Italia più unita grazie a un politico che sognava la secessione del Nord
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Lasciando perdere la politica per un attimo, non si riesce a compenetrare l’intento di chi, anche tra la gente comune, va spargendo sciocchezze a piene mani come un tizio, ma non crediamo sia l’unico, che su Facebook ha rimpianto addirittura la mafia auspicandone l’intervento per far fallire la costruzione del Ponte sullo Stretto
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Per onestà intellettuale dobbiamo preliminarmente informare chi ci legge che, pur avendo condiviso idealmente (e occasionalmente) qualche sua battaglia, non abbiamo in particolare estimazione Matteo Salvini soprattutto per l’aver fatto appassire la prospettiva di una Lega nazionale che riuscisse a porsi tra la nuova Democrazia Cristiana, che è diventata Forza Italia, e i nazionalisti repubblicani di Fratelli d’Italia. Tuttavia, apprezziamo ancor meno coloro che, soprattutto a Sinistra, per partito preso gli danno addosso qualsiasi cosa egli dica o faccia, sia come vice premier, che come ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Prendiamo l’ultima polemica che lo coinvolge in questi giorni, quella ruotante intorno alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina, una delle realizzazioni che i partiti al governo avevano promesso agli italiani durante la campagna elettorale del 2022.
Siccome questo nostro è il Paese dove un partito politico se ne può anche fottere delle promesse elettorali una volta andato al potere, sembra strano alla Sinistra nelle sue varie declinazioni che il governo voglia mantener fede a un impegno preso con gli elettori. Però le polemiche, che sono più dei media vicini alla Sinistra che non degli italiani in generale, alla fine non hanno portato niente in dote a chi vi si oppone. Infatti, dopo avere ottenuto un numero impressionante di autorizzazioni, lo scorso 6 agosto il progetto del ponte sullo Stretto ha avuto il via libera dal Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile che, tra l’altro, lo ha trovato in linea con il principio ispirante dell’Unione Europea “Do no Significant Harm/Non arrecare danno significativo”. Il rispetto di questo principio, spesso abbreviato con l’acronimo Dnsh, è stato a dir poco fondamentale perché, oltre ad assicurargli una parte di finanziamenti da Bruxelles, ha anche attestato che il progetto, gli investimenti e le conseguenti attività costruttive non recheranno danni all’ambiente.
Per adesso nessun aspetto opaco nel progetto, tant’è che la realizzatrice dell’intera opera, scelta con una gara internazionale dalla società Stretto di Messina, sarà la società Eurolink che è composta da aziende italiane, danesi, spagnole e giapponesi. Peraltro, secondo una stima non fatta da Salvini che al massimo l’avrebbe arrotondata, bensì nel 2016 dal segretario del Pd e presidente del consiglio Matteo Renzi, la costruzione del ponte creerà oltre 100.000 posti di lavoro. Al momento non conosciamo la fonte di questa significativa previsione occupazionale, certo è che la costruzione del ponte richiederà l’impiego di migliaia di tecnici e operai per almeno sette anni.

Sull’intera questione non crediamo che il governo sottovaluti le infiltrazioni delle mafie che cercheranno di mettere le mani sui 13,5 miliardi di stanziamenti previsti per l’opera e siamo confortati in questo convincimento dalla rassicurante dichiarazione del direttore della Dia – Direzione Investigativa Antimafia, Michele Carbone: «Per quanto riguarda gli appalti per il Ponte sullo Stretto, siamo pronti a svolgere l’attività di prevenzione che sarà decisa dagli organi istituzionali. Abbiamo già un background molto importante di esperienza, di capacità, di risorse».
Ebbene, stante questi virtuosi presupposti e considerato che le ferrovie e l’ordito autostradale siciliani, storicamente arretrati rispetto agli standard nazionali ed europei, dovrebbero finalmente rinnovarsi per poter sostenere il traffico commerciale e di persone provenienti dal continente rapidamente, e senza nessuna soluzione di continuità, grazie al ponte, non riusciamo a comprendere perché alcuni vi remano contro a prescindere direbbe Totò. Per carità, siamo consapevoli che nessuna opera faraonica riesce ad arrivare al suo compimento senza ritardi o problematiche varie, ma non per queste possibili variabili si deve rinunciare a qualcosa che cambierà il volto del nostro Paese.
Non si capisce neppure perché il Pd (che con Renzi al governo era favorevole all’idea) sia contrario alla realizzazione dell’opera e ancor meno, in verità, riusciamo a individuare l’intento di chi tra la gente comune va spargendo stronzate a piene mani come quel tizio (ma non crediamo sia l’unico) che su Facebook ha rimpianto la scomparsa della mafia e ha auspicato addirittura il suo intervento per far fallire i lavori. Costui ha anche spacciato l’idea che l’espropriazione di alcune case danneggerà i loro proprietari, che magari avevano ancora mutui da pagare, e alienerà i bambini perché allontanati dai loro amichetti.

Su questo aspetto suggeriamo al signore di Facebook di andarsi a documentare almeno su Wikipedia, così apprenderà che “L’espropriazione per pubblica utilità, in Italia, è un istituto giuridico che permette alla Pubblica Amministrazione di acquisire la proprietà di un bene immobile, anche contro la volontà del proprietario, per finalità di interesse generale. Questo processo, regolato da specifiche leggi, prevede il pagamento di un indennizzo al proprietario espropriato”. Tra l’altro, il cedente ha il diritto di contestare l’indennizzo stabilito e, qualora l’opera non venisse realizzata, richiedere la restituzione del bene.
Siamo in democrazia e nessuno è obbligato a condividere per forza un progetto del governo, però per favore niente narrative lacrimevoli sui social per dare addosso a Salvini, perché quelle non moltissime persone che cederanno la casa o un terreno per far posto ai piloni del ponte saranno equamente indennizzate: non perderanno un centesimo e, anzi, potrebbero addirittura guadagnarci dalla valutazione della proprietà da indennizzare al prezzo di oggi.
E poi è giunto il momento che a Sinistra ci dicano quale futuro del mondo hanno in mente per noi, dal momento che da quelle parti sono contro il ponte sullo Stretto, contro la Tav, contro le pale eoliche, contro le auto a motore caldo, contro le centrali nucleari e contro le case di proprietà che vorremmo conservare per i nostri figli invece di fittarle. Fermo restando il fatto che in sette-otto anni tutto può accadere stante la velocità con la quale si accavallano oggi gli avvenimenti, al momento ci sentiamo di poter dire che se l’Italia del futuro sarà più moderna e unita da Nord a Sud, lo dovremo paradossalmente alla testardaggine del segretario di un partito che nacque per dividerla.
Sarebbe il caso che la Sinistra iniziasse a meditare su questa capacità di cambiare degli altri, sulla rapida fluidità del progresso e, invece, dobbiamo prendere atto che le si attaglia alla perfezione ciò che, a proposito dei siciliani, lo scrittore Tomasi di Lampedusa mise in bocca a don Fabrizio, il Gattopardo, durante il dialogo con l’inviato piemontese: « Il sonno, caro Chevalley, un lungo sonno, questo è ciò che i siciliani vogliono».
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