Ma che cosa vi ha fatto il Bambino del presepe?
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All’approssimarsi del Natale se ne viene sempre il solito docente che si professa inclusivo o, magari, un prete à la page a sconsigliare il presepe perché offenderebbe le altre religioni. Ultimo arruolato in questa folta schiera di sprovveduti ideologizzati e in malafede v’è il Comune di Genova, che quest’anno ha deciso di sostituire il presepe col più inclusivo villaggio di Babbo Natale
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Ebbene, siamo a una spanna dalle festività natalizie e la pubblicità dedicata a questo grande evento della cristianità inizia a essere assidua se non addirittura martellante e molesta e, lasciatemelo dire, per certi aspetti anche squallida. Vi siete accorti, per esempio, che i bambini stanno progressivamente scomparendo dalle pubblicità? In compenso cani e gatti sono sempre più rappresentati nelle réclame di prodotti e di alimenti di settore, il cosiddetto pet food. In verità, questa svaporizzazione della figura dei bambini dalla pubblicità è partita da molto lontano, perlomeno da quando in alcune menti attossicate dal woke la famiglia normale è diventata quasi un insulto da fascisti. In aggiunta a tutto questo, dalla tradizione natalizia sta scomparendo anche quello che, nell’orbe cristiano, è considerato il “bambino” per eccellenza: Gesù nella spoglia mangiatoia di Betlemme.
All’approssimarsi del Natale, infatti, se ne viene sempre fuori il solito insegnante che si professa inclusivo o, magari, qualche prete à la page a sconsigliare il presepe perché, secondo loro, offenderebbe le altre religioni, quella islamica in modo particolare. Ultimo arruolato in questa folta schiera d’ignoranti ideologizzati il Comune di Genova, che quest’anno ha deciso di sostituire il presepe col più inclusivo villaggio di Babbo Natale. Sicché, come primo effetto di tale andamento “culturale”, il presepe apparecchiato per la prima volta da San Francesco d’Assisi in una grotta di Greccio nel 1223 e così amato dai bambini, così intimo e familiare anche per coloro che come me non sono cristiani, è anch’esso quasi sparito dalla pubblicità, da molte scuole, da molte famiglie, da molte chiese e, temo, da molti cuori. Il drammatico paradosso che ne scaturisce è che noi adulti prima sottraiamo ai bambini alcune fantasticherie pedagogiche, come appunto il presepe, e poi non riusciamo a spiegarci perché essi da adolescenti si accoltellano per strada tutte le notti. Ma se non insegniamo loro il culto della nascita della vita è come se essi non fossero mai nati, e chi si percepisce così, chi percepisce così i suoi simili, è un inconsapevole assassino potenziale.
Mi domando, poi, come potrebbe una rappresentazione incentrata su personaggi dolci e pacifici come un bambino in fasce, degli angeli oranti e pastori trasognati, offendere una religione? E perché dovrebbe offendere proprio la religione islamica dal momento che il Corano riconosce e rispetta Gesù (Isa), la Madonna e Giuseppe?
Per gli islamici, infatti, Gesù è l’ultimo e il più importante dei profeti e, quando si riferiscono a lui, lo fanno con grande deferenza facendo seguire il suo nome da un Amin, che è l’equivalente del nostro Amen. Come dire che in Italia ad impedire la coesistenza tra religioni diverse sono gli inclusivisti senza testa, non gli integralisti. Purtroppo, come tutti gli acefali sacerdoti del politicamente corretto, essi si ritengono portatori di verità assolute e, in quanto tali, si sentono legittimati a sottrarsi ad ogni confronto storico e dialettico, rifiutandosi di capire che è proprio il loro “integralismo inclusivista” a ostacolare la reciproca (e libera) accettazione di tradizioni religiose che hanno più punti in comune di quanto essi siano in grado di comprendere. E, poi, non si capisce perché l’integralismo in questo campo vige soltanto a Sinistra, dove sono intruppati tutti i “partiti dei proletari”, dal momento che Gesù, nato in una stalla, era figlio di un falegname e di una casalinga che non se la passavano proprio bene: insomma più proletari di loro proprio non ve n’era!
I sacerdoti del politicamente corretto si sorprenderebbero nell’apprendere che musulmani, ebrei e cristiani, oltre a essere accumunati dal fatto di riconoscere l’autorità morale di un testo sacro rivelato (Corano, Bibbia e Vangelo), sono anche le uniche religioni monoteiste esistenti al mondo e, pertanto, costituiscono la famiglia religiosa maggioritaria dei “Popoli del libro”. Purtroppo, a portare scompiglio in questa famiglia sono sempre state due maledizioni di segno uguale e contrario: il fanatismo e l’ignavia. Il fanatismo e l’ignavia, infatti, ottengono sempre il medesimo risultato che è quello di distruggere rapporti, non di agevolarli, di provocare guerre, non sedarle.
Dunque, indipendentemente dalla divinità che portiamo nel cuore, difendiamo quelle tradizioni che prima di essere religiose sono culturali, come il presepe, intorno al quale ritorniamo tutti un po’ bambini. Un tempo, alla mezzanotte della Vigilia di Natale, quando era tradizione depositare la statuina del bambin Gesù nella mangiatoia, sembrava che assieme a noi fossero presenti anche i nostri morti, che fossero ritornati i nonni, genitori, fratelli e altre care persone che non c’erano più.
Meditate su queste parole che, credetemi, sgorgano da un cuore normalmente poco incline alla metafisica e, se potete, per Natale preparate il presepe assieme ai vostri bambini… la capanna, la mangiatoia, il bue, l’asinello, i Magi. La notte di Natale diventate bambini anche voi. Male di certo non potrà farvi, non potrà farci.
(Copertina replicata di Donato Tesauro)
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