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Basta a chi vuole ancora “marchiare” gli ebrei e ai tanti nemici che i palestinesi hanno in casa

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ebreo
Si sperava di non dover più assistere all’orrore della marchiatura e alla caccia di un essere umano come fosse un animale, ma temiamo che la caccia all’ebreo sia appena cominciata, come si può capire dalla comunicazione del ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, il quale ha riferito che sono già 819 gli atti antisemiti registrati in Francia dal giorno dell’attacco di Hamas contro Israele

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Ci è rimasta impressa nella mente la risposta che un ebreo, scampato ai campi di sterminio, diede ad un giudice al processo di Norimberga, il quale gli aveva domandato perché i suoi correligionari avevano subito un tentativo di genocidio senza ribellarsi ai nazisti fin dalla loro andata al potere in Germania, dal momento che Hitler nel “Mein kampf” aveva chiaramente scritto che cosa aveva in serbo per loro: «Non pensavamo che lo avrebbe fatto veramente!». Anche noi, ricordando che la II Guerra Mondiale si chiuse con l’ecatombe di settanta milioni di morti, di cui sei milioni erano ebrei, e con le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, per anni ci eravamo cullati nell’illusione che certe cose orrende non sarebbero più accadute. «Mai più guerre di aggressione…» – urlammo convinti nelle manifestazioni di piazza – «…mai più la persecuzione di un popolo soltanto per il colore della sua pelle o per la religione professata!» sancirono i nostri ordinamenti democratici. Insomma, ci convincemmo che sarebbe bastato il precedente della shoah e della guerra appena terminata a metterci al riparo da certe riproposizioni storiche.

Poi è arrivata l’aggressione militare russa all’Ucraina a dare la prima scossa alle nostre pacifiche certezze, che sono tracollate del tutto al cospetto della mattanza di stampo nazista perpetrata dai terroristi di Hamas nei kibbutz israeliani, a ridosso della Striscia di Gaza lo scorso 7 ottobre e alla conseguente reazione militare d’Israele che, purtroppo, sta colpendo anche donne, anziani e bambini palestinesi. Eppure, ancora ci ostinavamo a indugiare in un sofferto ottimismo, autoaccusandoci perfino di esagerare perché il mondo non avrebbe di certo assistito inerte alle stragi d’innocenti di qualsiasi coloro politico, a nuovi pogrom e allo sport preferito dalle fosche dittature del Novecento: la caccia all’ ebreo.

Purtroppo la smentita è arrivata in tempo quasi reale per ben due volte nelle ultime settantadue ore. Infatti, durante l’ennesima manifestazione pro Palestina uno scalmanato si è arrampicato fin sulla loggia della Fao di Roma per strappare la bandiera d’Israele, tardivamente e inutilmente contrastato da un addetto dal momento che la bandiera è stata distrutta e con essa, immaginiamo, idealmente gli ebrei di tutto il mondo… ci domandiamo quale sia la differenza ideale tra quello scalmanato e Hamas: vogliono, infatti, la medesima cosa! Poi l’altrieri, non appena un aereo proveniente da Tel Aviv ha fatto uno scalo tecnico nella città Makhachkala, nel Daghestan russo, si è scatenata la caccia agli ebrei da parte di una folla inferocita che urlava propositi piuttosto chiari: «Siamo qui per gli ebrei, siamo venuti a ucciderli». Il peggio è stato evitato soltanto perché i passeggeri si sono barricati nell’aereo fino al tardivo arrivo della polizia, che ha fatto davvero molta fatica a contenere la furia dei facinorosi islamici pro-Hamas. E temiamo di essere soltanto agli inizi.

A quel Napoleone in sedicesimi di Putin, che si è messo a flirtare con Hamas in funzione anti israeliana (antiamericana in realtà) per compiacere l’Iran, suo principale fornitore di droni nella guerra contro l’Ucraina, vorremmo suggerire, nello stesso interesse del suo popolo (ammesso che gliene freghi qualcosa), di non buttare benzina sul fuoco andando a titillare il panislamismo dei musulmani. Infatti, la Federazione Russa ha in pancia all’incirca venti milioni di appartenenti a questa religione, ai quali, una volta risvegliatisi i mai del tutto sopiti uzzoli integralisti, potrebbe venir voglia di ricordare a Putin, magari con qualche azione eclatante e sanguinosa come ve ne sono state nel passato recente a Beslan e nella metropolitana di Mosca, che nella Cecenia musulmana il fuoco continua a covare sotto la cenere. Peraltro, non è detto che il feroce Quisling ceceno di Putin, Ramzan Kadyrov, riesca a rimanere al potere ancora a lungo perché, come in tutti i regimi satrapeschi, in Cecenia come in Russia l’attentato e l’avvelenamento dei capi è una pratica molto ricorrente.

Ma ritornando alla caccia all’ebreo, si vanno intensificando gli episodi della loro “marchiatura” con la stella di Davide non più sul braccio ma sulle abitazioni, com’è avvenuto sui muri esterni degli edifici di uffici, negozi e abitazioni di francesi di religione ebraica, nel 14° arrondissement di Parigi. Anche questa marchiatura pensavamo di non dover più vedere, ma temiamo che la caccia all’ebreo nel mondo sia appena cominciata, come si può capire dalla rilevazione del ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, il quale ha riferito che sono già stati 819 gli atti antisemiti registrati in Francia dal giorno dell’attacco di Hamas contro Israele, lo scorso 7 ottobre. Con questi precedenti stiamo velocemente arrivando al punto in cui bisognerebbe cominciare a porre qualche domanda alla nostra poco limpida coscienza: che cosa faremo se dovesse iniziare, come temiamo, la caccia all’ ebreo… per la seconda volta in meno di un secolo ce ne staremo a guardare senza far niente, o metteremo tutti quanti la stella di Davide sul bavero della giacca?

L’alternativa sarebbe quella di bandire dalla comunità internazionale i Paesi che appoggiano Hamas, evento questo quanto mai improbabile, perchè coloro che fiancheggiano in vario modo terroristi operanti in Palestina e in Libano (Iran, Russia, Cina) sono gli stessi che, anche grazie alle fibrillazioni del Medio Oriente, vorrebbero instaurare un nuovo ordine globale: il loro.

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