Elly e Giorgia: chi delle due batterà l’altra
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Nonostante il favorevole orientamento dell’opinione pubblica riguardo alla riforma della giustizia, il Centrodestra non può permettersi il lusso di dormire sugli allori perché un referendum di tipo confermativo, cioè senza quorum, sarà vinto da chi porterà più elettori favorevoli a votare, in modo da poter catalizzare la maggioranza relativa dei consensi
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Nella conferenza stampa dello scorso 30 ottobre, rispondendo ai compagni di cordata che chiedevano le dimissioni di Giorgia Meloni qualora il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati non dovesse sortire un risultato favorevole alle forze di governo, Elly Schlein ha detto che «Non c’è bisogno che Meloni si dimetta dopo il referendum giustizia, la batteremo alle elezioni».

Sarà, tutto può accadere fino al prossimo mese di marzo/aprile, quando è probabile che si svolgerà il referendum in questione, nonostante le rilevazioni demoscopiche sfavorevoli alle Sinistre e a quella Magistratura contrarie alla riforma. Ma, come ormai abbiamo imparato, la segretaria del Pd è solita promettere facilmente hasta la victoria siempre su qualsiasi competizione, trascurando, stavolta, il fatto che i magistrati stanno ormai sulle palle a oltre la metà degli italiani (anche per l’indegno guazzabuglio di Garlasco e per la sentenza favorevole definitiva su Silvio Berlusconi dopo trent’anni di persecuzione giudiziaria …). Certo, la capacità di mobilitazione del Pd non è più quella dei tempi del Partito Comunista ma resta ancora notevole la sua abilità a intestarsi le gazzarre di piazza, anche se ultimamente cogliamo un sotterraneo smarrimento nelle truppe schleiniane, l’inaffidabilità di una parte dei suoi alleati, sotto sotto favorevoli alla riforma della giustizia, e le perplessità sulla sua idoneità al comando già evidenziate da alcuni generali a riposo piddini, come Romano Prodi per citarne uno.

È stato perciò saggio da parte dei principali leader di un Centrodestra molto compatto, insistere sul fatto che il referendum non è uno scontro tra governo e Magistratura, tra governo e opposizioni, così da evitare la militarizzazione del confronto politico. E, come si rileva dalla dichiarazione di cui sopra, anche la Elly nazionale, in insolita veste moderata, si è detta in qualche modo d’accordo, dicendosi vogliosa di misurarsi con la Meloni nelle urne alle elezioni politiche del 2027, sicché anche in caso di sconfitta, pare di capire, può rimanere al suo posto. Bontà sua. Secondo noi, la ragione di cotanta generosità non è figlia di un inedito senso cavalleresco della segretaria del Pd, semmai del tentativo di mettere le mani avanti, nel senso che se dovessero prevalere i SÌ neppure lei dovrebbe dimettersi da segretaria del Pd sconfitto, nel quale, proprio in questi giorni, sta cercando di prendere forma il sempre evocato, e mai realizzato, Centro con gli ex democristiani, a loro tempo confluiti nel Pd, ma anche con calendiani e renziani. E non siamo sicuri che costoro al referendum voteranno allo stesso modo di Elly Schlein & Soci.

Ma, nonostante il favorevole orientamento dell’opinione pubblica sul tema della riforma della giustizia, il Centrodestra non dorma sugli allori e si dia da fare con un’iniziativa che raramente ha preso negli ultimi trent’anni in occasione di un appuntamento elettorale: mobilitare il suo popolo, specialmente quello renitente al voto. Pertanto, non trascuri niente e nessuno, non si faccia intimidire dai fascisti rossi che, dopo che avranno messo in naftalina le bandiere palestinesi, sicuramente inizieranno a impazzare nelle televisioni e nelle piazze da qui al referendum. Nessuno deve dimenticare che questo referendum è di tipo confermativo, cioè senza quorum e, pertanto, lo vincerà chi porterà più elettori favorevoli a votare in modo da assicurarsi la maggioranza relativa dei voti, anche perché, al di là degli auspici e desiderata, nessuno è in grado di dire con certezza chi vincerà al referendum sulla giustizia, neppure noi che siamo da sempre favorevoli alla separazione delle carriere dei magistrati. Pertanto, ci auguriamo che le cose vadano come le ha immaginate con la solita, garbata ironia il vignettista Donato Tesauro nella copertina.
(Copertina di Donato Tesauro)
P.S. Per quanto riguarda il referendum confermativo sulla giustizia, vi sono dei nemici della riforma che Elly Schlein ha come alleati e che, ahi lei, non sarà capace di tenere a bada, data la loro storica arroganza: i magistrati militanti. Infatti, costoro, dimostrando peraltro scarso spessore psicologico, invece di darsi un’immagine pacata e rassicurante almeno durante i mesi che precedono il referendum che li riguarda, si stanno scatenando contro il governo, contro i suoi componenti più in vista, contro i suoi progetti e perfino contro i suoi simpatizzanti, spostando così ancora più consensi a favore della riforma del governo. Contenti loro…
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