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La difficile convivenza di due palazzi del potere

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Quirinale
Per non farsi logorare, Giorgia Meloni potrebbe perfino decidere di dimettersi e passare così all’opposizione di un’ennesima ammucchiata di governo senza sostegno popolare. Se lo facesse, il 31% di consenso del quale gode adesso, nelle elezioni del 2027 lieviterebbe in un plebiscito e per la Sinistra sarebbe la fine

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Il quotidiano La Verità, diretto da Maurizio Belpietro, è riuscito a porre in rotta di collisione il Quirinale e Palazzo Chigi, anche se sarebbe più corretto dire che ha messo Palazzo Chigi contro il consigliere del Quirinale per la Difesa, il piddino Francesco Saverio Garofani. Come riportato dal giornale milanese, infatti, costui durante un pranzo in un locale pubblico con atleti e funzionari presenti, si è messo a parlare a ruota libera del progetto di una grande lista civica nazionale (in modo da ficcarvici dentro, immaginiamo, Romano Prodi, Ernesto Maria Ruffini, Calenda, Renzi e magari anche Taiani di FI), soggiungendo che, però, “Un anno e mezzo non basta per trovare qualcuno che batta il Centrodestra, ci vorrebbe un provvidenziale scossone”.  

Tanto è bastato per fare arrivare la tensione alle stelle tra il partito della premier e la Presidenza della Repubblica che, in verità, non è stata chiamata in causa dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Questi ha soltanto invitato il consigliere del capo dello Stato – non il capo dello Stato – a chiarire che cosa ci fosse di vero in quanto riportato dal già menzionato giornale. Stranamente, e neppure tanto, la smentita ufficiale che non poteva smentire niente peraltro, non è arrivata dal diretto interessato ma da un comunicato del Colle peraltro poco istituzionale, addirittura stizzito e sbeffeggiante: “Al Quirinale si registra stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo”. Beh, mica tanto ridicolo Bignami, visto che Garofani ammettendo il fattaccio nel ridicolo ha buttato, e per ben due volte, la stessa Presidenza della Repubblica.

Sicché, se attacco v’è stato al presidente della Repubblica, questo, sebbene indirettamente, è venuto da un suo stesso consigliere e non da FdI. Comunque, vistosi scoperto (pare che esistano addirittura delle registrazioni) e non avendo elementi per smentire La Verità, il diretto interessato, com’è collaudato stile dei baldi caballeros della Sinistra quando vengono beccati in castagna, si è messo a frignare perché quelle sue, ha assicurato, erano soltanto “Chiacchiere tra amici”. Beh, più che chiacchiere tra amici sembrerebbero intenti/auspici un tantinello sovversivi vista la posizione che occupa nell’entourage presidenziale. Ovviamente, senza neppure aspettare la smentita o conferma del diretto interessato, la Sinistra come un solo uomo si è subito posta a difesa del Colle minacciato dalle truppe meloniste: la pasionaria Elly Schlein Ibarruri ha fatto sapere che gli aggressori del Colle non pasaran e Calenda in versione James Bond ha tirato in ballo addirittura i servizi segreti di Putin. Ma, in questi giorni, il più ridicolo di tutti quelli che si sono assegnati la parte dei picciotti di Mattarella è stato Giuseppe Conte, il capo di un movimento-partito che appena sette anni fa lo voleva sottoporre a impeachment.

Senza trascurare l’acritico supporto esterno fornito dai soliti giornali di Sinistra. Ciò anche se l’ammissione di Garofani dovrebbe aver tolto dal loro repertorio gli elementi di polemica contro la premier che, mentre scriviamo, ha chiesto e ottenuto un colloquio (chiarificatore?) al Quirinale con Mattarella al quale, pare di capire, non avrebbe chiesto neppure le dimissioni del consigliere schierato.

È tutto a posto allora? La solita tempesta in un bicchiere d’acqua? Secondo noi, non è a posto un bel niente! Fatte le debite proporzioni d’importanza, chi scrive ha svolto per una quindicina d’anni lo stesso ruolo di Garofani con il presidente Mattarella, in qualità di Aiutante di Campo di alte autorità militari. Ebbene, se in tale ruolo egli si fosse lasciato andare in “Quattro chiacchiere tra amici”, l’organizzazione militare della quale faceva parte (figuriamoci cosa dovrebbe fare il Quirinale con Garofani!) lo avrebbe destinato a contare i pedalini in qualche magazzino della sussistenza in meno di ventiquattr’ore. Mentre Garofani – magari mettendo le mani avanti – invece di dare le dimissioni ha fatto sapere di essere stato rassicurato affettuosamente da papà Mattarella. Ebbene, se ciò dovesse rispondere a realtà, con questo gesto il presidente ha di fatto autorizzato coloro che ricoprono cariche istituzionali che dovrebbero essere costituzionalmente “neutre”, a scendere apertamente in campo contro il governo in carica… per caso ci viene in mente la Magistratura.

Per come la vediamo noi, quanto rivelato dal giornale La Verità è altra polverina urticante su di una sensazione che non ci ha mai abbandonato da quando governa il Centrodestra, e cioè che il Colle non perde occasione per remare contro il governo, in compagnia del Pd, di certa Magistratura e della maggior parte dei media. A meno che l’anziano presidente (peraltro con problemi di salute) non sia diventato un ostaggio del “sistema Quirinale”, al quale trovò la forza di ribellarsi soltanto Francesco Cossiga, che per questo fu definito pazzoide dalla Sinistra di allora, picconatore dai suoi ammiratori e mattocchio da Giorgio Bocca. Insomma, dal picconatore in poi, l’inquilino del palazzo che fu dei papi, non è mai stato al di sopra del sospetto di voler stravolgere la volontà degli elettori. I peggiori in questo esercizio para eversivo sono stati Scalfaro e Napolitano.

Secondo noi che amiamo il gioco democratico a carte scoperte, ha fatto bene Giorgia Meloni ad autorizzare Bignami a creare un putiferio intorno alle parole del consigliere di Mattarella, perché così ha giocato ancora una volta d’anticipo per disorientare gli avversari e non fare la fine di Berlusconi che, debilitato dai bunga-bunga, offrì il collo docilmente prima a Scalfaro e poi a Napolitano. Sicché, nel futuro prossimo il Quirinale dovrà giocare a carte scoperte perché due episodi accertati di congiura contro il governo sarebbero davvero troppi perfino per gente che ha la faccia come il sedere. Tenendo anche presente che a Palazzo Chigi abita una donna con le palle bitorzolute… la quale potrebbe anche decidere di dimettersi e passare così all’opposizione (cosa che sa fare benissimo) di un’ennesima ammucchiata di governo senza sostegno popolare. Se lo facesse davvero, il 31% di consenso del quale gode adesso nel 2027 diverrebbe un plebiscito! Ergo, non è la Meloni a essere in angolo come si vorrebbe farla apparire nei soliti salotti della Sinistra, ma i suoi stessi avversari politici che temono le elezioni come la morte. Ovunque risiedano.

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