di un impero che si era dissolto con la II Guerra Mondiale e che, fino al suo tramonto, fu popolato da giganti della politica. Ella ha dovuto chiudere gli occhi in un regno che da tempo non sa più cosa vuole essere e che, senza di lei, probabilmente cesserà di essere la Great Britain e non rassomiglierà più alla patria amata da Shakespeare: «Questa Inghilterra, questa nutrice e grembo fecondo di re straordinariamente regali».

O regina, ti seguano la nostra stima e affetto di repubblicani incalliti.

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