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Non facciamolo diventare un altro caso nazionale

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famiglia del bosco
Prima di pronunciarsi sulla vicenda di Palmoli sarebbe saggio attendere il provvedimento finale del tribunale dei minori dell’Aquila che si spera arrivi presto, poiché c’è il rischio che la faccenda si trasformi in un’altra Bibbiano, con i magistrati al posto di psicologi e assistenti sociali della cittadella emiliana che nel 2019 finirono nell’occhio del ciclone per dei minori sottratti alle loro famiglie

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Il tribunale dei minori dell’Aquila ha tolto la potestà genitoriale – in pratica gli ha portato via i tre figli piccoli parcheggiandoli in una casa famiglia – a Catherine Birminghan e suo marito Nathan Trevallion, una coppia anglo-australiana che aveva scelto di vivere in armonia con la natura in un vecchio immobile nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti. Forse che Catherine e Nathan erano dei cattivi genitori? No. Esercitavano qualche forma di violenza sui piccoli? No. I ragazzini erano malnutriti? No. Non li facevano studiare? Certo, li facevano studiare attraverso l’istruzione parentale e tramite l’appoggio a una scuola autorizzata. Ma, allora, perché l’ordinanza restrittiva del tribunale dei minori? Mah, forse nei prossimi giorni ne sapremo di più sulle ragioni che sono alla base di tale provvedimento, al momento ci chiediamo soltanto perché tanta solerzia per l’educazione dei minori la Magistratura non la dimostri anche per le decine di migliaia di ragazzini fuori controllo che infestano le nostre città, alcuni dei quali si sono rivelati perfino degli assassini.

Ciò posto, teniamo a precisare che è lontana da noi l’idea romantica della casetta nel bosco di Biancaneve e i sette nani, e siamo consapevoli del fatto che alcune scelte di vita, legittime ma fuori dagli schemi correnti, comportano degli oneri funzionali aggiuntivi se nel pacchetto di tale scelta sono compresi dei minori. Tuttavia, se esistevano delle ragioni oggettive per allontanare i ragazzini dal bosco (non da genitori indegni ma, semmai, troppo naturalisti), allora perché non disporre lo spostamento coatto di tutta la famiglia, o almeno della mamma, in modo da non traumatizzarli? A maggior ragione perché, pare di capire, l’ordinanza del tribunale aquilano intenderebbe far salvo il loro diritto alla vita di relazione previsto dall’articolo 2 della Costituzione… ma la prima relazione sociale e affettiva i figli non l’hanno proprio con i genitori?

Come sempre accade in questo Paese che ne avrebbe di cose dannatamente serie per le quali essere preoccupato, sulla vicenda del bosco di Palmoli è iniziata l’ennesima querelle tra le Sinistre e le forze di governo, ciò perché le prime sono pasdaran dell’ordinanza del tribunale dell’Aquila punto e basta, le seconde invece sono alquanto critiche nei suoi confronti. Ma se, come andiamo sostenendo da anni, la Magistratura non deve interferire con la politica, apprezzeremmo che anche la politica – pro o contro che sia – non interferisse con i disposti della Magistratura su questioni delicate e con molti aspetti da contemperare.

Prima di formarci anche noi un parere definitivo su questa vicenda aspettiamo di vedere come andrà a finire dopo che gli avvocati della famiglia Birminghan -Trevallion avranno presentato le loro istanze. Speriamo che ciò avvenga al più presto, a evitare che la faccenda si trasformi in un’altra Bibbiano, con i magistrati al posto di psicologi e assistenti sociali della cittadella emiliana che nel 2019 finirono nell’occhio del ciclone sul presunto sistema di affidi illeciti di minori sottratti alle loro famiglie. Mentre scriviamo, il sindaco del posto (l’unica persona assennata…) ha offerto un appartamento gratis alla famiglia del bosco fintanto che la loro fattoria non sarà resa rispondente alle esigenze dei bambini con dei lavori di riattamento.

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