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I delinquenti liberi e gli italiani carcerati in casa

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Il Centrodestra ci ha messo un po’ di tempo a capire che per risolvere un problema come quello della sicurezza, che si sta ingrandendo a dismisura, non basta sfornare leggi una dietro l’altra senza, peraltro, essere in grado di farle rispettare. Sennò è come minacciare qualcuno con la pistola scarica

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In verità, in materia di sicurezza sociale da questo governo di centrodestra ci saremmo aspettati qualcosa di più, pur concedendogli l’attenuante di doversi confrontare sul tema con un’opposizione politica ottusa e lontana anni-luce dalle reali esigenze della società italiana, e con una Magistratura che non ne vuol sapere di rientrare nell’alveo della giurisdizione che le ha assegnato la Costituzione. Ebbene, per quanto sarà possibile, data la varieganza del problema, cercheremo di “stringere” intorno alle principali cause che, secondo noi, stanno determinando l’inarrestabile deterioramento della sicurezza.

Il Centrodestra ci ha messo un po’ di tempo a capire che, per risolvere un problema di tale portata, non basta sfornare leggi una appresso all’altra se poi non si è in grado di farle rispettare… è come minacciare qualcuno con una pistola scarica. E questo gli immigrati – regolari e irregolari – presenti nel nostro Paese (perché è inutile girarci attorno, il problema sono loro) lo sanno e, perciò, continuano a delinquere senza remore di sorta. E sì, perché essi provengono da Paesi che non sono proprio un modello di democrazia e di civiltà, dove per i reati che solitamente commettono in Italia è previsto il soggiorno in carceri che sono peggio di un girone infernale, o il taglio della mano, o la pena di morte mediante l’impiccagione o la decapitazione. Insomma, per questa gente venire alla fine schedati da una Questura italiana o essere denunciati a piede libero, o vedersi inflitta la pena degli arresti domiciliari, o farsi qualche anno nelle nostre carceri è come prendersi un buffetto sulla guancia dopo aver fatto una marachella.

Purtroppo, a determinare questa situazione – spesso vanificando il pericoloso lavoro delle forze dell’ordine a riguardo – concorrono in modo preponderante molti giudici e le sinistre quando sono al potere. I primi, invece di limitarsi a giudicare, che sarebbe il loro compito, inclinano a recuperare oltremisura il reo addentrandosi spesso in campi altrui come quello delle Caritas diocesane, o della sociologia, o della politica. Le seconde, le sinistre, avendo perso per strada i loro fisiologici elettori per incapacità coeundi, per sopravvivere hanno bisogno di arruolare al più presto nuovi sostenitori tra gli immigrati e, pertanto, quando vanno al potere fanno di tutto per agevolarne sconsideratamente l’arrivo nel nostro Paese per poi lasciarli sciamare senz’arte né parte per le nostre città in cerca di un’occasione. Il guaio è che le loro occasioni siamo noi, i nostri servizi, i nostri averi, le nostre case, i nostri figli.

Siamo giunti al punto che un controllore delle ferrovie non può chiedere il biglietto a un extracomunitario viaggiante senza essere per questo aggredito da lui; un cittadino non può viaggiare su di un treno senza correre il rischio di essere derubato da loro dentro o fuori la stazione; guai a lasciare incustodita la propria casa perché si corre il rischio di trovarla occupata; la sera bisogna imporsi un coprifuoco nelle zone dove è alta la loro presenza e una donna che rientri di notte ha discrete possibilità di essere da violentata.

 Purtroppo, abbiamo delegato a rappresentarci dei politici che per partecipare a un banale dibattito televisivo devono prima interrogare l’intelligenza artificiale mediante lo smartphone per capire che cazzo devono dire, figuriamoci  realizzare che, quando a un popolo si toglie il senso della sicurezza e della stabilità sociale, può accadere di tutto: Mussolini è stato al potere per vent’anni soltanto perché pose fine agli scioperi (alla sua maniera s’intende…) dei quali gli italiani non ne potevano più e fece arrivare i treni in orario!

 

Il guaio è che né i politici, né i magistrati – gente privilegiata che vive in bolle di benessere distaccata dal popolo reale – riescono a prendere coscienza del fatto che sul problema sicurezza gli italiani si sentono prima loro ostaggi e poi degli extracomunitari, il che non dovrebbe farli dormire né di notte, né di giorno per il rimorso e la vergogna. A questo punto dovremmo domandarci cosa si può fare per riportare accettabili condizioni di sicurezza nel nostro Paese senza uscire dal circuito democratico, posto anche che in rappresentanza del 9% di stranieri viventi in Italia il 31,6% di essi è ospite delle patrie galere e, anche in quel caso, bisogna farsi carico delle maggiori spese per la loro detenzione. Senza parlare dei debordamenti di una parte della Magistratura che parteggia per loro, invece che per la giustizia come quando, nello sgombero di una casa abusivamente occupata, non si preoccupa del disagio e del danno arrecato al legittimo proprietario, ma esorta ad occuparsi del disagio sociale dell’occupante. Insomma, se un delinquente ci ruba l’auto e la Polizia le recupera e ce la restituisce, secondo alcuni giudici bisogna preoccuparsi poi del disagio sociale del delinquente rimasto a piedi.

Pare stia per arrivare un decreto legge del governo su di un “Piano Carceri” per ampliare gli istituti di pena esistenti con moduli prefabbricati aggiuntivi e costruirne di nuovi. Nel frattempo verrebbero messi fuori 10.000 detenuti mediante misure alternative, quali i domiciliari per dirne una… alla faccia del rigore dei conservatori! In ogni caso, a nostro avviso si tratta d’iniziative del governo insufficienti, parziali e tardive perché l’immigrazione senza freno e senza criterio ha già diffuso nella nostra società quei virus che ne stanno stravolgendo addirittura le basi etiche e culturali. Pensiamo al fenomeno adolescenziale dei maranza e alla derivante moda di uscire di casa col coltello in tasca, pronti a utilizzarlo nella più banale controversia, o al primo “no” ricevuto da un coetaneo o dalla fidanzatina. Pensiamo agli stupri in aumento, un reato questo che ci fa particolarmente arrabbiare perché, alcuni animali in sembianze umane che scapperebbero da inesistenti Paesi in guerra, ritengono che le donne siano nella loro disponibilità per volere divino. Pensiamo all’islamizzazione strisciante della nostra società, dove in alcune comunità vige già la sharia. Ebbene, il giorno in cui per qualche ragione contingente questi fenomeni si salderanno tra loro magari conditi con una spruzzatina di fondamentalismo religioso, l’Italia sarà attraversata da una ventata di odio e di violenza come non si verificava dal tempo delle invasioni barbariche che seguirono al tracollo di Roma. Con la differenza che, alla fine, i barbari di allora restarono soggiogati dalla superiore civiltà latina, mentre i nuovi barbari si ritengono essi portatori di una civiltà superiore, perché ispirata addirittura da una divinità.

Che cosa possiamo fare per invertire questa perversa tendenza? Non molto, se continueremo a fronteggiare una situazione straordinaria con metodi ordinari, a meno di voler cominciare a pensare a un Nucleo Speciale Immigrazione, sulla falsariga del Nucleo Speciale Antiterrorismo creato dal generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa che ridusse ai minimi termini l’organizzazione terrorista delle Brigate Rosse. Se non altro, questo nucleo speciale servirebbe a coordinare un lavoro che oggi, oltre all’Unione Europea, fanno (male) tre dicasteri: il Ministero dell’Interno, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero della Difesa. In questa scomposizione delle competenze sulla gestione dell’immigrazione l’Italia è superata soltanto dalla Francia e della Germania che, infatti, stanno messe anche peggio di noi sul piano della sicurezza interna. Il modello per tarare l’eventuale Nucleo Speciale Immigrazione italiano potrebbe essere l’UscisServizio Cittadinanza e Immigrazione degli Stati Uniti, un organismo che si occupa delle leggi sull’immigrazione legale, dei visti, delle richieste di asilo e delle espulsioni, che avvengono in tempi rapidissimi se non sono stati commessi reati perché in quel caso il soggetto da espellere va prima in galera a scontare la pena e dopo viene espulso. Questo accadrà mai in Italia? Lo proponiamo, lo speriamo e allo stesso tempo ne dubitiamo.

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