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Incredibile Sala

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Leoncavallo
In compagnia dell’ANPI, dei rapper Fedez ed Emis Killa, dei grillini e degli ambientalisti, il sindaco di Milano ha avuto parole talmente elegiache per le attività del Leoncavallo che qualcuno ha iniziato a domandarsi se per caso Polizia e Carabinieri non avessero sbagliato indirizzo, sgomberando la Casa della Cultura invece di un centro sociale abusivo

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In occasione dello sgombero del Leoncavallo, abbiamo voluto ripescare l’espressione napoletana “Na femmina e ‘na papera arrevutajeno Napule”, ovvero una donna (vds. vajassa) e un’oca (starnazzante) misero a soqquadro Napoli. Ciò per una ragione ben precisa: in nessun modo detta espressione potrebbe adattarsi alla misurata, solitaria signora Marina Boer, la presidente dell’Associazione Mamme Antifasciste da tempo sistematesi nel fatiscente edificio di via Watteau. È bastato, infatti, che quel figlio ‘e ‘ntrocchia del ministro Matteo Piantedosi facesse anticipare la prevista data di sgombero del Leoncavallo di venti giorni e alle ore 07,30 del 21 agosto scorso s’iniziava, dopo trentun anni di occupazione abusiva, l’intervento delle forze dell’ordine per restituire l’immobile al legittimo proprietario. Nessuna resistenza degli occupanti in verità assenti, nessun arrevutamiento, ma soltanto qualche centinaio di simpatizzanti giunti sul posto dopo lo svogliato, tardivo allarme lanciato tramite social, nel mentre le forze dell’ordine eseguivano, finalmente, un disposto della Corte di Cassazione risalente, pensate, all’anno 2010.

Ma come, così pochi i simpatizzanti dei leoncavallini in una megalopoli come Milano? Mah, forse erano tutti fuori città, magari al mare o ai monti. Che cosa volete farci, anche i compagni antagonisti ad agosto vanno in vacanza come dei sciur Brambilla qualsiasi. D’altronde, lo stesso antenato delle odierne Sinistre nazionali, il segretario del Partito Comunista Italiano, Palmiro Togliatti, d’estate prendeva l’aereo assieme alla sua amante e andava a imbucarsi nelle amene località di villeggiatura sul Mar Nero, in Crimea per la precisione, in località riservate alla nomenklatura del Partito Comunista Sovietico e ai leader dei “partiti fratelli”. Infatti, morì a Jalta nell’agosto del 1964 proprio durante le vacanze.

Ritornando allo sgombero del Leoncavallo, man mano che artisti in debito di popolarità, piddini, pentastellati e ambientalisti (che diavolo c’entrino questi ultimi col Leonka è per noi un mistero) si risvegliavano dalla calura meneghina o dal letargo della battigia, iniziavano a fare atto di presenza almeno verbale, a partire da Beppe Sala, il quale si è adombrato perché «Palazzo Marino non è stato avvertito – C’erano molte modalità per farlo. Il Leonka ha valore e deve continuare a emettere cultura, continuare il dialogo». Il buon sindaco ha dimenticato di aggiungere che lo sgombero coatto è avvenuto per disposto della Corte di Cassazione dopo che in trentuno anni il Comune, del quale è attualmente a capo, non ha saputo porre fine a una situazione di patente illegalità. Nella difesa d’ufficio degli occupanti lo hanno seguito a stretto giro Ilaria Salis, il comico che non fa ridere Claudio Bisio, Pierfrancesco Majorino, i rapper Fedez, Emis Killa e (poteva mancare?) l’Anpi con parole talmente elegiache per il centro sociale sbaraccato che abbiamo iniziato a domandarci se Polizia e Carabinieri non avessero sbagliato indirizzo, sgomberando la Casa della Cultura invece del fatiscente edificio di via Watteau, o se non fosse alle viste una nuova invasione della Wermacht nazista.

Ma non si può chiedere a costoro, che hanno perso il senso della storia e l’onestà intellettuale per ammetterlo, di prodursi in un’autocritica riflettendo sul fatto che lo sgombero in questione è stato soltanto l’atto di morte ufficiale della funzione del Leoncavallo, una fine che non è giunta all’improvviso perché è andata di pari passo con la lenta, lunga agonia della Sinistra italiana. Pare sia stata già organizzata, per il prossimo 6 settembre, una manifestazione nazionale di protesta contra la chiusura del Leoncavallo (quindi contro la Corte di Cassazione che l’ha disposta…) e, per fare atto di presenza, vista anche la scarsa reattività degli sfrattati lo scorso 21 agosto, a Sala non resta che arruolare un po’ di papere rosse per fare una piazzata contro il governo, per arrevotare Milano in segno di solidarietà. Il sindaco con i calzini arcobaleno stesse attento, però, perché alcuni di quelli che si dichiarano leoncavallini in realtà sono black bloc, e non li fermi come l’automobile staccando semplicemente la chiave dal quadro.

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