Hanno buttato a mare l’alto ammiraglio
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Salita a bordo della Flotilla convinta di esserne l’ammiraglia, Greta Thunberg è entrata in conflitto con il comitato direttivo del quale faceva parte, perché lei che fino a ieri parlava da pari a pari a capi di Stato e metteva alla berlina gli scienziati sul clima, non è abituata al confronto, alla collegialità e al contraddittorio
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Nonostante il fatto che la contestualizzazione dell’avvenimento non trovi concordi gli storici, pare proprio che nel 1212 due esaltati, in Germania e in Francia, riuscirono a intruppare migliaia di ragazzi salmodianti per andare a liberare il sepolcro di Cristo dai musulmani a mani nude, convincendo loro, e le rispettive famiglie, che il mare si sarebbe aperto per farli arrivare in Terrasanta. Inutile precisare che quelle migliaia di ragazzi fecero tutti una brutta fine e che, nella migliore delle ipotesi, diventarono merce dei mercanti di esseri umani che – come oggi – scorrazzavano per il Mediterraneo.
Ebbene, quando l’attivista svedese, Greta Thunberg ha aderito all’iniziativa della Global Sumud Flotilla, con l’obiettivo di mettere insieme un convoglio di barche (da diporto) per andare a forzare il blocco navale degli israeliani (Marina Militare) a Gaza, mi è ritornata in mente la crociata dei ragazzi, anche perché l’incoscienza dei partecipanti è pressoché la stessa. Infatti, lo scopo dichiarato dal comitato direttivo della Flotilla è quello di portare derrate alimentari nella Gaza di Hamas assediata dagli israeliani, ben sapendo che nessuno di loro metterà piede a terra se non in stato di arresto. Ma tant’è… l’importante è fare notizia, cercare/creare un caso. Ma gli israeliani che da duemila anni sono costretti a confrontarsi con nemici molto più tosti degli amici – o falsi amici – di Greta, staranno attenti a non cascarci e molto probabilmente avranno già pronte le contromisure. Barca per barca.
Sorvolando sulla presa a bordo soltanto di giornalisti amici favorevoli ad Hamas e all’impresa come quello del Manifesto e di Fanpage, ci domandiamo se chi ha organizzato, e lautamente finanziato, quest’armata di barchette si sia reso conto di ciò che stava facendo: all’incirca cinquanta barche e passeggeri provenienti da quarantaquattro Paesi si stanno riunendo nel Mediterraneo proprio in queste ore provenienti dai porti di Barcellona, di Genova, dalla Tunisia, da Catania e dal porto greco di Siro, sotto la guida di un comitato direttivo come se fosse una sezione del vecchio Partito Comunista. E qual è il punto di attesa e raccolta? Mistero. Chi è il comandante del convoglio che starebbe formandosi? Altro mistero.
Seppure convinti che questa armata Brancaleone acquatica sia etero-guidata da Hamas da Gaza, o dai suoi finanziatori dall’estero, stante la scarsa familiarità con le carte nautiche dei marinaretti della domenica (anche senza il prevedibile intervento degli israeliani) è comunque destinata a una fine ingloriosa senza la guida di un unico responsabile capace di prendere decisioni sul tamburo autonomamente, ogni volta che ve ne sia la necessità compreso l’inevitabile confronto non violento con la marina israeliana. Soggiungiamo che tra le responsabilità del comandante (o come diavolo lo si voglia chiamare dalle parti della Flotilla) sono comprese anche la sicurezza e l’organizzazione dell’equipaggio, a maggior ragione dopo il pasticcio combinato a bordo della Family Boat con un razzo di segnalazione acceso caduto sulla dotazione dei giubbotti di salvataggio, salvo poi darne la colpa a un drone israeliano che, se fosse stato vero, avrebbe fatto a pezzi l’imbarcazione interessata.
Di questa leggerezza organizzativa deve essersi accorta perfino Greta Thunberg e i suoi amici, alcuni dei quali hanno già abbandonato l’impresa volandosene via dall’aeroporto di Tunisi. La svedesina, invece, è stata cacciata dal comitato direttivo assiso sulla barca ammiraglia Family Boat e assegnata come semplice passeggera a un natante più popolare, l’Alma. Povera Greta, salita a bordo convinta di essere lei l’ammiraglia della Global Sumud Flotilla, è subito entrata in conflitto con il comitato direttivo del quale faceva parte, perché la nostra adolescente semianalfabeta che fino a ieri parlava da pari a pari a capi di Stato e ridicolizzava gli scienziati sul clima, come tutte le primedonne non è abituata al confronto, alla collegialità e al contraddittorio.
Sicché, della sua albagia ne hanno avuto le scatole piene anche i compagni di viaggio che, da bravi comunisti, l’hanno subito epurata, insomma se la sono levati prontamente dalle palle, tant’è che mentre scriviamo ancora non si è schiodata dalla Sicilia. Adesso che ha perso il comandante in capo, l’impresa delle barchette farà la fine della crociata dei ragazzi? E gli aiuti umanitari (molti dei quali nel frattempo saranno scaduti visto che stanno in mare da due mesi), non era meglio farli arrivare tramite l’Aeronautica Militare italiana che in appena 48/72 ore li avrebbe paracadutati direttamente sulla popolazione affamata? Ma questo non avrebbe creato il sensazionalismo che insegue la Flotilla. Per la gente a bordo il dramma di Gaza èsoltanto lo sfondo giusto per le loro imprese.
(Copertina di Donato Tesauro)
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