In politica il metodo è importante almeno quanto l’offerta
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La ministra della famiglia e pari opportunità, Eugenia Roccella, parlando al convegno organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di Roma, per ricordare il massacro dei terroristi di Hamas del 7 ottobre, ha fatto un intervento in linea col tema del convegno e ha sostenuto alcune verità, ma l’ha fatto come peggio non si poteva
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I comunisti italiani, che a modo loro un tempo erano persone serie, per fornire una formazione politica, ideologica e metodologica ai loro quadri dirigenti centrali e locali costituirono, a Marino, vicino Roma, l’Istituto di Studi Comunisti, meglio conosciuto come la Scuola delle Frattocchie. Ai frequentatori di quella scuola s’insegnava, in realtà, come conquistare gli italiani all’ideologia del Partito Comunista e in che modo impadronirsi delle leve del potere un po’ alla volta, senza un’altra Rivoluzione d’Ottobre. Per farla breve, un dirigente politico uscito dalle Frattocchie difficilmente sarebbe inciampato, per esempio, sui gulag comunisti perché per loro era un nervo scoperto.

Pochi giorni fa, la ministra della famiglia e pari opportunità, Eugenia Roccella di Fratelli d’Italia, parlando al convegno organizzato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di Roma sul tema “La storia stravolta e il futuro da costruire”, allo scopo di ricordare il massacro del 7 ottobre, ha fatto un intervento in linea col tema del convegno e ha sostenuto alcune sacrosante verità, ma l’ha fatto come peggio non si poteva. Ecco ciò che ha detto: «Non abbiamo fatto i conti fino in fondo con l’antisemitismo […] Tutte le gite scolastiche ad Auschwitz, cosa sono state? Sono state davvero gite? A che cosa sono servite? Sono state incoraggiate e valorizzate perché servivano esattamente all’inverso. Servivano a dirci che l’antisemitismo era qualcosa che riguardava un tempo ormai collocato nella storia, collocato ormai in un passato storico, in una precisa era: il fascismo. Le gite ad Auschwitz secondo me sono state un modo per ribadire che l’antisemitismo era una questione fascista e basta».
Sostenendo che l’antisemitismo fu anche, ma non solo, una questione italiana durante il periodo del fascismo la ministra Roccella ha detto una verità storicamente ineccepibile ma è stata parziale e maldestra nell’esporla, offrendo alla Sinistra l’ennesimo spunto per far caciara, stante il nervo scoperto dell’appartenenza al fascismo dei membri fondatori del partito dal quale ha avuto origine Fratelli d’Italia che oggi è un partito democratico e di salda fede occidentale.
Vediamo… circa le visite delle scolaresche ad Auschwitz, doveva proprio chiamarle gite? Non avrebbe fatto meglio ad allargare il concetto sugli antisemiti coevi del fascismo italiano e sugli ignavi che in tutto il mondo all’epoca si girarono (e ancora si girano…) dall’altra parte quando gli ebrei venivano perseguitati? Insomma – come le avrebbero insegnato alle Frattocchie – la Roccella doveva organizzare un po’ meglio il suo intervento, perché sul fatto che l’antisemitismo sia stato attivo in tutto il mondo, anche nella Chiesa, non ci piove… bisognava soltanto avere la capacità e il coraggio di dirlo in modo chiaro ed efficace, magari allargando il concetto perchè le persecuzioni non furono una “questione fascista e basta” e che molti eventi di quel periodo furono più concatenati di quanto oggi si possa sospettare. Facciamo qualche esempio a riguardo. Gli Stati Uniti non vollero accogliere gli ebrei che scappavano dai nazisti (a meno che non si chiamassero Einstein), con la falsa scusa delle leggi restrittive in materia d’immigrazione: in realtà, in quella società, serpeggiò un diffuso antisemitismo almeno fino alla nascita dello Stato d’Israele.

Oltre a vantare la paternità del termine pogrom, che significa demolire o distruggere con atti violenti, quando nel 1939 i nazisti e i russi invasero e si spartirono la Polonia facendo scoppiare così la II Guerra Mondiale, 230.000 ebrei polacchi furono deportati in Unione Sovietica, senza contare quelli sterminati dai nazisti in tutta l’Europa. I francesi di Vichy deportarono verso la Germania quasi 76. 000 ebrei, con 67 convogli ferroviari: il primo partì il 27 marzo 1942, l’ultimo il 22 agosto 1944, quando i liberatori Alleati erano sbarcati sul suolo francese già da due mesi. Per la cronaca, di quei poveretti ne ritornarono soltanto 2.654. E per una questione di spazio non andiamo a vedere nei dettagli che cosa fecero contro gli ebrei gli altri Paesi dell’Est Europea. Questo significa che l’antisemitismo del fascismo (che si rese colpevole anche dell’abomino delle leggi razziali) e il fascismo in generale siano in qualche modo giustificabili? Mai! Significa soltanto che non dobbiamo aver paura della verità che la storia ci sbatte sul naso tutti i giorni e, soprattutto, significa che ai politici nostrani manca l’equivalente della Scuola delle Frattocchie. Oddio, mancano pure tante altre cose, ma almeno ci andassero preparati sugli argomenti che vanno ad affrontare. Magari facendo qualche preliminare ripassino su Wikipedia (che è alla portata di tutti…) prima di andare ai convegni.
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